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Home » Film » Recensioni film » Father, Mother, Sister, Brother, la recensione: tre ritratti intimi sul peso dei legami

Father, Mother, Sister, Brother, la recensione: tre ritratti intimi sul peso dei legami

La recensione di Father, Mother, Sister, Brother, un trittico di storie intime con Adam Driver, Charlotte Rampling e Cate Blanchett.
Sofia BiaginiDi Sofia Biagini31 Agosto 2025
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Una scena di Father, Mother, Sister, Brother.
Una scena di Father, Mother, Sister, Brother. Fonte: Mubi.
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IL film: Father, Mother, Sister, Brother, 2025. Diretto da: Jim Jarmusch. Cast: Tom Waits, Adam Driver, Mayim Bialik, Charlotte Rampling, Cate Blanchett, Vicky Krieps, Sarah Greene, Indya Moore, Luka Sabbat, Françoise Lebrun. Genere: Commedia, Drammatico. Durata: 110 min. Dove l’abbiamo visto: alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia

Trama: Un trittico di storie che attraversa Stati Uniti, Irlanda e Francia per raccontare padri, madri, fratelli e sorelle alle prese con silenzi, ricordi e ferite mai del tutto rimarginate. Tre episodi autonomi che, tra piccoli dettagli e rimandi sottili, compongono un mosaico intimo sull’identità familiare.

A chi è consigliato? Ideale per chi cerca un cinema lento, fatto di dettagli e atmosfere più che di azione.


Con Father, Mother, Sister, Brother ci troviamo di fronte a un’opera che rifugge i grandi colpi di scena e sceglie invece la via della sottrazione. Costruito come un trittico di tre episodi autonomi ma collegati per alcuni dettagli, il film esplora i rapporti tra figli ormai adulti e genitori (distanti e non), alternando leggerezza e malinconia. Ogni capitolo si colloca in un contesto diverso – Stati Uniti, Irlanda, Francia – ma a unirli è lo sguardo discreto del regista Jim Jarmusch , che osserva i suoi personaggi con delicatezza, senza imporre giudizi.

Il primo episodio, Father, ambientato nel nord-est degli Stati Uniti, racconta l’incontro tra due figli (interpretati da Adam Driver e Mayim Bialik) e un padre che sembra incapace di colmare la distanza emotiva che li separa. In Mother, la scena si sposta a Dublino, dove due sorelle (Cate Blanchett e Vicky Krieps) tornano per il consueto incontro annuale con la madre (Charlotte Rampling): si erano trasferite lì per starle vicino, eppure sono loro ad aver più bisogno di quell’appuntamento, che rivela fragilità e dipendenze affettive mai superate. Infine in Sister Brother, ambientato a Parigi, un fratello e una sorella (Luka Sabbat e Indya Moore) devono affrontare la morte improvvisa dei genitori e la vecchia casa di famiglia nella quale i ricordi riaffiorano con forza.

I fili invisibili che uniscono le storie

Adam Driver in una scena di Father, Mother, Sister, Brother.
Adam Driver in una scena di Father, Mother, Sister, Brother. Fonte: Mubi.

Il film sembra suggerire che, al di là delle differenze geografiche e culturali, le dinamiche familiari si ripetano con tratti comuni. Gli oggetti e i segni che ricorrono tra i tre episodi – i ragazzi sullo skateboard, l’orologio Rolex e un modo di dire tipicamente inglese – non sono semplici espedienti narrativi, ma strumenti per evocare la memoria e sottolineare quanto le esperienze individuali siano in realtà parte di un disegno più ampio. Lo spettatore è chiamato a riconoscere questi indizi e a stabilire connessioni, quasi a ricostruire un album di famiglia frammentato. L’effetto è quello di un tessuto narrativo che si compone lentamente, con la stessa pazienza con cui si dispongono i fiori in un bouquet: gesto dopo gesto, immagine dopo immagine.

Un racconto sulla sottile malinconia dei legami

Cate Blanchett in una scena di Father, Mother, Sister, Brother.
Cate Blanchett in una scena di Father, Mother, Sister, Brother. Fonte: Mubi.

Il tono del film oscilla con equilibrio tra commedia e dramma. Le relazioni tra genitori e figli non vengono mai trattate con toni eccessivi o conflitti gridati: ciò che resta in superficie sono i silenzi, le frasi lasciate a metà, gli sguardi che tradiscono un mondo interiore molto più complesso. In questo modo il film riesce a raccontare la quotidianità dei rapporti familiari, con le sue ambiguità e le sue difficoltà, senza cadere nella retorica. È proprio questa leggerezza malinconica a rendere credibile e riconoscibile ogni episodio, offrendo allo spettatore la possibilità di ritrovarsi nei dettagli più semplici.

Un cinema di sottrazione

Una scena di Father, Mother, Sister, Brother.
Una scena di Father, Mother, Sister, Brother. Fonte: Mubi.

L’aspetto più interessante di Father, Mother, Sister, Brother è il modo in cui riesce a trasformare il quotidiano in materia cinematografica. Non ci sono grandi svolte narrative, ma una regia che osserva con rispetto e lascia emergere la verità dai dettagli. Una frase ripetuta, un gesto compiuto senza pensarci, un oggetto che ritorna: tutti questi elementi, apparentemente minori, assumono valore proprio perché accumulati con costanza. La fotografia restituisce un’atmosfera intima, capace di esaltare le sfumature di luce e le vibrazioni emotive. È un cinema che non impone, ma che invita a osservare e a riflettere, trasformando le vite dei personaggi in uno specchio delle nostre.

La recensione in breve

6.5 Intimo

Father, Mother, Sister, Brother è un film che predilige la sottrazione alla spettacolarità, costruendo tre storie minime che trovano la loro forza nei silenzi e nelle piccole incrinature emotive. Lo sguardo è attento, quasi documentaristico, e lascia emergere la complessità dei rapporti familiari senza giudizio. La scelta di rimandare temi e oggetti da un episodio all’altro aggiunge un senso di unità, pur nella diversità geografica e narrativa. Non è un film che punta al cuore dello spettatore, ma al suo spirito di osservazione, chiedendo pazienza e attenzione. Il risultato è un’opera elegante ma fredda, che affascina a tratti senza mai davvero travolgere.

Pro
  1. Ritratti familiari credibili
  2. Raffinata costruzione visiva e attenzione ai dettagli
Contro
  1. Ritmo eccessivamente lento e contemplativo.
  2. Coinvolgimento emotivo limitato
  • Voto CinemaSerieTV 6.5
  • Voto utenti (0 voti) 0
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