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Home » Film » Recensioni film » Him, la recensione: non incontrare mai i propri idoli

Him, la recensione: non incontrare mai i propri idoli

La recensione di Him, ultima novità del genere horror con ambientazione sportiva, tra rincorsa della fama e orrore del successo.
Gianluca ZanniDi Gianluca Zanni6 Ottobre 2025
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Il film: Him (2025). Regia: Justin Tipping. Genere: Horror. Cast: Marlon Wayans, Tyriq Whiters, Julia Fox, Tim Heydecker, Jim Jefferies. Durata: 96 minuti. Dove l’abbiamo visto: al cinema

Trama: la carriera del promettente quaterback del football americano Cameron Cade sembra finita dopo aver subito un trauma cranico all’indomani degli scouting della NFL. Tutto sembra perduto e i tempi di recuperi più lunghi del previsto, eppure, all’improvviso, l’ex stella e idolo dell’infanzia Isaiah White invita Cameron nella sua magione per una settimana di allenamenti speciali. Dietro il carisma di Isaiah si nasconde un oscuro segreto.

A chi è consigliato? Consigliato a chi ama horror psicologici sperimentali che mescolano il soprannaturale con il racconto sportivo


Il Greatest Of All Time, il GOAT, ormai entrato nello slang giovanile e sportivo, è una figura che nello sport contemporaneo è diventato il sinonimo del più forte di tutti i tempi. Ma quanto lavoro c’è dietro a questo GOAT? Talento innato oppure frutto di duro lavoro e sacrifici? È un Lionel Messi oppure un Cristiano Ronaldo?

Il nuovo lungometraggio di Justin Tipping intitolato Him e prodotto da Jordan Peele prova ad addentrarsi dentro le vie più oscure dello sport, ma cade rovinosamente: non basta una forma concettualmente interessante, serve anche una storia solida con cui proseguire.

Tanta forma, poca sostanza

Una scena del film Him.
Una scena del film Him. Fonte: Netflix.

Una domanda sorge spontanea una volta conclusa la visione di Him: a cosa abbiamo appena assistito? L’ultima produzione della Monkeypaw, con a capo Jordan Peele, si può definire un delirio psichedelico in salsa sportiva che, nonostante la sua bella forma – fatta di inquadrature suggestive e una base potenzialmente interessante dal punto di vista narrativo – stravolge completamente le aspettative.

Si ha la sensazione di essere davanti a un bellissimo giocattolo, dai dettagli interessanti e godibili, ma la cui funzione si limita a due suoni e al movimento di un singolo arto. Uno spreco in tutto e per tutto, tant’è che, man mano che si continua a guardare il film, pare una lunga pubblicità di profumi. Si vedono torsi nudi e ben levigati, quasi come eroi greci, colpiti, feriti, insanguinati. Tutto molto bello, ma la trama dov’è?

No storia, no party

Una scena del film Him.
Una scena del film Him. Fonte: Netflix.

Ripetiamolo: non basta una buona forma per fare un buon film. Il sacrificio tanto vituperato all’interno di Him non è solo quello sportivo, ma si riflette negativamente sulla narrazione stessa. Sebbene inizialmente la storia proceda più distesa nella prima metà, successivamente si trasforma in un avvicendarsi di eventi che, per quanto significativi, esplodono in un totale caos che non permette il giusto focus sulle tematiche più importanti.

Sembra che Tipping abbia perso il controllo della sua creatura, o che non sia riuscito a costruire la giusta tattica per centrare l’obiettivo e fare meta. Si è forse lasciato prendere da una critica generica verso il mondo sportivo, con tutti quei complottismi che oggigiorno girano sul web legati alle celebrità e al loro patto col demonio.

Sacrifico la carta “coesione”

Una scena del film Him.
Una scena del film Him. Fonte: Netflix.

Non siamo nuovi al cinema dell’ossessione: Whiplash e Il cigno nero ne sono due esempi lampanti. Ma cosa manca a Him per essere all’altezza dei suoi “cugini”? Manca la coesione e la volontà di concentrarsi su un singolo tema per esplorarlo a dovere.

Quello che si presenta come un viaggio nell’oscurità dello sport prende di mira il sistema dirigenziale contemporaneo, facendo leva sugli stereotipi dell’élite brutta e cattiva, sulla divinizzazione dei campioni sportivi e sul fanatismo che ne consegue. Questo non è altro che il contorno attorno al sacrificio, uno dei punti cardine del film e il mantra che ha guidato il protagonista per tutta la sua vita. Ma è davvero sacrificio quello che si vede?

Mi spiace, non sei Peele

Una scena del film Him.
Una scena del film Him. Fonte: Netflix.

L’orrore di Him è sanguinolento e psicologico, il ritratto del panorama horror contemporaneo che mira più a stupire che a inquietare. La regia di Tipping si insinua col contagocce, ma non arriva mai a scuotere lo spettatore con una vera critica sociale. Pare quasi una timida imitazione del cinema di Jordan Peele, qui nelle vesti di produttore, con un lavoro estetico per niente banale: tanto neon, molto colore rosso, brevi sequenze in infrarosso e negativo, e un’architettura quasi metafisica nel bel mezzo del deserto americano. Peccato che tutto questo abbellimento comporti un vuoto, un mero esercizio di stile che ha tolto al film la possibilità di esplodere in tutte le sue potenzialità.

La recensione in breve

5.0 Disunito

Him non riesce a colpire nel segno. Nonostante un lato tecnico interessante, ciò che ruota attorno non lo è altrettanto. Manca un focus, manca una storia accattivante e il totale controllo della pellicola dal punto di vista tematico. Non rispetta le aspettative e gioca molto sulla critica sociale senza mai osare, puntando solo sugli stereotipi.

Pro
  1. L'estetica accattivante
  2. Il tentativo di fare un horror sportivo
Contro
  1. Storia dal ritmo irregolare
  2. Scarso approfodimento del protagonista e delle tematiche in gioco
  3. Più si avvia verso il finale, più perde il controllo
  • Voto CinemaSerieTV 5.0
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