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Home » Film » Recensioni film » Il convegno, la recensione dell’horror comedy svedese su Netflix

Il convegno, la recensione dell’horror comedy svedese su Netflix

La recensione de Il convegno, nuova horror comedy di produzione svedese disponibile per lo streaming su Netflix.
Sofia BiaginiDi Sofia Biagini12 Ottobre 2023Aggiornato:12 Ottobre 2023
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Una scena de Il convegno
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Il film: Il convegno, 2023. Regia di: Patrik Eklund. Cast: Eva Melander, Katia Winter, Adam Lundgren, Lola Zackow, Bahar Pars, Cecilia Nilsson, Jimmy Lindström, Christoffer Nordenrot. Genere: Horror, commedia. Durata: 100 minuti. Dove l’abbiamo visto: in anteprima su Netflix.

La trama: Durante un ritiro di team building, un gruppo mal assortito di dipendenti comunali si ritroverà ad affrontare non solo le divergenze interne, ma anche uno spietato serial killer che dà loro la caccia.


Può un tranquillo weekend di team building tra colleghi trasformarsi in una carneficina? Ovviamente sì se stiamo guardando un film su Netflix, che ultimamente sembra essere pazzamente innamorato dello slasher. Il convegno – questo il nome della nuova horror comedy svedese disponibile sulla piattaforma – segue un gruppo di dipendenti comunali durante un fine settimana di lavoro di squadra per imparare a cooperare prima dell’apertura del centro commerciale locale. Uno spietato killer mascherato, però, è pronto a rovinare i loro piani. E le loro vite.

Come vedremo nella nostra recensione de Il convegno, il film diretto da Patrik Eklund non spicca certo per fantasia, riproponendo fedelmente tutti i cliché del genere slasher. Rimane comunque un discreto prodotto di intrattenimento, capace anche di porre lo spettatore davanti a un complesso dilemma morale.

La trama: un tranquillo convegno di paura

una scena de Il convegno

Un eterogeneo gruppo di dipendenti comunali parte per un week end fuori città prima della costruzione del nuovo centro commerciale della cittadina di Kolarängen. L’obiettivo del ritiro è quello di unire l’utile al dilettevole: sviluppare le competenze necessarie per lavorare insieme al nuovo progetto e, allo stesso tempo, stare insieme e conoscersi meglio con esercizi di team building in mezzo alla natura. Ben presto, però, iniziano ad emergere divergenze interne alla comitiva dovute soprattutto al fatto che, la costruzione del centro commerciale, avrà come conseguenza l’espropriazione delle terre agli agricoltori locali. In un clima di invidia e rivalità camuffato da spirito di squadra, uno spietato assassino mascherato inizia a mietere vittime intorno a loro; quando il gruppo se ne accorgerà, però, sarà ormai troppo tardi.

L’omicidio non è bello se non è litigarello

Una scena de Il convegno

Fin dal loro arrivo presso la struttura ricettiva in mezzo alla natura, appare subito chiaro che, dietro al weekend di team building, vi è solo un gruppo di individui decisamente mal assortiti, in totale disaccordo tra loro e unicamente orientati verso i propri interessi. E sarà proprio questa ipocrisia dilagante a rivelarsi fatale per la comitiva: troppo impegnati a mal sopportarsi e a calunniarsi alle spalle, i dipendenti comunali ci metteranno un po’ ad accorgersi che un serial killer mascherato si aggira tra i bungalow mietendo vittime. Solo nella disperata lotta per la sopravvivenza il gruppo scoprirà finalmente lo spirito di squadra, ma riusciranno a collaborare efficacemente senza averlo mai fatto prima o il folle assassino saprà sfruttare l’inclinazione individualista dei partecipanti per farli fuori uno a uno? Quel che è certo, è che tutti (o quasi) impareranno che l’unione fa la forza; o, perlomeno, può aiutare a portare a casa la pellaccia.

Chi è senza peccato spali la prima zolla

Una scena de Il convegno

Il convegno mette in campo un complesso dilemma morale. La giunta vuole costruire un enorme centro commerciale all’avanguardia che possa dare prestigio alla città di Kolarängen e attirare nuovi abitanti. Per poter avviare i lavori, però, si è rivelato necessario espropriare appezzamenti di terra ai contadini del posto con conseguenze devastanti: apprendiamo fin da subito, infatti, che un agricoltore locale si è tolto la vita dopo la confisca della fattoria senza che fosse stato versato alcun risarcimento. Il tragico evento non deve però essere divulgato ai dipendenti, perché in fondo, come dice il capo team – incaricato di spalare la prima zolla di terreno dove sorgerà il centro commerciale – “è necessario rompere qualche uova per fare un’omelette“.

Chi è dunque il vero assassino? La giunta comunale che mette in ginocchio i contadini per quello che ritengono il “benessere” della città (ovvero delle loro tasche) o il killer mascherato che, seguendo questa chiave di lettura, può essere visto come una sorta di vendicatore? Sta allo spettatore scegliere in quale fazione schierarsi.

La fantasia non è la sua arma migliore

Una scena de Il convegnoIl killer mascherato utilizza qualsiasi oggetto utile che gli capiti sotto mano per compiere la sua mattanza tra i dipendenti comunali: da una pala al motore di una barca, da una falce a una padella. L’unica arma che non vediamo mai tra le sue mani è di certo la fantasia. Sì perché Il convegno si inserisce alla perfezione – cliché compresi – nel genere slasher tanto amato ultimamente da Netflix che, proprio recentemente, ha distribuito titoli come Il club dei lettori assassini e Totally Killer (film con Kiernan Shipka di cui trovate la nostra recensione), solo per citarne alcuni. La volontà di rifarsi a franchise ben più noti come Scream e Auguri per la tua morte è chiaro: un assassino psicopatico mascherato, un spazio delimitato, un arsenale variegato e, ovviamente, tanto tanto sangue. Il film diretto da Patrik Eklund si distingue unicamente per l’età dei suoi personaggi e, di conseguenza, per i temi trattati. Nonostante questo, proprio come quasi tutte le opere appartenenti al genere, Il convegno rappresenta comunque un discreto prodotto di intrattenimento per chi non è alla ricerca di grande originalità.

La recensione in breve

6.5 Slasher

Il convegno non spicca certo per fantasia, riproponendo fedelmente tutti i cliché del genere slasher. Rimane comunque un discreto prodotto di intrattenimento, capace anche di porre lo spettatore davanti a un complesso dilemma morale. 

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