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Home » Film » Recensioni film » Il Maestro, la recensione: un’estate di tennis e libertà

Il Maestro, la recensione: un’estate di tennis e libertà

La recensione de Il Maestro, racconto di formazione con Pierfrancesco Favino e il giovane Tiziano Menichelli.
Sofia BiaginiDi Sofia Biagini31 Agosto 2025
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Pierfrancesco Favino in una scena de Il Maestro.
Pierfrancesco Favino in una scena de Il Maestro. Fonte: Vision Distribution.
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IL film: Il Maestro, 2025. Diretto da: Andrea Di Stefano. Cast: Pierfrancesco Favino, Tiziano Menichelli, Giovanni Ludeno, Dora Romano. Genere: Commedia, Drammatico. Durata: 125 min. Dove l’abbiamo visto: alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia

Trama: Alla fine degli anni Ottanta, Felice, giovane promessa del tennis, affronta i tornei nazionali sotto la guida di Raul, ex tennista disilluso. Un’estate di sconfitte e rivelazioni che cambierà entrambi.

A chi è consigliato? A chi ama i racconti di formazione, le commedie malinconiche e i film che usano lo sport come specchio della vita.


C’è un’estate che segna la fine dell’infanzia e l’inizio di un percorso più complesso. In Il Maestro, presentato fuori concorso a Venezia, Andrea Di Stefano intreccia malinconia e commedia all’italiana per raccontare quell’attimo sospeso in cui il desiderio di libertà si scontra con il peso delle aspettative. Sullo sfondo dell’Italia di fine anni Ottanta, fatta di circoli sportivi periferici, pensioni a gestione familiare e strade assolate, il film costruisce un racconto intimo sul rapporto tra un ragazzo in cerca di sé stesso e un adulto che tenta di dare senso al proprio passato.

La storia segue Felice (Tiziano Menichelli), tredici anni, talento fragile del tennis ma schiacciato dall’ambizione del padre. Per prepararlo ai tornei nazionali viene affidato a Raul Gatti (Pierfrancesco Favino), ex tennista che vive di rimpianti e mezze verità, famoso solo per un lontano ottavo di finale al Foro Italico. Il viaggio lungo la costa italiana non è fatto di trionfi, ma di partite perse, camere anonime e giornate ripetitive che diventano terreno fertile per un confronto serrato. Felice capisce che non può vivere solo per soddisfare gli altri; Raul impara che perfino una carriera incompiuta può generare qualcosa di nuovo se condivisa con chi ha ancora la forza di credere.

Un viaggio di formazione

Pierfrancesco Favino in una scena de Il Maestro.
Pierfrancesco Favino in una scena de Il Maestro. Fonte: Vision Distribution.

Il tennis è il terreno di gioco, ma la partita vera si gioca altrove. Di Stefano utilizza lo sport come specchio della crescita: non conta la vittoria, ma la capacità di resistere, di rialzarsi, di imparare anche dai set persi. Ogni incontro diventa una piccola lezione, e ogni sconfitta un passo avanti verso la scoperta di sé. La regia si prende il tempo per soffermarsi sui dettagli minimi – uno sguardo abbassato, un gesto nervoso, il silenzio tra due dialoghi -costruendo un racconto intimo che parla più di identità che di classifiche.

Un’estate che non ritorna

Una scena de Il Maestro.
Una scena de Il Maestro. Fonte: Vision Distribution.

Il film cattura la magia malinconica delle estati che segnano il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Non c’è retorica nostalgica, ma la consapevolezza che alcuni momenti, anche se apparentemente ordinari, diventano spartiacque. I campi polverosi, i viaggi in macchina, le giornate scandite da allenamenti e attese restituiscono un’atmosfera sospesa, in cui ogni esperienza sembra destinata a lasciare un segno duraturo. È un’estate irripetibile, che si imprime nella memoria dei protagonisti e, anche in quella dello spettatore.

Maestri imperfetti

Il cuore del racconto è il legame tra Raul e Felice: un ragazzo che ha bisogno di una guida e un uomo che non è mai stato davvero all’altezza delle sue ambizioni. Ed è proprio questa imperfezione a renderlo credibile come mentore. Favino interpreta Raul come un uomo pieno di difetti, capace di mentire e di perdersi, ma anche di regalare momenti di inattesa generosità. Il film diventa così un omaggio ai maestri che insegnano più con le proprie cadute che con i trofei. La lezione di Raul non è quella di vincere a ogni costo, ma di restare nello scambio, di non smettere di giocare anche quando il risultato è già segnato.

Il cast de Il Maestro

Tiziano Menichelli in una scena de Il Maestro.
Tiziano Menichelli in una scena de Il Maestro. Fonte: Vision Distribution.

Tiziano Menichelli si rivela sorprendente: intenso, naturale, perfettamente calato nella parte di un adolescente fragile ma determinato. La sua recitazione restituisce l’incertezza e la ribellione silenziosa tipiche di quell’età. Favino, dal canto suo, offre una delle interpretazioni più misurate degli ultimi anni: abbandona la tendenza a dominare la scena e lascia emergere il personaggio con le sue contraddizioni, regalando al pubblico risate genuine e momenti di sincera commozione. Insieme creano una dinamica vibrante e autentica, che dà corpo e anima al film.

La recensione in breve

7.0 Umano

Il Maestro è un film che parla di tennis ma racconta in realtà molto di più: la crescita, le cadute e la possibilità di rialzarsi. Andrea Di Stefano costruisce un racconto equilibrato tra commedia e malinconia, con uno sguardo delicato che lascia spazio ai silenzi e ai piccoli gesti. Pierfrancesco Favino interpreta Raul con misura, regalando un’interpretazione che diverte e commuove, mentre il giovane Tiziano Menichelli sorprende per intensità e naturalezza. La forza del film sta proprio nella relazione tra i due protagonisti, che diventa il cuore pulsante della storia. Pur con qualche prevedibilità narrativa, il film riesce a restituire la freschezza di un’estate irripetibile e il valore di un incontro che lascia il segno.

Pro
  1. Favino totalmente nel personaggio
  2. L’esordio intenso e credibile di Tiziano Menichelli
  3. Il tono equilibrato tra commedia e malinconia
Contro
  1. Qualche passaggio narrativo prevedibile
  • Voto CinemaSerieTV 7.0
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