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Home » Film » Recensioni film » Bombshell – La voce dello scandalo, recensione: i tre volti della paura

Bombshell – La voce dello scandalo, recensione: i tre volti della paura

La recensione di Bombshell - La voce dello scandalo, con Charlize Theron, Nicole Kidman e Margot Robbie protagoniste.
Agnese AlbertiniDi Agnese Albertini15 Novembre 2022
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Le tre protagoniste di Bombshell
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Il film: Bombshell – La voce dello scandalo, 2019. Regia: Jay Roach. Genere: Drammatico. Cast: Charlize Theron, Nicole Kidman, Margot Robbie, John Lithgow. Durata: 109 minuti. Dove l’abbiamo visto: Su Netflix, in lingua originale.

Trama: La provocatoria storia reale di tre donne forti, ambiziose e intelligenti che, dopo aver condotto uno dei più potenti notiziari d’America, diventano loro stesse protagoniste quando rischiano tutto per opporsi all’uomo che le ha rese famose.


Dopo che Adam McKay ha voluto dimostrare di saper immergersi in narrazioni tematicamente pià scottanti con La grande scommessa (2015), nel 2019 Jay Roach – il regista degli Austin Powers – ha deciso di optare per il “metodo McKay” con Bombshell – La voce dello scandalo, pellicola interpretata da Charlize Theron, Margot Robbie e Nicole Kidman. Come vedremo nella nostra recensione di Bombshell – La voce dello scandalo, in questo film Jay Roach non abbandona mai del tutto il genere che lo ha reso famoso – la commedia – ma sceglie di rielaborare un fatto di cronaca propriamente drammatico, avvalendosi dell’arguzia dello stesso sceneggiatore de La grande scommessa, Charles Randolph: la storia delle donne che hanno fatto cadere Roger Ailes, l’ex capo e ideologo di Fox News, il canale televisivo statunitense che ha portato nel suo DNA le menzogne e i valori più biechi dell’America tradizionalista.

Bombshell – La voce dello scandalo, la trama: scoppia la bomba

Charlize Theron in Bombshell

Prima che scoppiasse il caso Harvey Weinstein e che l’espressione Me Too diventasse un hashtag universale, un gruppo di collaboratrici del canale televisivo ultraconservatore statunitense Fox News è riuscito a far capitolare l’impero del suo potentissimo direttore, Roger Ailes, accusandolo di molestie e abusi sessuali. Bombshell – La voce dello scandalo, progetto a cui Charlize Theron si è legata in modo personale (figura come produttrice oltre che protagonista), ricostruisce questo processo, che si è svolto, curiosamente, quasi in parallelo con la campagna elettorale che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca.

Narrato dal punto di vista di tre delle sue vittime, con un punto di vista che cambia casualmente a seconda delle esigenze della sceneggiatura più che della storia, il film non è, né pretende di essere, una mera cronaca degli eventi, ma piuttosto uno studio dei personaggi e quasi un’analisi sociologica della perenne dicotomia tra ambizione e dignità, tra l’egoismo dell’amore per se stessi e l’amore per il successo. Più nello specifico, il film racconta la decisione dell’impavida giornalista di Fox News, Gretchen Carlson (Nicole Kidman), che fa causa al suo irascibile capo, Roger Ailes (John Lithgow), per molestie sessuali. Un’altra collega, Megym Kelly (Charlize Theron), si unisce in seguito all’iniziativa. Nel frattempo, Kayla Pospisil (Margot Robbie) è una giornalista che aspira a sfondare davanti alle telecamere; lavoratrice, affascinante e con il profilo della bionda californiana per cui Ailes ha un debole, sta cercando la sua occasione per diventare il volto di punta di Fox News.

Il linguaggio televisivo guida la storia dentro e fuori lo schermo

una immagine di Bombshell - La voce dello scandalo

Voce narrante del film è Megym, giornalista di professione e grande conoscitrice del mondo politico. Fin dai primissimi fotogrammi di Bombshell – La voce dello scandalo è questo fervente personaggio a condurci nelle viscere dell’universo mediatico di cui si trova a far parte, appropriandosi di uno stile visivo molto più caratteristico del film “da televisione” che riservato alla finestra cinematografica e che costituisce sia la forza motrice che il punto debole del film. Infatti, si tratta di una scelta stilistica indubbiamente funzionale alle necessità di coinvolgimento dello spettatore, ma impoverisce al contempo il prodotto nel suo complesso, che tende a perdersi in dialoghi stagnanti e irrealistici, per niente in linea con quello che dovrebbe essere il messaggio di denuncia del film.

Forse, proprio perché Bombshell – La voce dello scandalo si avvale così tanto degli stilemi del linguaggio televisivo, il personaggio meglio riuscito risulta paradossalmente quello inventato: stiamo parlando della Keyla di Margot Robbie – interpretazione per cui l’attrice è stata candidata all’Oscar – e che costituisce l’anello di congiunzione tra la cronaca delle vicende e la giusta costruzione della tensione cinematografica necessaria per conferire maggior pathos a narrazioni del genere.

Cinema necessario, pur con evidenti difetti

Nicole Kidman in Bombshell

Quando Bombshell si concentra sui due vettori al centro della storia – la perdita dell’innocenza e il profilo delle tre giornaliste sotto i riflettori – dà al meglio di sé. In linea generale, ciò che emerge con vigore è il cameratismo di queste tre donne che vogliono far precipitare un predatore sessuale. Tuttavia, laddove la performance di Robbie risulta precisissima e quella di Theron testifica il profondo studio sul personaggio condotto dall’attrice – la caratterizzazione più debole in assoluto è quella di Gretchen Carlson, interpretata da Nicole Kidman. Certamente poco aiutata da un make-up fin troppo caricaturale, l’attrice fa del proprio meglio per interpretare una giornalista che è stata relegata alla fascia pomeridiana, temuta per l’ardore con cui si permette di esternare riflessioni poco lusinghiere per il Partito Repubblicano. La sua energica opposizione fatica a emergere nel ritratto della Kidman, per nulla supportato da una scrittura incisiva e che porta a chiederci come sarebbe stato elaborare meglio l’arco di questo personaggio.

Al di là di qualche frangente magniloquente, Bombshell – La voce dello scandalo evita di consolidarsi come mero veicolo di slogan arrabbiati e combattivi; al centro della storia vi sono dilemmi intimi e motivazioni psicologiche che vanno al di là della dimensione politica sullo sfondo e affrontano l’orrore del potere maschilista da più prospettive. Certo, i difetti di scrittura e un comparto visivo non proprio indovinato non sono difetti di poco conto ed è impossibile elevare Bombshell – La voce dello scandalo al rango di capolavoro; tuttavia, questo film fa sicuramente parte del “genere” del cinema necessario: quello che non pretende di essere un documentario né un appello moralistico, ma vuole soprattutto raccontare una storia che ha sconvolto il pubblico televisivo e l’opinione pubblica statunitense senza lasciare da parte la sua funzione intrattenitiva.

La recensione in breve

6.5 Necessario

Pur con qualche inciampo di troppo, Bombshell - La voce dello scandalo ha portato sul grande schermo una storia che era necessario raccontare, avvalendosi di un trio di attrici dalla bravura incontestabile. Incerto dal punto di vista stilistico, il film riesce comunque a conferire dignità alla "voce dello scandalo", rimasta silente per troppo tempo.

  • Voto CinemaSerieTv 6.5
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