Il film: Hurry Up Tomorrow, 2025. Diretto da: Trey Edward Shults. Sceneggiatura: Trey Edward Shults, Abel “The Weeknd” Tesfaye, Reza Fahim. Cast: Abel Tesfaye (The Weeknd), Jenna Ortega, Barry Keoghan (Lee), Ivan Troy (Abel da giovane), Riley Keough (voce), Paul L. Davis. Genere: Thriller psicologico, drammatico Durata: 105 minuti. Dove l’abbiamo visto: Al cinema, all’estero.
Trama: Abel Tesfaye interpreta una versione di sé stesso: superstar tormentata da insonnia e depressione, risucchiata in un’odissea esistenziale dopo l’incontro con una fan misteriosa (Jenna Ortega). Tra notti deliranti, rivelazioni scioccanti e violenza psicologica, il suo viaggio diventa un’incursione nel caos interiore.
A chi è consigliato? A chi apprezza pellicole intense e sperimentali che mescolano musica, arte visiva e psicologia, con un ritmo lento e atmosfere ansiogene.
Con Hurry Up Tomorrow, Abel Tesfaye – meglio noto come The Weeknd – tenta il salto definitivo dalla musica al cinema, firmando il progetto più ambizioso e personale della sua carriera. Diretto da Trey Edward Shults (It Comes at Night, Waves), il film si presenta come la chiusura visiva della trilogia musicale iniziata con After Hours e proseguita con Dawn FM. Ma più che un’opera compiuta, ciò che arriva in sala è un ibrido incerto, che alterna momenti di grande suggestione a lunghe fasi di disorientamento narrativo.
Il risultato è una pellicola che si rivolge dichiaratamente ai fan più fedeli del cantante, ma che difficilmente riuscirà a coinvolgere un pubblico più ampio. Un film che seduce per la sua ambizione visiva e sonora, ma che inciampa sulla costruzione drammatica e sulla capacità di rendere universali i suoi temi.
Un protagonista alla deriva tra palco e paranoia

La trama si ispira a un evento reale: la perdita della voce di Tesfaye durante un concerto nel 2022. Da lì parte un viaggio fittizio ma intriso di autobiografia, in cui The Weeknd interpreta una versione alterata di se stesso, un artista in crisi dopo una rottura e sull’orlo del crollo fisico ed emotivo. Ad accompagnarlo ci sono due figure simboliche: il manager Lee (Barry Keoghan), che rappresenta l’industria, e Anima (Jenna Ortega), una fan inquietante che incarna l’ossessione e il lato tossico dell’adorazione.
Il film si sviluppa come un’odissea psichedelica tra hotel, camerini, party hollywoodiani e paesaggi onirici, costellata da frammenti musicali e visioni febbrili. Ma il problema è che questa costruzione, volutamente caotica, spesso si rivela più confusa che coinvolgente. La narrazione salta avanti e indietro, i dialoghi sono rarefatti e i personaggi faticano a evolversi o anche solo a diventare tridimensionali.
Regia e fotografia: una forma che sovrasta il contenuto

Trey Edward Shults confeziona un film visivamente affascinante, che sfrutta al massimo luci pulsanti, sovrimpressioni, distorsioni e colori saturi. La fotografia di Chayse Irvin crea atmosfere da sogno e da incubo, restituendo efficacemente il senso di disorientamento del protagonista. Tuttavia questa estetica, potente e coerente con l’universo musicale di The Weeknd, finisce per appesantire un impianto narrativo già fragile, rendendo l’esperienza più vicina a un videoclip esteso che a un film compiuto.
Le inquadrature vertiginose e gli espedienti visivi funzionano, ma vengono ripetuti con tale insistenza da perdere progressivamente il loro impatto. Il linguaggio cinematografico, invece che potenziare la storia, la comprime in una gabbia formale da cui non riesce più a uscire.
Un cast che cerca l’equilibrio

Sul fronte interpretativo, Jenna Ortega si conferma una presenza magnetica: il suo personaggio è disturbato, ambiguo, a tratti grottesco, ma trova una coerenza interna anche nei momenti più assurdi. Barry Keoghan, nel ruolo del manager, riesce a umanizzare una figura altrimenti caricaturale. Il punto debole, paradossalmente, è lo stesso Tesfaye.
Pur mettendosi a nudo – o almeno cercando di farlo – il cantante fatica a reggere il peso del ruolo principale. La sua performance non riesce infatti a trasmettere né la vulnerabilità né il tormento che il film vorrebbe esplorare: a tratti, sembra un’icona pop catapultata su un set senza un reale training attoriale alle spalle.
Una colonna sonora che brilla… ma non salva tutto

La musica, com’era prevedibile, è uno degli elementi più riusciti del film. Le canzoni di Hurry Up Tomorrow – composte da Tesfaye insieme a Oneohtrix Point Never – accompagnano il viaggio interiore del protagonista come un flusso continuo, capace di evocare malinconia, tensione e desiderio. Alcune scene riescono a fondere suono e immagine in maniera suggestiva, regalando brevi momenti di grazia visiva.
Eppure, nonostante la forza della colonna sonora, le canzoni sembrano più sovrapposte che integrate nella struttura del film. Vengono inserite in modo disordinato, a volte nei momenti meno significativi, e non sempre riescono a costruire un vero dialogo emotivo con la narrazione.
Un film per pochi: i fan lo ameranno, gli altri resteranno perplessi

Hurry Up Tomorrow non è un film accessibile. Non vuole esserlo. È un esperimento ibrido tra diario personale, opera concettuale e videoclips in sequenza. Chi conosce bene la musica e la poetica di The Weeknd troverà numerosi riferimenti, citazioni e sottotesti da decifrare. Per tutti gli altri, l’opera potrebbe risultare astratta, persino irritante, con i suoi simbolismi opachi e la mancanza di una vera trama.
Il narcisismo di Tesfaye, da sempre parte integrante del suo personaggio, qui viene messo in scena senza filtri. Ma invece di diventare uno strumento di autoriflessione, rischia di trasformarsi in un esercizio di autocompiacimento. Più che una conclusione epica per la trilogia musicale di The Weeknd, somiglia a un’opera intermedia, a metà strada tra confessione e performance. Un film che affascina quanto frustra, e che – al netto di tutte le sue fragilità – lascia intravedere il desiderio sincero di raccontarsi. Peccato che, per farlo, scelga la strada più complicata.
La recensione in breve
Pur affascinante dal punto di vista visivo e musicale, Hurry Up Tomorrow fatica a trovare una direzione chiara. Un film pensato per i fan più devoti, che resta più interessante nelle intenzioni che nei risultati.
Pro
- Fotografia visivamente potente e coerente con il linguaggio musicale di The Weeknd
- Colonna sonora coinvolgente e ben prodotta
- Jenna Ortega e Barry Keoghan offrono interpretazioni solide
- Ambizione tematica e voglia di mettersi a nudo da parte del protagonista
Contro
- Narrazione frammentaria e poco accessibile
- Simbolismo eccessivo e autoreferenzialità spinta
- Musica poco integrata alla struttura narrativa
- Voto CinemaSerieTv
