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Home » Film » Recensioni film » Girls State, la recensione: il futuro è qui, ed è donna

Girls State, la recensione: il futuro è qui, ed è donna

La recensione di Girls State, il documentario di Apple Tv che segue il successo di Boys State, di Amanda Mc Baine e Jesse Moss.
Agnese AlbertiniDi Agnese Albertini11 Aprile 2024Aggiornato:11 Aprile 2024
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Le ragazze protagoniste di Girls State scattano un selfie.
Le ragazze protagoniste di Girls State scattano un selfie. Fonte: Apple Tv
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Il film: Girls State, 2024. Regia: Amanda Mc Baine e Jesse Moss. Cast: Emily Worthmore, Maddie Rowan, Brooke Taylor, Faith Glasgow, Cecilia Bartin, Nisha Murali, Tochi Ihekona. Genere: Documentario. Durata: 95 minuti. Dove l’abbiamo visto: Su Apple Tv+, in lingua originale.

Trama: Che aspetto avrebbe la democrazia americana se finisse in mano a delle adolescenti? In questo documentario, delle giovani leader del Missouri dal passato molto diverso si cimentano in un esperimento immersivo per costruire un governo dalle fondamenta.

A chi è consigliato? A chi pensa che la politica sia in tutte le cose e che debba partire ed essere indirizzata, soprattutto, alle nuove generazioni.


Quando è stato presentato nel 2020 al Sundance Film Festival, Boys State è stato un grandissimo successo, vincendo il Gran Premio della Giuria nell’edizione del Festival e diversi Emmy Awards e Critics Choice Awards. Quattro anni dopo, i registi Amanda Mc Baine e Jesse Moss sono tornati con un’avvincente opera complementare (o “bro movie”, come la chiamano affettuosamente) intitolata Girls State, che esplora lo stesso tema da una prospettiva femminile, passando dal Texas al Missouri. Il film documentario segue un paio delle 500 ragazze che hanno preso parte al “girl state” del Missouri, un ritiro di una settimana ed esperimento sociologico in cui si impara a conoscere la politica immergendosi in essa – partecipando a campagne ed elezioni per costruire un finto governo.

Come vedremo nella nostra recensione di Girls State, in questo documentario assistiamo a una crisi democratica più profonda rispetto alla sua controparte maschile, il Boys State, con un discorso civile sempre più fragile e una politica elettorale divisa da una crescente polarizzazione. Mentre si discute di razza e uguaglianza di genere, queste giovani donne affrontano le sfide connesse all’accedere al potere politico. Con una prospettiva tutta al femminile, il film è infuso di insicurezza adolescenziale, umorismo incisivo e genuino cameratismo: le giovani leader di “Girls State” cercano non solo di vincere le elezioni, ma anche di conquistare cuori e menti.

Girls State: il controcampo del film Apple del 2020

Brooke Taylor e Nisha Murali in Girls State (Fonte: Apple Tv+)

Girls State ci immerge in un esperimento democratico unico, che coinvolge 500 giovani donne del Missouri, tutte aspiranti leader, provenienti da ambienti diversi, che si impegnano a costruire un governo dalle fondamenta, organizzando campagne elettorali e istituendo una Corte Suprema per dibattere le questioni più delicate del momento. Ognuna delle protagoniste, porta qualcosa di diverso in termini di background e ambizioni: Tochi Ihekona, che si candida a procuratore generale, è di origine nigeriana ed è una delle poche donne di colore presenti nel campus, il che rappresenta una sfida ancora più ardua. In lizza per l’ambita e competitiva poltrona di governatore, ci sono Emily Worthmore, conservatrice che sottolinea di apprezzare il bipartitismo, e Fe Glasgow, molto ambiziosa e che non ha intenzione di farsi mettere i piedi in testa. Nisha Murali è una giovane ragazza indiana brillante, che vorrebbe migliorare le sue capacità di interazione, anche se fa presto amicizia con Brooke Taylor, la cui politica progressista la mette in forte contrasto con quella della sua piccola città natale conservatrice. Sfortunatamente, le due si ritrovano in lizza per lo stesso seggio alla Corte Suprema (ma non preoccupatevi, la loro amicizia sopravvive!). Ci sono poi Cecilia Bartín, grande oratrice, e Maddie Rowan, l’opposto di Emily e allo stesso tempo la sua migliore amica nello show.

La politica parte da questi micro-stati

Emily Worthmore in Girls State
Emily Worthmore in Girls State (Fonte: Apple Tv+)

Girls State esplora con umorismo e grande sensibilità le sfide che le donne devono affrontare nel panorama politico e non solo, mettendo in primo piano le incertezze dell’adolescenza, le prime fasi della leadership e la nascita di amicize autentiche, illustrando come queste giovani leader aspirino a rimodellare il futuro politico con speranza e determinazione. Fin dall’inizio, è chiaro che Girls State non si sottrarrà all’influenza che l’essere una minoranza avrà sul processo. I titoli di testa mostrano fotografie storiche del governo degli Stati Uniti, in cui sono cerchiati i volti di donne (inutile dirlo, pochissimo) che hanno preso parte a governi e azioni politiche. C’è ancora tanta strada da fare e le ragazze di Girls State non esitano a sottolinearlo, partendo dalle numerose differenze e limitazioni che circoscrivono il loro camp, in netto contrasto con le possibilità che vengono offerte ai ragazzi del Boys State.

