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Home » Film » Recensioni film » 72 Hours, una commedia che non sfrutta il proprio potenziale

72 Hours, una commedia che non sfrutta il proprio potenziale

La recensione di 72 Hours, la commedia Netflix con Kevin Hart: una buona idea iniziale che si perde tra troppe sottotrame e poche risate.
Sofia BiaginiDi Sofia Biagini24 Luglio 2026
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Una scena di 72 Hours.
Una scena di 72 Hours. Fonte: Netflix.
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Una chat di gruppo sbagliata, un addio al celibato a Miami e un dirigente quarantenne disposto a tutto pur di sembrare ancora “uno dei giovani”. 72 Hours, nuova commedia Netflix diretta da Tim Story, parte da un’idea che avrebbe potuto dare vita a una brillante satira sul divario generazionale e sul bisogno di restare sempre al passo con le tendenze.

Purtroppo il film non riesce quasi mai a sfruttare davvero questo spunto. Tra inseguimenti improbabili, criminali, equivoci e una trama sempre più caotica, finisce per perdere di vista ciò che aveva di più interessante.

Un’idea semplice che si complica inutilmente

Una scena di 72 Hours.
Una scena di 72 Hours. Fonte: Netflix.

Joe (Kevin Hart) lavora nel marketing e sta per ottenere la promozione che aspetta da anni. Il problema è che i suoi colleghi lo considerano ormai troppo distante dalla Generazione Z e le sue ultime campagne pubblicitarie vengono giudicate imbarazzanti.

Così, quando viene inserito per errore nella chat di un gruppo di trentenni diretti a Miami per un addio al celibato, decide di unirsi a loro. Il suo obiettivo non è divertirsi, ma osservare da vicino come parlano, cosa fanno e quali contenuti consumano, così da salvare una campagna pubblicitaria e dimostrare di essere ancora capace di capire i giovani. È un punto di partenza divertente, ma dura poco: ben presto infatti il film abbandona questa premessa per trasformarsi in una commedia d’azione piena di situazioni sopra le righe che aggiungono solo confusione senza risultare divertenti.

Kevin Hart resta intrappolato nello stesso personaggio

Una scena di 72 Hours.
Una scena di 72 Hours. Fonte: Netflix.

Kevin Hart interpreta ancora una volta il protagonista logorroico, impulsivo e costantemente fuori dalla propria zona di comfort. Il problema non è tanto la sua presenza, quanto il fatto che il suo personaggio riproponga dinamiche viste decine di volte nella sua filmografia. Joe dovrebbe rappresentare un uomo alle prese con una crisi personale e professionale, ma la sceneggiatura preferisce accumulare gag invece di costruire davvero questo conflitto.

I personaggi più giovani sono la parte migliore

Una scena di 72 Hours.
Una scena di 72 Hours. Fonte: Netflix.

Paradossalmente sono proprio i ragazzi dell’addio al celibato a rendere il film più piacevole. Marcello Hernández, Ben Marshall, Kam Patterson e Mason Gooding hanno una buona intesa e trasmettono la sensazione di essere davvero un gruppo di amici. Le battute tra loro risultano spesso più spontanee di quelle costruite attorno a Kevin Hart e molte delle scene migliori arrivano proprio quando il film li lascia interagire senza forzare troppo la situazione. Anche Teyana Taylor riesce a conferire credibilità alla fidanzata di Joe, nonostante abbia poco spazio a disposizione.

Troppe sottotrame

Una scena di 72 Hours.
Una scena di 72 Hours. Fonte: Netflix.

Il principale difetto di 72 Hours è la voglia di trasformare una commedia leggera in qualcosa di molto più grande. Alla storia dell’addio al celibato si aggiungono trafficanti di droga, inseguimenti, una festa di addio al nubilato, problemi sentimentali e perfino una campagna pubblicitaria da salvare entro il weekend.

Il problema è che nessuna di queste idee viene sviluppata davvero; in questo modo il film passa continuamente da una situazione all’altra senza riuscire a dare il giusto peso né alla comicità né ai momenti più seri. La sensazione è quella di assistere a una lunga serie di sketch collegati tra loro più che a una storia con una direzione precisa.

La recensione in breve

5.0 Dispersivo

72 Hours aveva tutte le carte per diventare una delle commedie Netflix più divertenti dell'anno. L'idea iniziale è efficace, il cast è ricco di interpreti con un buon talento comico e Tim Story conosce bene questo tipo di cinema. Quello che manca è una sceneggiatura capace di fidarsi della sua premessa. Invece di costruire una commedia sul divario generazionale, il film preferisce accumulare sottotrame e scene d'azione che finiscono per soffocare le risate. Rimane un intrattenimento leggero che si lascia guardare, ma difficilmente resterà tra le commedie più memorabili di Kevin Hart.

Pro
  1. Premessa iniziale divertente
  2. Buona chimica tra i giovani protagonisti
Contro
  1. Troppe sottotrame appesantiscono il racconto
  2. Kevin Hart ripete un personaggio già visto
  3. La comicità è molto discontinua
  • Voto CinemaSerieTV 5.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
Sofia Biagini
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Bolognese classe 1988, Sofia Biagini è redattrice e Social Media Manager nonché responsabile editoriale del sito IlMeglioDiTutto.it. Con quasi 8 anni di esperienza nel campo della redazione di articoli in ottica SEO e nella gestione dei principali Social Media per conto di agenzie di comunicazione, startup e testate online, dal 2019 il suo interesse si è rivolto verso la settima arte: ha collaborato per 3 anni con Movieplayer.it e, in seguito, è entrata a far parte del network che comprende anche CinemaSerieTV.it. Sofia Biagini è anche illustratrice e fondatrice del progetto Disegni Cinici e, nel 2022, ha pubblicato un libro edito DeAgostini dal titolo “Se son rose appassiranno”.

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