In un cinema estivo dove i titoli più attesi sono cinecomic o viaggi nel mondo antico, un’ombra fantascientifica si erge in poche sale cinematografiche del Bel Paese e irrompe nella mente degli spettatori fin dal titolo: Good Luck, Have Fun, Don’t Die.
Un prodotto che segna il ritorno alla regia di Gore Verbinski dopo più di dieci anni dall’esperienza de La cura del benessere, con un salto nelle Special Gala Screening della Berlinale 2026 ed un’uscita sottobanco nelle sale cinematografiche italiane dell’ultimo periodo. Un tripudio di follia, tra fantascienza, sana commedia e un mondo nelle mani di un pazzo squilibrato e di persone altrettanto poco normali.
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In un periodo storico in cui il tema dell’IA è caldissimo, Verbinski torna al cinema con un incipit che ha ben poco di normale: durante una tranquilla serata in un diner americano, un uomo fa il suo ingresso e inizia a parlare di un’imminente apocalisse causata da un’intelligenza artificiale potentissima e ineluttabile. Non contento, lo stesso uomo, vestito come un barbone complottista dell’ultima ora, uno di quelli che vivono sotto i ponti, sostiene di averci già provato ben centosedici volte e di aver ricominciato la sua missione per la 117ª volta.
Tra sgomento e incredulità, nasce subito un dubbio: è tutto vero oppure è il solito pazzo che parla al vento? È proprio questa la sensazione che, per buona parte della visione, tiene lo spettatore incollato allo schermo, ricordando per certi versi Bugonia di Yorgos Lanthimos. Ma qui non si parla di alieni, bensì del destino dell’umanità. È in atto un piano per salvare l’intera razza umana dalla tecnologia e toccherà a un gruppo di scalmanati antieroi, guidati dal famigerato Uomo del Futuro (uno scatenato Sam Rockwell, che si prende tutta la scena), prendere in mano la situazione.
Quasi come se fosse un videogioco, in Good Luck, Have Fun, Don’t Die il protagonista rivive le stesse situazioni centinaia di volte. Ma sarà davvero quella giusta o finirà con l’essere l’ennesimo buco nell’acqua? I videogiocatori più incalliti, soprattutto gli appassionati di soulslike, conoscono bene questa sensazione.
Un mondo quasi condannato

Per quanto la trama sia volutamente semplice e non brilli per originalità, richiamando topos già visti in Ricomincio da capo e Terminator, la genialità di Verbinski risiede nell’approccio critico al mondo contemporaneo, ormai invaso e prosciugato dalla tecnologia. Il regista mostra adolescenti zombificati dallo scrolling compulsivo sullo smartphone, aziende finanziate dal governo per clonare le persone e la progressiva rinuncia alla vita reale, con tutti i suoi pro e contro, per immergersi completamente in una felicità artificiale.
L’apocalisse di Good Luck, Have Fun, Don’t Die non è ancora accaduta, ma è già iniziata sottotraccia. Esagerando volutamente la messa in scena, il cineasta statunitense non è poi così lontano dal mondo che conosciamo: quanto tempo perdiamo ogni giorno scrollando su Instagram e TikTok? E quanti utilizzano l’IA per sfuggire a una realtà fatta di delusioni?
Follia e delirio

Energico e straripante, fin dai primi minuti Good Luck, Have Fun, Don’t Die si impone come una pellicola dal ritmo frenetico, capace però di concedersi le pause giuste. È attraverso i flashback dei vari comprimari che la situazione degenera progressivamente e prende forma una società completamente imperniata sulla tecnologia, volutamente esasperata per ricercare quel gusto weird che rende il film così godibile.
Una fantascienza ambientata nel presente che rimanda a molti altri prodotti del genere. Il primo riferimento è inevitabilmente Terminator, ma sono fortissime anche le vibes del primo Black Mirror, senza contare la follia che attraversa le varie scene come se stessimo assistendo a Everything Everywhere All at Once, con una strizzatina d’occhio agli zombie del caro Romero.
Una marea di citazionismo che si amalgama in una satira dissacrante e quasi profetica. Anche di fronte a un pericolo imminente, l’umanità farà davvero qualcosa per uscirne oppure rimarrà ancorata a una sequenza infinita di pixel che scorrono sullo schermo dello smartphone?
La recensione in breve
Good Luck, Have Fun, Don't Die segna il ritorno di Gore Verbinski dietro la macchina da presa con un prodotto di fantascienza che fa satira sulla nostra società e il rapporto con la tecnologia, con una storia piena di rimandi cinematografici, seppur trattata con un buon ritmo e tanta voglia di divertire il pubblico.
Pro
- La regia di Verbinski è folle al punto giusto;
- Sam Rockwell ruba la scena fino all'ultimo minuto;
- Il mistero e il ritmo accompagnano lo spettatore in una piacevole visione;
Contro
- Poca originalità nella storia;
- La satira tende ad esagerare, soprattutto sugli adolescenti;
- 7.0