Il film: I ragazzi della Nickel, 2024. Regia: RaMell Ross. Cast: Ethan Herisse, Brandon Wilson, Hamish Linklater, Fred Hechinger, Daveed Diggs, Jimmie Fails, Aunjanue Ellis-Taylor. Genere: Drammatico. Durata: 140 minuti. Dove l’abbiamo visto: All’estero, in anteprima.
Trama: La storia di due adolescenti afroamericani in un riformatorio. La loro profonda amicizia diventa una forza di speranza.
A chi è consigliato? : A chi apprezza il cinema d’autore e le narrazioni intense e profonde, capaci di esplorare temi storici e sociali attraverso uno stile visivo potente.
Nella sua prima prova dietro la macchina da presa, Hale County This Morning, This Evening, RaMell Ross ha mostrato un modo molto personale e poetico di avvicinarsi alla realtà. Si tratta di un documentario impressionistico di osservazione, incentrato su brevi momenti, dettagli e osservazioni particolari sui diversi percorsi di due giovani afroamericani in una cittadina dell’Alabama. Fotografo di professione, Ross si è avvicinato ai suoi personaggi e ai suoi soggetti ponendo l’accento sull’aspetto visivo, lasciando in secondo piano i formati narrativi tradizionali, anche quelli del genere documentario. Quando si è trattato di passare alla fiction con l’adattamento di un romanzo importante di un autore pluripremiato come Colson Whitehead (vincitore del Premio Pulitzer per il romanzo The Underground Railroad, adattato da Barry Jenkins in una miniserie), si poteva supporre che il regista avrebbe optato per un formato più tradizionale. Ma Ross ha scelto la strada opposta, radicalizzando ancora di più il suo approccio, chiarendo che il suo modo di fare cinema è personale e che non è disposto a modificarlo o a renderlo più accessibile al pubblico
Il romanzo di Whitehead racconta una di quelle storie tremende, brutali e uniche che determinano la storia di un intero Paese. E la determinano, innanzitutto perché è stata nascosta per tanto tempo e, successivamente, per l’impossibilità quasi materiale (al di là di ogni morale) di assimilarla, di comprenderla, di perdonarla. Per più di un secolo, il riformatorio della Florida Nickel Academy per giovani neri è diventato una camera degli orrori dove i suoi abitanti venivano sistematicamente sottoposti a ogni tipo di abuso sessuale, mentale e fisico. Uno sterminio metodico e perfettamente sistematizzato che ha trasformato il centro in una vera e propria fabbrica di morte. Il riformatorio si chiama Nickel, ma è un riferimento alla vera Dozier School per ragazzi che ha operato per poco più di un secolo in Florida. Questo istituto era noto per gli stupri, gli omicidi, le torture e le molteplici aberrazioni che vi si verificavano, e solo nel 2011 è stato definitivamente chiuso.
Una storia di orrore e ingiustizia nascosta troppo a lungo

Il film segue le vite di Elwood (Ethan Herisse) e Turner (Brandon Wilson). Sono amici e condividono il dolore di essere vivi al Nickel. Uno confida nella possibilità di redenzione, l’altro ha abbandonato da tempo ogni speranza. RaMell Ross posiziona la macchina da presa, piuttosto che metterla, nello sguardo di Elwood; di tanto in tanto, Turner funge da specchio. La posizione cambia, ma, e questo è l’importante, il punto di vista rimane intatto, perfetto e trasparente. Nickel Boys è concepito come un’ode a tutto ciò che salva, all’ultimo barlume di vita nell’evidenza inappagabile della sofferenza, dell’odio, del terribile. L’intero sforzo del film consiste in qualcosa di elementare come trasferire allo spettatore l’illusione di guardare attraverso gli occhi del protagonista e persino, essendo impossibile, di essere il protagonista stesso. Senza melodramma, senza vuoto esibizionismo, lontano da ogni tentativo di imporre lo stile sul dolore, ciò che rimane è un film essenzialmente morale, emotivo fino alla disperazione e, nonostante tutto e contro tutto, bello.
Elwood e Turner: due prospettive sulla sopravvivenza

