Il film: Coco avant Chanel – L’amore prima del mito, 2009. Regia: Anne Fontaine. Cast: Audrey Tautou, Alessandro Nivola, Benoît Poelvoorde, Marie Gillain. Genere: Biografico, drammatico. Durata: 106 minuti. Dove l’abbiamo visto: Al cinema.
Trama: Uno sguardo agli anni di apprendistato della grande stilista Coco Chanel, giovane donna proveniente da una famiglia molto modesta ma dotata di una personalità eccezionale, che è diventata un simbolo di successo e libertà, definendo l’immagine della donna moderna.
Dopo aver interpretato la bizzarra Amélie Poulain ne Il favoloso mondo di Amélie (2001), film con cui è diventata un’icona del cinema surrealista, in Francia ma anche all’estero, Audrey Tautou ha interpretato un altro simbolo della cultura francese: la stilista Coco Chanel – il cui vero nome era Gabrielle Bonheur Chanel – nel film del 2009 Coco Avant Chanel – L’amore prima del mito, che si è aggiudicato molteplici nomination ai Premi César, agli European Film Awards e anche una agli Oscar 2010 per i miglior costumi. Purtroppo, nonostante la sua protagonista magnetica, il film biografico su una delle couturier più famose di sempre finisce per diventare un mero resoconto cronologico della vita di un grande personaggio. Come vedremo nella nostra recensione di Coco avant Chanel – L’amore prima del mito, questa biografia volontariamente parziale ci permette sì di scoprire come è nata questa straordinaria personalità, contraddistinta da una volontà di ferro nascosta sotto un’aria gentile e vulnerabile e un’ambizione senza scrupoli, ma manca dell’ardore necessario per tracciare il ritratto di una donna che non solo ha rivoluzionato il mondo della moda, ma la femminilità in senso lato.
Coco avant Chanel – L’amore prima del mito, la trama: la rivoluzione della semplicità

In un orfanotrofio, in silenzio accanto a un letto perfettamente rifatto, c’è una bambina di dieci anni fragile ed esile, con folti capelli neri: è Gabrielle Chanel, nota come Coco, spedita in orfanotrofio assieme alla sorella, dopo che la loro madre è deceduta. Il padre aveva sempre rifiutato di sposarla e non vuole avere niente a che fare con i suoi figli illegittimi. Questa dura introduzione al personaggio di Coco ne stabilisce fin da subito l’autonomia e l’approccio pragmatico alle cose che definiranno la sua personalità di stilista in futuro.
Un decennio dopo, la ritroviamo a lavorare come sarta di giorno e cantante di music-hall di notte. L’austerità dell’orfanotrofio ha lasciato un segno indelebile su Gabrielle/Coco (non ultimo, il netto contrasto con le abitudini delle suore), e iniziano già a emergere le tendenze che ne contraddistingueranno lo stile da couturier in futuro: detesta l’approccio alla moda dell’anteguerra, epoca di corsetteria e segnata dal “more-is-more”, accessori prorompenti e abbinamenti strabordanti. Al confronto, l’integerrima Coco spicca come un pesce fuor d’acqua nei suoi abiti sartoriali e nei suoi completi da uomo: è una donna cinica, indipendente e testarda, che non si lascia ingannare. Si fa strada dalla povertà e dalla società attraverso una relazione non convenzionale con Étienne Balsan (Benoît Poelvoorde), un aristocratico più anziano, per poi innamorarsi di Arther “Boy” Capel (Alessandro Nivola), un giovane uomo d’affari inglese.
Un ritratto parziale della personalità della stilista

Indubbiamente, i punti di forza tecnici del film superano di gran lunga quelli drammatici. Dove la struttura del plot risulta particolarmente debole è soprattutto nel cercare di dare forma al ritratto di un’icona di stile che viene solo leggermente esplorata. Audrey Tautou è splendida – è stata scelta per il ruolo proprio per la sua somiglianza con la stilista – ma emerge una grande frattura tra esteriorità e attitudine del soggetto biografico. L’attrice riporta infatti perfettamente il cipiglio del suo personaggio ed è sempre alla ricerca della posa o del modo di fare che rispecchino Coco Chanel in maniera verosimile, stando a quanto sappiamo o ci è stato raccontato di lei (il broncio, gli sbalzi d’umore, il vizio del fumo). Eppure, viene da chiedersi se, e come, la Tautou riesca a rappresentare effettivamente lo spirito di questa pioniera notoriamente indipendente.
Per molti versi Coco avant Chanel si avvicina al film biografico su Édith Piaf La Vie en Rose, del 2007, anzi: se pensiamo ai soli due anni di distanza tra le pellicole, è logico pensare che il film sulla couturier abbia voluto porsi sulla scia del successo del film con Marion Cotillard (per cui l’attrice si aggiudico un Oscar). Sia Piaf che Chanel sono uscite dalla povertà per entrare nella società, entrambe erano donne fieramente indipendenti che si sono fatte da sole, ed entrambe hanno avuto una vita sentimentale tragica. Tuttavia, mentre La Vie en Rose riesce a intrecciare in maniera abile e coinvolgente sia i dettagli della vita personale della Piaf che quelli della sua vita professionale, Coco avant Chanel si concentra prevalentemente sulla vita privata di Coco.
Tanta Coco, poca Chanel
Il dettagliato design della produzione, la sinuosa fotografia e la lussuosa colonna sonora sono elementi extra diegetici che riescono a coinvolgere lo spettatore, ma la narrazione fin troppo lineare non ci regala alcun momento di spicco, prorompente tanto quanto la personalità della sua protagonista – se non quelli connessi, appunto, alle sue relazioni e alla sua sessualità. Ci sentiamo di consigliarvi questa visione soprattutto per il suo comparto tecnico e per l’interpretazione lodevole della Tautou, purtroppo limitata da uno script fin troppo parziale. Coco avant Chanel va effettivamente oltre l’icona, prima della sua scesa al firmamento delle couturier, ma non riuscendo a stabilire un dialogo organico tra il passato della sua protagonista (in cui già aveva manifestato la sua attitudine sovversiva) e la rivoluzione dell’ideale femminile di cui è stata un’antesignana.
La recensione in breve
Coco avant Chanel - L'amore prima del mito è una biografia parziale di un'identità vastissima: Audrey Tautou è splendida, ma limitata da uno script interessato più alla superficie di un ritratto complesso e sovversivo.
- Voto CinemaSerieTv
