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Home » Film » Recensioni film » Death of a Unicorn, la recensione: A24 fuori rotta

Death of a Unicorn, la recensione: A24 fuori rotta

Death of a Unicorn è una commedia horror surreale firmata A24 che parte da un’idea originale, ma si perde in una narrazione prevedibile e poco coesa. Un cast di talento e spunti satirici non bastano a salvarlo del tutto.
Agnese AlbertiniDi Agnese Albertini10 Aprile 2025Aggiornato:10 Aprile 2025
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Paul Rudd e Jenna Ortega in Death of a Unicorn - Fonte: A24
Paul Rudd e Jenna Ortega in Death of a Unicorn - Fonte: A24
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Il film: Death of a Unicorn, 2025. Diretto da: Alex Scharfman. Cast: Paul Rudd, Jenna Ortega, Will Poulter, Téa Leoni, Richard E. Grant, Anthony Carrigan, Sunita Mani. Genere: Commedia horror. Durata: 107 minuti. Dove l’abbiamo visto: In anteprima all’estero.

Trama: Durante il viaggio verso un ritiro nel fine settimana, il padre Elliot (Paul Rudd) e sua figlia Ridley (Jenna Ortega) investono accidentalmente un unicorno. Il loro gesto attira l’attenzione del capo miliardario di Elliot, Odell Leopold (Richard E. Grant), che vede nell’animale l’opportunità di sfruttarne le proprietà curative miracolose. Tuttavia, l’apparizione dei genitori dell’unicorno scatena una serie di eventi imprevedibili e pericolosi.

A chi è consigliato? Agli amanti delle commedie nere con elementi horror e a chi apprezza narrazioni che mescolano il surreale con il grottesco.


È curioso come gli unicorni, creature mitiche ricche di significato simbolico, siano così poco presenti nel cinema contemporaneo, spesso confinati a produzioni per bambini. Death of a Unicorn – da oggi in sala con I Wonder Pictures – decide invece di stravolgerne l’immaginario: qui gli unicorni non sono affatto rassicuranti. A risultare ancora più inquietante, però, non è la creatura in sé, bensì la stupidità e l’avidità che muovono i personaggi umani coinvolti in questo nuovo esperimento A24.

Nonostante tra i produttori figuri Ari Aster, autore di alcuni dei titoli più disturbanti targati A24, Death of a Unicorn si colloca chiaramente tra quelle operazioni con cui la casa di produzione americana tenta di ampliare il proprio pubblico. Pur mantenendo un’identità da film indipendente, mira in effetti a colmare il vuoto lasciato dai mid-budget di genere, sempre più rari nel panorama hollywoodiano.

Se c’è un merito nella visione non particolarmente brillante dell’esordiente Alex Scharfman, è l’affondo diretto contro l’industria farmaceutica, bersaglio finora poco esplorato dalle storie al cinema. In un momento in cui il tema della salute è sempre più centrale anche nella cultura pop, e parallelamente a titoli come Common Side Effects, il film suggerisce che Big Pharma potrebbe diventare il prossimo grande villain narrativo. Un’intuizione interessante, che avrebbe meritato forse un trattamento più incisivo.

Un mito da cavalcare o da uccidere?

Una scena dal film Death of a Unicorn
Una scena dal film Death of a Unicorn – Fonte: A24

La star di Mercoledì e Scream Jenna Ortega interpreta qui Ridley Kinter, adolescente sensibile e ancora scossa dalla morte della madre. Il padre Elliot (Paul Rudd), un avvocato distaccato, la trascina con sé in visita ai Leopold, ricchissima famiglia di datori di lavoro attiva nel settore biotech. Durante il viaggio verso la loro villa, Elliot investe accidentalmente un’unicorna con l’auto a noleggio… e poi decide di finirla per “pietà”. I due tentano di nascondere il cadavere, ma presto scoprono che il sangue e il corno della creatura hanno proprietà curative miracolose. I Leopold non tardano a vedere in quell’essere un’opportunità d’oro – e Ridley, appassionata di storia dell’arte e di mitologia, capisce che stanno giocando con forze che non comprendono.

Il debutto alla regia e alla sceneggiatura di Alex Scharfman parte da premesse promettenti e ambisce a essere una commedia nera graffiante e surreale. Gli elementi non mancano: una satira sul mondo dei ricchi che fingono di salvare il pianeta per puro tornaconto, inserti horror e una marcata vena grottesca. Tuttavia, il film fatica ad andare fino in fondo: i personaggi si riducono a caricature irritanti e la narrazione anticipa quasi ogni svolta, smorzando la tensione che la regia tenta di costruire.