È implicito che i ragazzi hanno più libertà di movimento nel campus, mentre alle ragazze è vietato girare da sole; i ragazzi vanno in giro a torso nudo, mentre le ragazze devono attenersi a un rigido codice di abbigliamento. I ragazzi hanno più servizi e più opportunità di imparare da veri funzionari eletti, mentre le ragazze non hanno lo stesso calibro di oratori, né la possibilità di simulare un giuramento davanti a questi alla fine del programma. I consiglieri hanno chiuso la discussione su questo tema, affermando che i programmi sono progettati in modo diverso di proposito, ma le ragazze sono legittimamente stufe. Cecilia sottolinea che il programma dovrebbe spiegare alle ragazze come combattere il sessismo, non come prepararsi ad affrontarlo: il fatto che le ragazze stiano prendendo una posizione reale su questo tema è potente. Questa nuova generazione non solo vuole di più, ma lo esige e non ha paura di far sentire la propria voce.

La Roe v. Wade attraverso gli occhi di 500 ragazze del Missouri

Le ragazze protagoniste di Girls State
Le ragazze protagoniste di Girls State (Fonte: Apple Tv+)

Il controverso documentario è stato girato nel 2022, poco prima che la Corte Suprema degli Stati Uniti ribaltasse la sentenza Roe v. Wade, che stabiliva il diritto costituzionale all’aborto negli Stati Uniti dal 1973: vediamo in tempo reale la reazione delle ragazze ed è straziante assistere alla paura e alla frustrazione di queste giovani donne nel vedere i loro diritti cancellati, per lo più da uomini cisgender. Un frangente particolarmente forte riguarda l’udienza e la sentenza della Corte Suprema sullo stato delle ragazze in merito a un caso di privacy sull’aborto: le partecipanti sono molto orgogliose del lavoro svolto, ma frustrate dal fatto di non poter ancora fare la differenza nella vita reale.

Si tratta di un’opera molto più attivista e prioritaria sui discorsi dell’uguaglianza di genere e del femminismo: a differenza della ricerca della vittoria delle loro controparti maschili, le protagoniste di questo documentario di poco più di un’ora e mezza vogliono convincere il pubblico con un discorso molto più emotivo. Un gruppo che, inizialmente, dovrebbe dividersi per ragioni ideologiche e attraverso potenziali accesi dibattiti; il rovescio della medaglia invece avviene con alcune delle personalità in gioco, vulnerabili quando vengono esposte negli scontri verbali ma capaci di reinventarsi nel momento in cui hanno un urgente bisogno di tracciare una tesi di forte impatto per la comunità appena creatasi.

Un titolo sincero, essenziale, che non inciampa in lungaggini per favorire argomentazioni attuali, di grande spessore, sul ruolo della donna in un sistema che è stato avviato e che continua a funzionare grazie ad una maggioranza di elementi maschili al potere, sia nella simulazione che al di fuori della struttura ALA. Il duo di registi Amanda McBaine e Jesse Moss non svela anticipazioni, non si interessano ad una suspence crescente come era stata condotta abilmente in Boys State e si appoggiano a protagoniste impegnate nelle loro campagne e nella promozione delle loro figure politiche senza risultare invadenti e combattive. Un perfetto equilibrio si viene a formare fra sostanza, approccio registico a tratti caloroso e accomodante e delineazione di profili caratteriali pluristratificati in attesa di essere riprese dall’obiettivo.

Girls State osserva quindi le relazioni tra le ragazze, ma più che la loro competitività, ciò che risalta è la solidarietà e la compagnia, spesso tra ragazze con idee e background politici molto diversi, alcune delle quali finiscono per diventare amiche intime. E questo, più di ogni altra cosa, è forse l’aspetto più importante di questo mix di esercizio sociale e reality show: che le partecipanti conoscano e capiscano altre giovani donne che hanno una vita e che la pensano in modo molto diverso da loro, in modo da iniziare a rendersi conto che sono più simili di quanto pensino.

La recensione in breve

8.5 Puntuale

Girls State esplora il concetto di politica sociale sfumando i confini tra l'idea di documentario e quella di film, per farci raccontare il nostro presente dalle generazioni che guideranno il futuro.

Pro
  1. Un documentario che si reinventa distaccandosi con successo da Boys State
  2. Maggiore enfasi sull'emotività, anche connessa a questioni quanto mai attuali
Contro
  1. Il ripetersi della
  • Voto CinemaSerieTv 8.5
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