Alessandro Borghi e Valeria Golino sono arrivati alla Mostra del Cinema di Venezia 2026 per presentare Nessun dolore, il nuovo film diretto da Gianni Amelio, in uscita nelle sale il 24 settembre. Al centro della pellicola c’è Davide, un libraio romano interpretato da Borghi, la cui vita cambia dopo l’incontro con un giovane migrante.
L’uomo decide di accoglierlo nella propria abitazione, ma quella che inizialmente sembra una scelta individuale si trasforma presto in una situazione decisamente più complessa e surreale: Davide si ritrova infatti ad aprire la porta di casa anche a molte altre persone.
Proprio il tema dell’accoglienza e delle migrazioni è stato affrontato durante la conferenza stampa veneziana. Inevitabile il riferimento al concetto di remigrazione, sostenuto dal generale Roberto Vannacci, oggi al centro del dibattito politico. Borghi ha sottolineato come la questione migratoria sia tutt’altro che semplice, spostando però l’attenzione anche sulla responsabilità delle istituzioni. L’attore ha dichiarato:
“È una questione complessa, l’unica cosa che vorrei dire è che se dovessi fare un augurio a questo film direi che vorrei un’altra versione in cui Davide non deve accoglierli in casa perché ci sono le istituzioni che si occupano delle persone”
Poi ha aggiunto: “Vannacci è il Corona della politica”
Un paragone che mette sullo stesso piano, almeno nella lettura provocatoria dell’attore, due figure molto diverse ma accomunate dalla forte esposizione mediatica e dalla capacità di alimentare il dibattito pubblico attraverso dichiarazioni destinate a suscitare reazioni.

Come scrive Repubblica, sul tema è intervenuta anche Valeria Golino, che ha scelto invece un approccio più ottimista.
“Vannacci non so chi è… non lo so. Non lo dico per vezzo. Quelle parole non le ascolto, spero che le cose finiscano, fanno una traiettoria e poi finiscono: il brutto linguaggio, quel tipo di contenuti passerà perché sono convinta che non può durare“.
Ancora più netto è stato Gianni Amelio, che ha criticato apertamente il termine “remigrazione”, definendolo non soltanto negativo nel significato ma anche scorretto dal punto di vista linguistico.
“Posso dire che è una mala parola remigrazione, che tra l’altro è un neologismo anche grammaticalmente sbagliato. Non c’è in nessun libro. In tutte le emigrazioni c’è un che di felice, perché c’è comunque la prospettiva di arrivare in un posto migliore da cui tu sei partito. Adesso sai che o troverai un fucile puntato o morirai prima, perché morirai sul Mediterraneo diventato una tomba. Questo è il mondo di oggi. È un mondo che va al di là del semplice e complessissimo problema della migrazione, perché è un mondo che si sta o si è definitivamente imbarbarito”
Nessun dolore arriverà al cinema il 24 settembre 2026.
