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Home » Film » Recensioni film » Fear Street: Prom Queen, la recensione: ritorno a Shadyside, tra sangue… e glitter!

Fear Street: Prom Queen, la recensione: ritorno a Shadyside, tra sangue… e glitter!

La recensione di Fear Street: Prom Queen, quarto capitolo del franchise slasher di successo Netflix uscito nel 2021.
Sofia BiaginiDi Sofia Biagini23 Maggio 2025
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Fear Street: Prom Queen
Fear Street: Prom Queen. Fonte: Netflix
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Il film: Fear Street: Prom Queen, 2025. Regia: Matt Palmer. Cast: India Fowler, Suzanna Son, Fina Strazza, Chris Klein, David Iacono, Ella Rubin, Ariana Greenblatt, Lili Taylor, Katherine Waterston. Genere: Slasher, Teen drama. Dove l’abbiamo visto: Su Netflix.

Trama: Nel 1988, alla vigilia del ballo di fine anno, una serie di misteriosi omicidi scuote la Shadyside High. Cinque candidate al titolo di reginetta si ritrovano in una corsa letale contro un killer mascherato.

A chi è consigliato? : Consigliato a chi ama gli slasher nostalgici, con atmosfere pop e sottotesti sociali. Ideale per chi cerca una visione leggera ma non del tutto priva di spunti.


Dopo l’incredibile successo della trilogia Fear Street, Netflix torna a Shadyside con Fear Street: Prom Queen, disponibile dal 23 maggio 2025 sulla piattaforma. Diretto da Matt Palmer e co-sceneggiato con Donald McLeary, il film affonda le mani nei cliché più succosi degli slasher anni ’80, mescolando sangue, umorismo nero e paillettes. Ambientato nel 1988, questo nuovo capitolo spinge l’acceleratore su rivalità adolescenziali, balli di fine anno, pettegolezzi al vetriolo e una figura incappucciata che inizia a eliminare, una ad una, le aspiranti reginette del ballo. Con un cast che mescola giovani promesse come India Fowler, Ariana Greenblatt e Fina Strazza a nomi più affermati come Lili Taylor e Katherine Waterston, Prom Queen cerca di rinnovare il franchise senza rinunciare a riferimenti espliciti a capisaldi come Carrie, Scream e So cosa hai fatto. 

Una lotta per la corona… e per la vita

Siamo nel 1988, e alla Shadyside High la febbre per il ballo di fine anno è alle stelle. Tra le sei candidate al titolo di prom queen, c’è Lori Granger (India Fowler), outsider malinconica e figlia di una poliziotta (Joanne Boland) accusata molti anni prima dell’omicidio del compagno. Per Lori, vincere la corona significa riabilitare il nome della madre e ottenere una rivincita personale; ma ad ostacolarla c’è la spietata Tiffany Falconer (Fina Strazza), accompagnata dal suo manipolo di amiche velenose, Linda (Ilan O’Driscoll), Christy (Ariana Greenblatt), Melissa (Ella Rubin) e Debbie (Rebecca Ablack). Quando le ragazze iniziano a morire una dopo l’altra, uccise da una figura misteriosa vestita con un impermeabile rosso, il confine tra competizione scolastica e carneficina si fa sempre più labile…

Il fascino inquieto degli anni ’80

Una delle qualità più riuscite di Fear Street: Prom Queen è senz’altro la sua atmosfera, costruita con grande attenzione ai dettagli visivi e sonori che evocano in modo efficace gli anni ’80. Fin dai primi minuti, il film immerge lo spettatore in un mondo riconoscibile e nostalgico: corridoi scolastici tappezzati di armadietti colorati, luci al neon che illuminano feste e balli, musica pop dell’epoca che accompagna momenti chiave. L’estetica è curata, ma mai troppo caricaturale: non si limita a imitare il passato, ma lo rielabora con uno sguardo moderno, restituendo un’immagine di quel decennio che è insieme familiare e un po’ irreale, come un ricordo sbiadito ma affascinante.

Uno slasher tiepido

Là dove Prom Queen perde parte della sua forza è proprio in quello che dovrebbe essere il suo motore: gli omicidi. Sebbene alcune idee siano creative – come l’uso di un affilato tagliacarte in stile anni ’80 – la tensione latita, e l’effetto gore è spesso smorzato da una messa in scena poco ispirata. Le uccisioni mancano di ritmo, non sorprendono, e soprattutto non inquietano; in questo senso, anche i momenti più macabri sembrano più decorativi che realmente disturbanti, come se il film temesse di sporcarsi troppo le mani.

Una riflessione sulla popolarità e la pressione sociale

Al di là del sangue – poco e annacquato – Fear Street: Prom Queen riesce a raccontare con una certa efficacia il mondo interiore dei suoi personaggi. Il ballo diventa così non solo un pretesto, ma una lente per osservare le dinamiche del potere giovanile: l’ossessione per la perfezione, la paura dell’esclusione, il desiderio di riconoscimento. In questo senso, il film tocca corde attuali, trasformando la reginetta del ballo in una sorta di archetipo tossico della pressione sociale: in particolare, il personaggio di Tiffany, imprigionata nel suo ruolo di icona scolastica, riflette una realtà in cui l’apparenza diventa gabbia, e l’ambizione, qui esasperata, si trasforma in un incubo. Anche le figure più marginali, come Lori e Megan, diventano strumenti di questa critica, restituendo uno sguardo più empatico e disilluso sull’adolescenza.

La recensione in breve

6.5 Pop

Prom Queen non reinventa il genere, ma si diverte a giocarci con mestiere. La regia cattura bene l’estetica anni ’80 e l’ansia sociale del ballo scolastico, mentre il racconto sfiora temi attuali come la pressione sociale e l’identità. Il ritmo è incostante e gli omicidi poco incisivi, ma la dinamica tra le protagoniste regala momenti sinceri. Il film si regge su atmosfera e ironia più che sulla tensione. Manca un vero guizzo, ma il risultato intrattiene. Un titolo minore della saga, ma con una sua dignità.

Pro
  1. Buona ricostruzione estetica degli anni '80
  2. Dinamiche interessanti tra i personaggi
  3. Atmosfera leggera ma con sottotesti sociali riusciti
Contro
  1. Scarsa incisività delle scene horror e degli omicidi
  2. Ritmo altalenante e tensione spesso diluita
  • Voto CinemaSerieTV 6.5
  • Voto utenti (0 voti) 0
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