Scritto da RaMell Ross (Hale County This Morning, This Evening, Independent Lens) e Joslyn Barnes (Touch of Stranger, Bàttu, Harvest), Nickel Boys ci immerge in una delle tante storie dell’orrore che, pur essendo note a molti, sono rimaste sepolte per anni. Lungi dal creare un pamphlet pieno di dialoghi sulla rivendicazione sociale, i diritti civili e la libertà, i suoi sceneggiatori fanno qualcosa di molto più potente: raccontano in prima persona, attraverso gli occhi di Elwood e Turner, la discesa all’inferno che è ogni giorno alla Nickel Academy. Presentato come un istituto rispettabile che cercava di impartire disciplina ed educazione a giovani indisciplinati, il luogo è più simile a un gulag dell’Unione Sovietica che a un collegio. Gli adolescenti afroamericani e latini vengono usati come schiavi o sfruttati in combattimenti clandestini (dove vincere o perdere può costare la vita), alcuni vengono abusati sessualmente e chiunque infranga le regole – non importa quanto piccole – può essere frustato a morte. Un luogo inquietante in cui lo spettatore è immerso in prima persona, vivendo lo stesso livello di disagio dei suoi protagonisti.
Un’esperienza visiva e psicologica ipnotica

Sebbene le apparizioni di Ethan Herisse e Brandon Wilson sullo schermo siano sempre viste attraverso riflessi o da un punto di vista soggettivo, le interpretazioni di Nickel Boys sono eccellenti. Ethan Herisse viene mostrato come un giovane tranquillo e introverso, con un volto di pochi amici ma con un candore negli occhi che solo noi – seguendo il suo viaggio – sappiamo avere. Brandon Wilson, invece, appare come un ragazzo simpatico, estroverso e spensierato, ma dietro il suo sorriso nasconde un dolore profondo e una rassegnazione. Ogni volta che interagiscono sullo schermo e ci scambiamo i loro punti di vista, scopriamo quella vulnerabilità e quell’innocenza che non si permettono nemmeno di esprimere, e capiamo cosa uno fa per l’altro senza dire nulla o aspettarsi qualcosa in cambio.
Nickel Boys ha un approccio visivo ipnotico. Grazie alla sua narrazione frammentata e al suo gioco di prospettive, la storia gioca a disorientarci e a farci immergere nella psiche dei suoi protagonisti. Seguendo le orme di Michael Haneke, il suo regista capisce che il peggior tipo di violenza è quella che si verifica fuori dall’inquadratura e che finisce per essere inflitta per omissione. Allo stesso tempo, Ross sa quando, dove e come porre l’accento per scioccarci con certe scene o quali informazioni nascondere per angosciarci, invitandoci a immaginare scenari che potrebbero essere peggiori di quanto pensiamo. Questo costringe lo spettatore a scrutare ogni inquadratura del film, aspettando che il pericolo si annidi nel più piccolo angolo o cercando qualsiasi accenno di minaccia nel suono al di fuori del suo campo visivo.
La recensione in breve
Nickel Boys è un film potente e visivamente ipnotico, che trasforma la narrazione in un’esperienza immersiva e dolorosa. RaMell Ross radicalizza il suo approccio autoriale, evitando il melodramma e l’esibizionismo per restituire una storia di ingiustizia con uno sguardo intimo e profondamente morale.
Pro
- La crudezza con cui esplora temi già noti senza cadere nel pamphleting o nel sensazionalismo
- Il gioco di prospettive: RaMell Ross utilizza una narrazione visiva frammentata e soggettiva che coinvolge lo spettatore nella psiche dei protagonisti
- L’orrore viene spesso suggerito più che mostrato, amplificando il senso di disagio e coinvolgendo lo spettatore nella costruzione della violenza fuori campo
Contro
- La narrazione in prima persona e in soggettiva potrebbe risultare frustrante per alcuni spettatori
- L’approccio frammentato e poetico potrebbe risultare ostico per chi preferisce una struttura più lineare e tradizionale
- Voto CinemaSerieTv
