Il film: Amore a Copenaghen, 2025. Regia: Ditte Hansen, Louise Mieritz. Cast: Joachim Fjelstrup, Rosalinde Mynster, Anders W. Berthelsen. Genere: Romantico, drammatico. Durata: 105 minuti. Dove l’abbiamo visto: Netflix.
Trama: Mia e Emil, una coppia innamorata, si trova ad affrontare le difficoltà della fertilità e il peso delle aspettative mentre cerca di costruire una famiglia, mettendo alla prova il loro legame.
A chi è consigliato? : A chi ama le storie d’amore intense e realistiche, con un approccio sincero alle difficoltà di coppia e al desiderio di genitorialità.
Il romanticismo si tinge di realismo in Amore a Copenaghen, ultima produzione danese di Netflix, diretta da Ditte Hansen e Louise Mieritz e basata sul romanzo di Tine Høeg. Con protagonisti Rosalinde Mynster e Joachim Fjelstrup, il film ci trasporta nel cuore di una storia d’amore intensa e delicata, che affronta con sensibilità i temi della fertilità, delle famiglie allargate e delle difficoltà delle relazioni moderne. La narrazione ci mostra come il desiderio di un figlio possa diventare una prova cruciale per una coppia, spingendola ai suoi limiti emotivi e psicologici. Attraverso una regia intima e una sceneggiatura che punta più alla verità dei personaggi che all’estetica, Amore a Copenaghen offre una riflessione toccante sull’amore e sulla resilienza.
Passione, speranza e difficoltà

Mia (Rosalinde Mynster), una scrittrice di successo, e Emil (Joachim Fjelstrup), un artista e padre single di due bambini, si incontrano e si innamorano quasi per caso. La loro relazione, inizialmente spensierata e passionale, si trasforma in qualcosa di più profondo, tanto che Mia, pur non avendo mai pensato alla maternità, inizia a desiderare un figlio con Emil. Tuttavia, quando scoprono di non poter concepire naturalmente, il loro rapporto viene messo alla prova. I due decidono di intraprendere il difficile percorso della fecondazione assistita, ma il peso delle procedure mediche, lo stress emotivo e la pressione sociale rischiano di incrinare la loro relazione…
Un adattamento fedele del romanzo di Tine Høeg

Amore a Copenaghen è tratto dal romanzo Sult di Tine Høeg, che affronta con profondità ed empatia il tema della fertilità e delle relazioni moderne. Il film riesce a catturare l’essenza del libro, mantenendone la sensibilità e l’approccio realistico, ma senza ricadere in un eccessivo lirismo. Rispetto alla controparte cartacea, la trasposizione cinematografica dà maggiore spazio alla dinamica di coppia, evitando il rischio di trasformare la storia in un semplice diario di sofferenza; la regia di Hansen e Mieritz, infatti, bilancia con intelligenza dramma e momenti di leggerezza, regalando al pubblico un ritratto autentico delle sfide dell’amore contemporaneo.
Un realismo che emoziona (e appesantisce…)

Uno degli elementi più riusciti del film è sicuramente il suo stile narrativo, con una regia che privilegia una rappresentazione autentica delle emozioni dei protagonisti e una fotografia capace di catturare con delicatezza ogni sfumatura, lasciando che siano gli sguardi, i gesti e i silenzi a parlare. Questo realismo, però, può risultare impegnativo per lo spettatore, soprattutto nella seconda parte del film, che si trasforma in un intenso viaggio nella sofferenza della coppia: il racconto, infatti, non edulcora la difficoltà di affrontare la sterilità e i trattamenti medici, scegliendo invece di mostrarne ogni aspetto con crudele onestà. Se da un lato questa scelta amplifica l’impatto emotivo, rendendo la narrazione più potente e coinvolgente, dall’altro potrebbe risultare eccessivamente pesante per chi si aspetta una storia romantica più tradizionale e rassicurante.
Due protagonisti intensi, ma poco approfonditi

Le interpretazioni di Rosalinde Mynster e Joachim Fjelstrup sono senza dubbio uno dei punti di forza del film: la loro chimica è autentica e i loro dialoghi sembrano spesso improvvisati, contribuendo a rendere la storia ancora più credibile. Tuttavia, un aspetto che potrebbe lasciare perplessi è la caratterizzazione dei due protagonisti: mentre il loro dolore è raccontato in modo vivido, manca un vero approfondimento delle loro personalità al di fuori della loro relazione. Il pubblico potrebbe sentirsi emotivamente coinvolto nel loro dramma, ma senza conoscerli davvero come individui; un aspetto che rischia di limitare l’impatto della storia, facendo sembrare la loro relazione più una sfida da superare che un legame autentico costruito su basi solide.
La recensione in breve
Amore a Copenaghen è un viaggio emotivo che racconta con crudele onestà le sfide di una coppia moderna. Grazie a una regia intima e una fotografia che privilegia l’autenticità, il film evita le solite dinamiche romantiche per immergere lo spettatore in una realtà fatta di speranza, dolore e resilienza. La chimica tra Rosalinde Mynster e Joachim Fjelstrup è palpabile e rende credibile ogni momento di gioia e sofferenza. Tuttavia, il ritmo nella seconda metà si fa più pesante, con una narrazione che potrebbe risultare opprimente per alcuni. Un film intenso, che lascia il segno.
Pro:
- Interpretazioni autentiche e coinvolgenti
- Regia e fotografia intime e realistiche
Contro:
- Ritmo lento nella seconda parte
- Potrebbe essere Emotivamente impegnativo per alcuni spettatori
- Voto CinemaSerieTV
