Il film: La trama fenicia. Regia: Wes Anderson. Cast: Benicio del Toro, Mia Threapleton, Michael Cera, Tom Hanks, Scarlett Johansson, Bryan Cranston, Riz Ahmed, Mathieu Amalric, Richard Ayoade, Jeffrey Wright, Benedict Cumberbatch, Rupert Friend, Hope Davis, Charlotte Gainsbourg, Antonia Desplat, Bill Murray, Willem Dafoe, Jason Watkins, Milo James, Stéphane Bak. Durata: 1h 41m. Dove l’abbiamo visto: Al Festival di Cannes, in lingua originale.
Trama: Zsa-Zsa Korda, magnate sopravvissuto al suo sesto incidente aereo, nomina erede la figlia Liesl, suora novizia. Insieme, affrontano un viaggio tra affari, attentati e riconciliazioni familiari.
A chi è consigliato? : Agli amanti del cinema di Anderson che cercano una narrazione più emotiva e meno cerebrale.
Presentato in anteprima al Festival di Cannes 2025, La trama fenicia segna un nuovo capitolo nella filmografia di Wes Anderson, e al contempo una sintesi più calda e riflessiva della sua poetica. Ambientato in un immaginario stato mediorientale negli anni ’50, il film racconta la parabola di Zsa-Zsa Korda (Benicio del Toro), magnate senza patria ma con affari ovunque, la cui ultima impresa titanica è minacciata da nemici, ostacoli finanziari e fantasmi del passato. In un tono che fonde commedia, spy story e domande esistenziali, Anderson imbastisce una storia padre-figlia che, se dal punto di vista visivo il film rimane ancorato all’estetica geometrica e virtuosistica tipica del regista, narrativamente rappresenta un’evoluzione, con maggiore spazio per la complessità emotiva e le dinamiche affettive.
Una figlia ritrovata e un impero da salvare

La trama si apre con l’attentato (il sesto) fallito al jet privato di Zsa-Zsa Korda, evento che spinge l’uomo d’affari a rivalutare le proprie priorità: da un lato, ricostruire il rapporto con la figlia Liesl (Mia Threapleton), giovane novizia fredda e distante che lo ritiene in parte responsabile della morte della madre; dall’altro, completare il suo mastodontico “Schema Fenicio”, un’ambiziosa triplice infrastruttura (galleria transmontana, canale interdesertico e diga transbacinica) il cui finanziamento traballa pericolosamente. La narrazione si dipana in sei tappe, un road movie imprenditoriale durante il quale Korda cerca di convincere alleati e rivali a coprire il buco economico del progetto, con la figlia e il suo eccentrico tutore svedese (Michael Cera) al seguito. A ogni tappa, tra trattative politiche, pericoli mortali e apparizioni mistiche, padre e figlia si avvicinano, esplorando il passato e interrogandosi sul futuro. La posta in gioco, però, non è solo economica: è la possibilità di redenzione, di lasciare un’eredità diversa dal mero potere.
Una narrazione più umana

Con La trama fenicia, Wes Anderson compie un passo significativo nella direzione di una narrazione più umana, più empatica. La relazione tra Zsa-Zsa e Liesl è al centro del film e viene trattata con una sensibilità che, pur evitando il sentimentalismo, abbandona la consueta distanza emotiva dell’autore. I dialoghi sono meno teatrali, più essenziali, e le pause, i silenzi, gli sguardi diventano parte integrante del linguaggio. Benicio del Toro offre una delle interpretazioni più sfumate della sua carriera, riuscendo a incarnare l’ambiguità morale di un uomo che ha costruito il proprio impero sulle macerie affettive. L’energia trattenuta ma sempre palpabile della sua performance rende Korda un personaggio tanto grottesco quanto profondamente umano. Dal canto suo, la giovane Threapleton (interpretata dalla figlia di Kate Winslet), è una rivelazione: rigida e imperscrutabile all’inizio, riesce a restituire con finezza il lento scongelamento emotivo della figlia verso il padre. Il film trova così il proprio fulcro non nella megalomania del protagonista, ma in ciò che rischia di perdersi: i legami, la memoria, la capacità di chiedere perdono.
Il capitale come vuoto affettivo

Pur restando nel registro della commedia, con il consueto corredo di humour secco e situazioni al limite dell’assurdo, La trama fenicia si confronta con questioni di sorprendente densità, prima fra tutte quella del capitalismo e della sua deriva morale. Il film ambienta il suo racconto in un dopoguerra idealizzato e astratto, in cui le ambizioni titaniche dell’industriale Zsa-Zsa Korda assumono tratti grotteschi ma mai del tutto farseschi. Anderson sembra più interessato al meccanismo che muove il capitale che non ai suoi effetti diretti: l’accumulazione, la negoziazione perpetua, la logica del controllo diventano un gioco chiuso su se stesso, privo di reale giustificazione etica o relazionale. Korda incarna perfettamente questa contraddizione: uomo colto, elegante e perennemente in affari, ma incapace di ricucire il rapporto con la figlia e di trovare un senso alla propria eredità.
La recensione in breve
La trama fenicia segna un ritorno di Wes Anderson a tematiche più intime, pur mantenendo la sua inconfondibile (e sempre uguale a se stessa) estetica. Il film esplora il vuoto lasciato dal potere e dalla ricchezza attraverso la figura di Korda, interpretato con maestria da Benicio del Toro, mentre la relazione con la figlia Liesl, suora dal passato complesso, aggiunge una certa profondità emotiva alla narrazione.
Pro
- Una narrazione più calda e umana
- Performance intensa di Benicio del Toro
- Attenzione alle dinamiche tra i personaggi
Contro
- Estetica sempre uguale a se stessa
- Ritmo narrativo incostante
- Voto CinemaSerieTV
