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Home » Film » Recensioni film » Another End, la recensione: la fantascienza italiana rimane una Cenerentola

Another End, la recensione: la fantascienza italiana rimane una Cenerentola

La recensione di Another End, il film di Piero Messina con Gael García Bernal e Bérénice Bejo presentato alla Berlinale.
Elisa GiudiciDi Elisa Giudici26 Febbraio 2024
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Una scena di Another End
Una scena di Another End (fonte: O1 Distribution)
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Il film: Another End, 2024. Regia: Piero Messina. Cast: Gael García Bernal, Bérénice Bejo, Olivia Williams e Renate Reinsve. Genere: fantascienza. Durata: 129 minuti. Dove l’abbiamo visto: alla Berlinale, in lingua originale.

Trama: Sal cercherà di superare il lutto per la perdita dell’amata moglie attraverso ad una nuova tecnologia che fa rivivere i cari defunti nel corpo di alcuni ospiti. La terapia sperimentale avrà però delle conseguenze inaspettate…


Stringe quasi il cuore a bocciare un film come Another End, uno dei due titoli italiani in concorso a Berlino. La pellicola di Piero Messina infatti avrebbe tutte le caratteristiche per poterci riempire d’orgoglio. In pochi, in Italia, rischierebbero un progetto così radicato in un genere (la fantascienza) ormai quasi del tutto disertato dalla cinematografia italiana attuale.
In ancor meno sarebbero in grado di attirare sul proprio set un cast internazionale composto da attori affermati come Gael García Bernal, Bérénice Bejo, Olivia Williams e la stella in ascesa Renate Reinsve. Quanti film italiani capita di vedere che possano essere descritti come “un episodio di Black Mirror con mire internazionali”? Quasi nessuno. Il problema è che il film ha una storia davvero debole e mal scritta, come spiegato nella nostra recensione di Another End.

La fantascienza per superare il trauma della perdita

Una scena di Another End 01 Distribution
Una scena di Another End (fonte: 01 Distribution)

Sal ha subito un lutto grave: ha perso all’improvviso l’amata moglie in un incidente. Seppur inizialmente contrariato, si lascia convincere dalla sorella a sottoporsi a una forma di psicoterapia profondamente ibridata con la tecnologia.
La sorella infatti è tra i responsabili di un progetto che mira a rendere più graduale il distacco da quanti sono morti improvvisamente. L’idea è quella di fare rivivere “gli assenti” dentro il corpo di una persona ospite consenziente, che poi non ricorderà nulla dell’accaduto. Attraverso la raccolta preventiva dei ricordi, in Another End si può infatti rianimare la coscienza di una persona ormai morta per una serie di incontri con chi è rimasto. I sopravvissuti potranno così superare il rimorso di ciò che non hanno detto e fatto, scendendo a patti con il proprio lutto in maniera graduale.

C’è però un limite al numero di sedute e un inganno da mantenere: la persona che torna a casa nel corpo ospite non deve sospettare di essere morta. Altrimenti sarà impossibile riportarla in vita.

Messina ha grandi ambizioni, ma idee deboli

Una scena di Another End (fonte: 01 Distribution)
Una scena di Another End (fonte: 01 Distribution)

Il problema principale di Another End è che, se fosse un copione di Black Mirror, sarebbe uno di quelli scartati dalla writing room della serie. L’idea di partenza non è né particolarmente originale né ben definita, anzi. L’avvio del film è parecchio farraginoso perché di fondo questa tecnologia alla base della storia è mal spiegata, appena abbozzata, ricca di punti oscuri.

Si potrebbe perdonare il costrutto un po’ macchinoso della rianimazione della “persona assente” se il film avesse qualcosa di emotivamente forte da proporre, un’idea bella e importante con cui colpirci. Invece si riassume e si riduce nell’ennesimo film di fantascienza con al centro il dolore personaggio del vedovo che non riesce a rassegnarsi alla morte dell’amatissima moglie. La risoluzione finale poi, prevedibilissima e poco ispirata, non fa che peggiorare la situazione.

In un film tanto mesto e debole a brillare è solo Renate Reinsve, alle prese con un duplice ruolo: corpo ospite e moglie rianimata. L’attrice di La persona peggiore del mondo non ha problemi a caratterizzare in maniera distinta le due donne. Quando esplora la vita della volontaria che fa da corpo ospite alla moglie di Sal, riesce a mescolare sensualità e ruvidezza in maniera efficace. Nonostante entrambi i ruoli abbiano una scrittura molto convenzionale, lei sa comunque conquistare lo spettatore, trovandoci dentro un’umanità inaspettata.

 

La recensione in breve

5.0 Debole

Il progetto di Another End è affascinante, il cast è promettente: il problema è che davvero non c’è una storia all’altezza di un film con queste premesse, poco ispirata e che sa di fantascienza polverosa. Si salva solo Renate Reinsve.

  • Voto CinemaSerieTV 5.0
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