Il film: Ash, 2025. Diretto da: Flying Lotus. Cast: Eiza González, Aaron Paul, Beulah Koale, Iko Uwais, Kate Elliott. Genere: Fantascienza, thriller psicologico. Durata: 102 minuti. Dove l’abbiamo visto: Su Prime Video.
Trama: Dopo un tragico evento su una stazione spaziale remota, una giovane donna si risveglia senza memoria accanto all’unico altro sopravvissuto, che afferma di averla salvata. Mentre i ricordi riaffiorano, la verità si fa sempre più ambigua, in un crescendo di paranoia e sospetto che spinge i protagonisti a mettere in discussione la realtà stessa.
A chi è consigliato? Agli amanti della fantascienza visionaria e dei thriller psicologici sospesi tra horror cosmico, paranoia e atmosfere rarefatte, in stile Under the Skin o Annientamento.
La fantascienza torna a guardare le stelle, ma questa volta lo fa con una proposta tanto audace quanto inquietante. Ash, il nuovo film di Flying Lotus disponibile su Prime Video dopo l’anteprima al SXSW 2025, è un disturbante cocktail di sci-fi, body horror ed estetica provocatoria. Il musicista e regista, noto per le sue esplorazioni nel grottesco (ricordiamo il precedente esperimento Kuso), questa volta intreccia il cosmico e il carnale in una storia ambientata su una base lunare isolata, dove la percezione e la biologia iniziano a tradire i protagonisti.
Un viaggio cosmico tra incubo e mutazione

Scritto da Jonni Remmler, come anticipato in apertura Ash si distacca dalle tradizionali avventure spaziali per proporre una vera e propria discesa negli abissi della psiche. Al centro della storia c’è Riya, un’astronauta che si risveglia da sola su un pianeta sconosciuto, in seguito a una missione fallita. Ben presto, scopre che la sua intera squadra è stata brutalmente eliminata e ciò che inizialmente appare come una lotta per la sopravvivenza si trasforma in una spirale di paranoia, sospetto e minacce invisibili. Il classico concept del thriller spaziale si tramuta così pian piano in un incubo stilizzato, dove biologia e morale si fondono in modo inscindibile.
Eiza González, in una delle sue interpretazioni più coraggiose, dà volto a una protagonista isolata e vulnerabile, costretta ad affrontare tanto l’ostilità dell’ambiente esterno quanto quella che emerge dentro di sé. L’arrivo di Brion, interpretato da Aaron Paul, aggiunge ulteriore tensione a una situazione già di per sè estremamente precaria: l’uomo sopraggiunto misteriosamente è davvero un salvatore o rappresenta un’ulteriore minaccia? In un mondo dove la realtà stessa si sgretola, fidarsi di qualcuno – o di se stessi – diventa un atto disperato.
Una discesa nella psiche e nella carne

A colpire maggiormente di Ash non è tanto ciò che racconta, quanto il modo in cui costringe lo spettatore a immergersi nell’intera esperienza: per farvi un’idea, provate a immaginare cosa succederebbe se Cronenberg dirigesse un episodio di Love, Death + Robots con una mano sui sintetizzatori e l’altra sulla carne viva. Flying Lotus trasforma l’esplorazione dello spazio in un viaggio nell’estraneità più intima, servendosi di immagini disturbanti e di un ritmo febbrile, capace di ipnotizzare e turbare allo stesso tempo.
La narrazione, scomposta e onirica, si accompagna a una scenografia che unisce rigore e contaminazione: gli ambienti asettici della base si degradano progressivamente, invasi da elementi organici che generano una crescente sensazione di impurità. La colonna sonora, composta dallo stesso Flying Lotus, non accompagna le immagini, ma diventa un’entità viva, minacciosa, sempre presente.
È nella seconda metà che il film abbandona ogni residua coerenza narrativa per immergersi definitivamente nel delirio: i confini tra corpo e ambiente si dissolvono, e la trama si frammenta in una sequenza di visioni che sembrano sogni allucinati di un biotecnologo psichedelico. Se in Kuso Flying Lotus cercava la collisione tra disgusto e bellezza, qui raggiunge una forma più raffinata e insinuante dello stesso gesto, meno eccessiva ma ancora più perturbante.
Certo, siavvertono echi di altri film dallo spirito affine, come Under the Skin e Possessor, ma l’impronta autoriale di Flying Lotus resta inconfondibile: il suo cinema è fatto di fratture, di corpi aperti, di ronzii costanti che suggeriscono una presenza invasiva. In questo senso, Ash non è un film convenzionale, ma un’installazione audiovisiva che punta tutto sull’invasione sensoriale e sulla mutazione inevitabile.
Una parabola disturbante sull’identità

Questa peculiare pellicola si configura come una parabola malsana sull’identità, il desiderio e la dissoluzione del sé nell’alterità. Un’opera scomoda, disturbante e profondamente fisica che, più che raccontare una storia, (de)costruisce un’esperienza sensoriale che avvolge e travolge, amplificata da un cast che abbraccia pienamente questo viaggio, con una Eiza González in prima linea a rompere coraggiosamente la sua immagine tradizionale.
Alla regia, Flying Lotus si conferma un outsider della fantascienza contemporanea: dopo l’esordio estremo con Kuso (2017), prosegue nel suo percorso autoriale con un’opera ancora più compatta e suggestiva. Nonostante il budget limitato, Ash costruisce un universo soffocante e simbolico, che richiama alla mente opere come Moon, Under the Skin e The Substance – un paragone che la stessa González ha sottolineato più volte. Si tratta di un’incursione radicale e personale nel genere sci-fi, che non cerca il consenso facile ma preferisce spingere il pubblico in un viaggio scomodo e perturbante attraverso i confini della percezione, dell’identità e della memoria.
La recensione in breve
Ash è un’esperienza di fantascienza radicale e disturbante che mescola body horror e atmosfere oniriche per raccontare la dissoluzione dell’identità umana nello spazio. Con uno stile visivo ipnotico e un ritmo febbrile, Flying Lotus costruisce un’opera scomoda, fisica e profondamente autoriale, che predilige l'invasione sensoriale alla narrazione tradizionale. Non è un film per tutti, ma per chi accetta di farsi travolgere offre un viaggio memorabile tra incubo e mutazione.
Pro
- Atmosfera visiva ipnotica e inquietante
- Colonna sonora originale e minacciosa, perfettamente integrata
- Interpretazione intensa e coraggiosa di Eiza González
- Capacità di trasformare lo spazio in un’esperienza sensoriale claustrofobica
Contro
- Narrazione frammentata e onirica che potrebbe disorientare chi cerca una trama tradizionale
- Finale completamente delirante che rompe con la coerenza narrativa
- Voto CinemaSerieTv
