IL film: After the Hunt – Dopo la caccia, 2025. Diretto da: Luca Guadagnino. Cast: Julia Roberts, Ayo Edebiri, Andrew Garfield, Michael Stuhlbarg, Chloë Sevigny. Genere: Drammatico, Thriller. Durata: 139 min. Dove l’abbiamo visto: alla Mostra d’arte cinematografica di Venezia
Trama: Alma Anville (Julia Roberts), docente a Yale, vede incrinarsi la propria carriera quando una sua brillante studentessa (Ayo Edebiri) accusa un professore del dipartimento (Andrew Garfield) di condotta inappropriata. Mentre l’università si divide, riaffiorano ombre del passato che mettono Alma di fronte a un dilemma etico e personale.
A chi è consigliato? A chi cerca un film che esplori i conflitti morali all’interno del mondo accademico, con un approccio rigoroso e cupo.
Luca Guadagnino torna a Venezia con After the Hunt – Dopo la caccia, un film che segna il debutto di Julia Roberts sul red carpet della laguna e che si presenta come un dramma-thriller accademico, attraversato da temi delicati e potenzialmente esplosivi. Ambientato tra i corridoi della prestigiosa Yale, il racconto intreccia accuse di molestie, conflitti generazionali e dilemmi etici, tentando di trasformare la vicenda in una riflessione sulla responsabilità individuale e sul concetto stesso di complicità. Ma se il film promette di scavare nella psicologia dei personaggi, ciò che resta sullo schermo è soprattutto la sensazione di un’opera più impegnata a parlare che a coinvolgere.
La trama ruota attorno ad Alma Anville (Julia Roberts), docente di filosofia a Yale, molto rispettata all’interno dell’ateneo, la cui carriera prende una piega inattesa quando una delle sue migliori allieve, Maggie Price (Ayo Edebiri), denuncia un professore del dipartimento, Henrik “Hank” Gibson (Andrew Garfield), per condotta inappropriata. L’università si trova così travolta da tensioni interne, in un clima crescente di sospetto e divisione. Alma, coinvolta suo malgrado nella vicenda, si trova costretta a misurarsi non solo con il ruolo di guida e mentore, ma anche con un segreto che risale ai suoi anni da studentessa e che rischia di riaffiorare. Mentre la linea tra presente e passato si fa labile, la professoressa deve decidere se restare in silenzio o esporsi, consapevole che ogni scelta avrà conseguenze irreversibili per sé e per chi le sta accanto.
Un thriller che non riesce a essere tale

Se After the Hunt ambisce a essere un thriller psicologico, ciò che manca è proprio la tensione (che ritroviamo solo nelle scelte musicali). Guadagnino costruisce un impianto narrativo che dovrebbe portare lo spettatore sull’orlo del dubbio, ma la messa in scena resta statica e soffocata da una verbosità esasperante. Le due ore e venti di durata finiscono per appesantire ulteriormente un racconto già privo di slanci emotivi, in cui i dialoghi si trasformano in lunghe lezioni di filosofia più affettate che necessarie. L’assenza di momenti di respiro o leggerezza condanna il film a una monotonia che stride con le ambizioni del genere, lasciando il pubblico più stanco che inquieto.
Personaggi poco vivi

Uno dei limiti più evidenti riguarda la caratterizzazione dei personaggi. Julia Roberts porta solidità e autorevolezza al ruolo della professoressa, ma si trova ingabbiata in una scrittura che non le concede sfumature. Andrew Garfield, nel ruolo del docente accusato, risulta volutamente ambiguo, ma finisce per sembrare più caricaturale che complesso, contribuendo a rendere insopportabile la sua presenza scenica. Ayo Edebiri regala invece momenti di intensità, ma anche lei è intrappolata in dinamiche che sembrano stereotipare lo scontro generazionale: la Gen Z idealista, i millennial confusi, la Gen X disillusa. Figure schematiche che rischiano di annullare l’impatto umano della vicenda, riducendo tutto a un esercizio concettuale.
Temi importanti, poca chiarezza

Guadagnino affronta questioni cruciali – il consenso, il privilegio, la responsabilità del potere accademico – ma lo fa in maniera più dichiarata che vissuta. La molestia, pur essendo il motore narrativo, rimane trattata come un mero campo di battaglia dialettico, ridotta a scontro di versioni contrapposte senza mai restituire il peso umano dell’accaduto. La riflessione sul silenzio e sulla memoria personale avrebbe potuto portare il film oltre i cliché, ma la scelta di puntare su discorsi altisonanti e dialoghi boriosi smorza ogni possibilità di empatia. Alla fine, la domanda che rimane è meno sul tema vero e proprio e più sul senso stesso dell’operazione: cosa vuole davvero comunicare After the Hunt?
La recensione in breve
After the Hunt parte da un tema delicato e attuale, quello del consenso e delle responsabilità di potere, ma fatica a tradurlo in un racconto davvero coinvolgente. Guadagnino punta a un thriller psicologico che si trasforma presto in un lungo esercizio di stile, più attento alle parole che alle emozioni. Julia Roberts regge con autorevolezza il centro della scena, ma è costretta a muoversi tra personaggi poco sfumati e dialoghi ostici. Garfield risulta caricaturale, mentre Ayo Edebiri riesce a dare profondità a un ruolo comunque stereotipato. Il risultato è un film ambizioso ma pesante, che solleva questioni importanti senza però trovare un messaggio chiaro.
Pro
- Una Julia Roberts intensa e carismatica
- Temi di grande attualità e interesse sociale
Contro
- Durata eccessiva che appesantisce la narrazione
- Dialoghi spesso verbosi e affettati
- Personaggi rigidi, con i quali è complesso empatizzare
- Voto CinemaSerieTV
