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Home » Film » Recensioni film » F1, la recensione: Brad Pitt torna a correre

F1, la recensione: Brad Pitt torna a correre

F1 porta Brad Pitt in pista e rivoluziona il cinema sportivo: un film spettacolare e immersivo, girato nei veri circuiti del mondiale.
Agnese AlbertiniDi Agnese Albertini25 Giugno 2025Aggiornato:25 Giugno 2025
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Il film: F1, 2025. Diretto da: Joseph Kosinski. Cast: Brad Pitt (Sonny Hayes), Damson Idris (Joshua “Noah” Pearce), Kerry Condon, Javier Bardem, Tobias Menzies, Kim Bodnia, Sarah Niles, Shea Whigham. Genere: Drammatico, sportivo, azione. Durata: 156 minuti. Dove l’abbiamo visto: Al cinema, in anteprima.

Trama: Sonny Hayes, ex pilota di Formula 1, torna sulle piste per allenare un giovane talento e aiutare una scuderia in difficoltà a tornare competitiva. Ma il ritorno alle corse metterà alla prova le sue capacità, i suoi limiti e il suo passato irrisolto.

A chi è consigliato? A chi ama i film sportivi con un’anima, le storie di redenzione e adrenalina, e cerca un mix tra Top Gun: Maverick e Rush, girato con scene d’azione ad altissima velocità girate nei veri circuiti di F1.


Con F1, Joseph Kosinski ci porta dentro la Formula 1 come mai prima d’ora. Non si tratta semplicemente di un film sportivo: è un’esperienza ad alta intensità, girata nei veri circuiti del mondiale, con una resa tecnica e visiva che impone nuovi standard nel genere. Brad Pitt guida il progetto dentro e fuori dal set, nei panni di una leggenda decaduta pronta a ritrovare il suo posto nel mondo. Il risultato è un’opera spettacolare, emotiva e calibrata per la sala cinematografica, da godersi soprattutto in IMAX.

Un eroe decaduto, ma ancora in corsa

Una scena di F1
Una scena di F1 – Fonte: Warner Bros.

Brad Pitt interpreta Sonny Hayes, un ex pilota di Formula 1 ritiratosi dopo un incidente traumatico negli anni ’90. Un uomo fuori tempo massimo che, come accade nei racconti sportivi migliori, viene richiamato in pista quando il suo vecchio amico Ruben (Javier Bardem) gli propone un’ultima sfida: guidare la nuova APXGP, una scuderia sull’orlo del fallimento. Al suo fianco, Hayes dovrà aiutare Joshua “Noah” Pearce, giovane talento ribelle interpretato da Damson Idris, a diventare campione.

Pitt incarna il ruolo con sorprendente naturalezza: ha l’età e l’esperienza giusta per dare corpo a un personaggio carico di rimpianti, ma ancora dotato di grinta e umanità. Hayes è un uomo rotto, ma non spezzato, e l’attore gli regala il giusto mix di ironia, vulnerabilità e orgoglio.

Oltre a Pitt e Idris, il film schiera un cast di ottimo livello: Javier Bardem è esuberante e malinconico nei panni del team principal, capace di passare dalla battuta alla disperazione in una manciata di secondi. Kerry Condon dà spessore e credibilità al ruolo di Kate McKenna, ingegnera di pista lucida e risoluta, una presenza fondamentale nel microcosmo della scuderia. Tobias Menzies, infine, è il volto perfetto per rappresentare il cinismo della direzione sportiva e dei poteri forti della Formula 1.

Scontri generazionali e spirito di squadra

Una scena di F1 - Fonte: Warner Bros.
Una scena di F1 – Fonte: Warner Bros.

Al centro del film si sviluppa il rapporto tra Sonny e Joshua: due piloti divisi da generazioni, metodi e visioni del mondo, ma costretti a convivere nel box e a fidarsi l’uno dell’altro. Quella che poteva diventare una banale parabola da “coach e allievo” si trasforma invece in una dinamica fatta di competizione, attriti e infine rispetto.

Damson Idris è una rivelazione: arrogante quanto basta, brillante nei dialoghi, credibile nelle scene più fisiche. Il suo Pearce non è un personaggio monodimensionale, ma un giovane carico di pressioni, insicurezze e fame di successo. E nel confronto con Hayes trova non solo un mentore, ma una figura speculare, un riflesso di ciò che potrebbe diventare.

Un realismo senza precedenti

Una scena di F1 - Fonte: Warner Bros.
Una scena di F1 – Fonte: Warner Bros.

La forza di F1 sta nella sua messa in scena rivoluzionaria. Girato in collaborazione con Liberty Media e in mezzo a veri weekend di gara (Silverstone, Spa, Hungaroring, Monza, Las Vegas), il film sfrutta camere montate direttamente sulle monoposto – una tecnologia sviluppata ad hoc – per offrire al pubblico la stessa prospettiva dei piloti. Il risultato è un’immersione totale, che toglie il fiato e regala alcune delle sequenze automobilistiche più coinvolgenti mai viste al cinema. La fotografia di Claudio Miranda cattura il contrasto tra i momenti intimi nel paddock e l’euforia controllata delle corse. Il montaggio serrato di Stephen Mirrione restituisce l’adrenalina della pista senza mai confondere lo spettatore, mentre le musiche di Hans Zimmer sottolineano tanto la tensione quanto il senso di meraviglia.

La forma vince sulla sostanza (ma va bene così)

Una scena di F1 - Fonte: Warner Bros.
Una scena di F1 – Fonte: Warner Bros.

Se c’è un limite in F1, è quello che spesso accompagna i blockbuster tecnicamente impeccabili: la sceneggiatura non è sempre all’altezza dell’ambizione visiva. Alcune svolte narrative si possono prevedere a occhi chiusi, e i dialoghi in certi momenti scivolano nella retorica da manuale. Tuttavia, lo spettatore difficilmente ne rimarrà infastidito. Il film è talmente coinvolgente da un punto di vista sensoriale che si perdona volentieri qualche convenzione di troppo. Kosinski, in fondo, non punta a rivoluzionare la scrittura di un genere già codificato. Punta a renderlo definitivo, almeno per questa generazione.

F1 non è solo un film sulle corse: è un’esperienza cinematografica costruita per essere vissuta in sala, possibilmente su uno schermo il più grande possibile. Un tributo alla velocità, alla collaborazione e alla redenzione. Un film che, pur senza reinventare la narrativa sportiva, riesce a elevarla grazie a una messa in scena d’avanguardia e a un cast che sa come tenere il pubblico incollato al tracciato. Il rombo dei motori qui non è solo rumore: è ritmo, cuore e spettacolo.

La recensione in breve

7.0 Mozzafiato

Con F1, Joseph Kosinski alza l’asticella del cinema sportivo, puntando tutto su immersione tecnica e spettacolarità. La trama non sorprende, ma la resa visiva e le interpretazioni carismatiche fanno del film un’esperienza da vivere in sala. Un grande spettacolo, nonostante qualche concessione ai cliché del genere.

Pro
  1. Scene in pista mozzafiato girate durante veri Gran Premi
  2. Regia di Joseph Kosinski solida e immersiva
  3. Brad Pitt perfetto nel ruolo dell’eroe in cerca di redenzione
  4. Fotografia e montaggio adrenalinici
Contro
  1. Trama prevedibile e scrittura convenzionale
  2. Alcuni dialoghi sfiorano la retorica
  3. Poca sorpresa nei conflitti drammatici
  4. Ritmo disomogeneo in alcuni momenti fuori dalla pista
  • Voto CinemaSerieTv 7
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