Come possiamo fare i conti con la vita che ci è stata data? Come si può amare un’altra persona al meglio delle nostre possibilità? Cosa si può dare a chi ci ha dato tutto? Queste sono le domande su cui si basa Company, il nuovo film di Casey Affleck presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia 2026. Il suo primo film si focalizzava su un personaggio troppo preso da sé stesso, con il secondo ha voluto raccontare l’estremo opposto attraverso gli occhi di un uomo che si occupava unicamente degli altri. Questa volta, Company si focalizza sulla ricerca di un senso di pace, su una giusta via di mezzo.
Quella che Affleck ha voluto mettere in scena è una storia di vendetta, di amore e perdono. Una storia che attraversa il tempo e cerca, con difficoltà, di raccontare la lunga vita di una coppia che si rincorre da secoli mentre tenta di fare i conti con la propria natura volubile e i sentimenti che muovono i loro passi. Un film che prova a sviluppare una narrazione varia e stratificata, ma poggia su basi traballanti. Di questi problemi (e tanti, troppi altri), ne parliamo nelle prossime righe.
Storia di un’amore eterno

Spooky Pictures
La trama vede protagonista Evelyn, una giovane donna che in una notte piovosa del 1975 bussa alla porta di una casa. Lì spera di trovare una persona che, evidentemente, si è trasferita altrove e, invitata ad accomodarsi al caldo, inizia a raccontare la storia di Tom, un anziano che un giorno del 1953 trova una ragazza svenuta nella neve.
Quest’ultima a sua volta comincia un ulteriore racconto. Alla fine del 1800, ai confini della frontiera americana, una coppia di coniugi, tali Emmett e Rebecca Clemens, accoglie in casa propria Caleb, un ragazzo che porta dentro di sé un profondo senso di rancore e di insofferenza nei confronti della vita altrui. Nello stesso periodo, inizieranno una serie di brutali e misteriosi omicidi che faranno da sfondo paranormale a una vicenda che vuole abbracciare più epoche temporali per dare un senso a una storia che di senso ne ha ben poco. Di lì in poi seguirà una narrazione che poteva risultare molto più accattivante se avesse avuto dalla sua una struttura meno derivativa e intensa per toni e dialoghi.
Problemi di comunicazione

Spooky Pictures
Casey Affleck vorrebbe mettere in scena una storia multigenerazionale, coprendo epoche diverse e personaggi apparentemente diversi. Una storia dentro la storia, come una matrioska che non finisce mai se consideriamo che più avanti nel racconto viene presentata una quarta linea temporale. Purtroppo, una struttura che poteva essere ispirata si perde in un marasma di dinamiche e situazioni che convergono in un finale troppo debole, nonostante il plot twist conclusivo risulti ben riuscito.
L’idea dei molteplici archi narrativi infonde il film di una struttura stratificata e complessa che deve, però, fare i conti con delle basi assai poco solide. I dialoghi vogliono risultare sagaci, intelligenti e poetici, ma danno solo l’impressione che sia stata messa in piedi una sceneggiatura traballante che non va da nessuna parte. Le tematiche affrontate partendo dalla vendetta, la rabbia, la frustrazione e passando fino alla solitudine e la volontà di amare incondizionatamente, diventano ben presto ridondanti a causa di monologhi poco incisivi. Nel film di Affleck non si va da nessuna parte se non verso una lentissima e inesorabile discesa nel nulla, mascherato da un’apparenza tecnica anch’essa troppo povera.
Una gothic story traballante

Spooky Pictures
Company tenta in ogni modo di essere una fiaba gotica moderna, un racconto poetico sull’amore, il perdono, la vendetta e la gratitudine. I primi istanti rivelano uno stile quasi onirico, un racconto che vuole disperatamente affascinare lo spettatore imitando lo stile di registi quali Andrew Dominik o Terrence Malick, ma perdendosi in una pesante inconsistenza tecnica.
La voce narrante dona al tutto un ritmo compassato, il montaggio poco dinamico restituisce una sensazione di pesantezza, aggravata da dialoghi interminabili e una dinamica degli eventi tediosa e poco accattivante. Ciò che risalta alla fine di queste righe è la volontà di un regista di cimentarsi con un film che non lascia scampo e non fa sconti. Potrebbe piacere a chi ama le gothic story, quelle storie che guardano al passato e si focalizzano sui sentimenti e sulle emozioni tutto il loro essere, lasciando un piccolissimo spazio al sovrannaturale. Tuttavia la ridondanza dei dialoghi, una struttura narrativa inutilmente appesantita da frivoli espedienti e una componente tecnica e visiva bella nel suo insieme, ma deficitaria se analizzata al dettaglio, restituiscono un quadro decadente.
La recensione in breve
L'ultimo film di Casey Affleck tenta in ogni modo di mettere in scena una storia gotica che richiama un passato iconico, perdendosi in un marasma di archi narrativi poco interessanti e una base tecnica sfilacciata e decisamente non coesa. Potrebbe piacere a chi apprezza le storia basate su emozioni, sentimenti e un pizzico di sovrannaturale, ma può annoiare chi non regge le storie con dialoghi banali.
PRO
- Un bellissimo colpo di scena alla fine della storia
- Può piacere a chi ama le storie gotiche
CONTRO
- Dialoghi inconsistenti e noiosi
- Archi narrativi poco accattivanti
- Ritmo eccessivamente compassato
-
Voto Cinemaserietv.it