Una favola nera con corna (poco) affilate

Paul Rudd e Jenna Ortega in Death of a Unicorn
Paul Rudd e Jenna Ortega in Death of a Unicorn – Fonte: A24

L’aspetto “mistico” della storia lascia presto spazio a un umorismo orrorifico. Alcune sequenze in cui le unicorne si scatenano sono ben realizzate, ma nel complesso il cast appare poco armonico, nonostante il talento degli interpreti. I Leopold funzionano come incarnazioni di un’ipocrisia borghese delirante, mentre i personaggi interpretati da Paul Rudd e Jenna Ortega, pur con prove solide, risultano poco incisivi e difficili da credere. Solo verso il finale la loro dinamica padre-figlia riesce finalmente a trovare una certa forza emotiva. Spiccano invece, con tempi comici azzeccati, Will Poulter e Téa Leoni, protagonisti di alcuni dei momenti più riusciti del film.

Death of a Unicorn si propone anche come riflessione allegorica sull’America contemporanea, un Paese in cui l’ideale di prosperità collettiva ha ceduto il passo a un individualismo spinto e a una speculazione senza freni. La pellicola si inserisce idealmente nella rinascita dell’horror americano, nata dagli shock collettivi del Novecento – dall’assassinio di Lincoln a quello di JFK, fino al trauma del Vietnam – e oggi alimentata da crisi identitarie, tensioni sociali e crescente sfiducia nelle istituzioni. In questo contesto, l’unicorno diventa simbolo dell’innocenza perduta e del desiderio di meraviglia sacrificato sull’altare del profitto.

Tra ripetizioni e caos: la magia che sfuma

Frame dal film Death of a Unicorn
Frame dal film Death of a Unicorn – Fonte: A24

Con uno sguardo intriso di ironia e amarezza, Death of a Unicorn racconta un mondo in cui persino una creatura mitologica può essere trasformata in merce. La “casata Leopold” – composta dal patriarca Odell (Richard E. Grant), dalla madre Belinda (Téa Leoni) e dal figlio Shepard (Will Poulter) – rappresenta tre volti diversi ma complementari del capitalismo distorto: lo sfruttatore, il narcisista e il parassita. In netto contrasto con loro, Ridley è l’unica che riconosce il valore simbolico della creatura e ne intuisce la forza primitiva, incontrollabile. Insieme a suo padre, si trova coinvolta in un conflitto che assume i toni di una battaglia tra avidità umana e libertà della natura: una lotta simbolica tra ciò che l’uomo vuole possedere e ciò che dovrebbe semplicemente rispettare.

Il principale punto debole del film riguarda però, purtroppo, proprio i protagonisti: i segmenti tra padre e figlia, interpretati da Paul Rudd e Jenna Ortega, pur affidati a due attori esperti, risultano piatti e ripetitivi. La costante evocazione della madre defunta rappresenta l’unico elemento psicologico a sostegno della loro relazione, ma non basta a renderla credibile o coinvolgente. Anche sul piano visivo, la regia mostra alcune fragilità: soprattutto nella parte finale, il montaggio appare disordinato e confuso, andando a compromettere ogni tentativo di costruzione della tensione. Le esplosioni di sangue e violenza, portate all’estremo, riescono talvolta a scuotere lo spettatore dalla monotonia, ma il loro effetto resta circoscritto a brevi scosse visive. Nel complesso, si tratta di espedienti momentanei che non riescono a compensare le carenze strutturali del film.

La recensione in breve

4.5 Ripetitivo

Death of a Unicorn è un film che parte da un’idea originale e carica di potenziale, ma non riesce a svilupparla pienamente. Alex Scharfman firma un esordio ambizioso, tra commedia nera e allegoria sociale, con una satira rivolta al capitalismo e al settore farmaceutico. Tuttavia, la narrazione si sfilaccia presto, i protagonisti risultano deboli e la regia fatica a mantenere coerenza e tensione. Nonostante alcune trovate riuscite e un cast di talento, il film si rivela disomogeneo, altalenante, e più interessante per i temi che solleva che per il modo in cui li racconta.

Pro
  1. Concept originale e provocatorio
  2. Will Poulter e Téa Leoni brillano nei ruoli comici
  3. Un’ambientazione che mescola surreale e grottesco con ironia
Contro
  1. Protagonisti poco incisivi e dinamica padre-figlia poco convincente
  2. Narrazione prevedibile e ripetitiva
  3. Dialoghi e motivazioni psicologiche deboli
  • Voto CinemaSerieTv 4.5
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