C’erano le premesse per una satira brillante sui rapporti di potere tra uomini e donne, ma Ladies First, film diretto da Thea Sharrock che abbiamo visto su Netflix, finisce per trasformarsi in una commedia prevedibile e sorprendentemente datata. Il film diretto da Thea Sharrock prova a ribaltare le dinamiche del sessismo attraverso un classico espediente “what if?”, immaginando un mondo in cui sono le donne a dominare la società e gli uomini a vivere discriminazioni, molestie e stereotipi. Il problema è che, dopo uno spunto inizialmente curioso, la pellicola continua a ripetere sempre la stessa battuta senza mai davvero approfondire il discorso.
Una premessa interessante che si esaurisce troppo in fretta

Il protagonista Damien Sachs, interpretato da Sacha Baron Cohen, è un pubblicitario arrogante e profondamente misogino convinto di meritare tutto. Dopo un incidente, si risveglia in una realtà alternativa dove i ruoli di genere sono completamente invertiti: le donne occupano le posizioni di potere, gli uomini vengono oggettificati e trattati con superficialità, e lui si ritrova improvvisamente dall’altra parte del sistema.
L’idea funziona per i primi minuti, soprattutto quando il film gioca con piccoli dettagli del quotidiano ribaltati in chiave satirica. Il problema è che la sceneggiatura insiste continuamente sugli stessi meccanismi, accumulando gag sempre più prevedibili e spiegando ogni concetto in modo fin troppo didascalico. Dopo un po’, la sensazione è quella di assistere a un film convinto di essere molto più intelligente e provocatorio di quanto sia davvero.
Rosamund Pike regge il film quasi da sola

La presenza di Rosamund Pike è probabilmente l’elemento migliore del film. Alex è una dirigente brillante, spietata e sicura di sé, e Pike riesce a darle carisma anche quando il copione non le lascia grande spazio. Ogni volta che entra in scena il film acquista energia e ritmo, mostrando per qualche istante la versione più interessante che Ladies First avrebbe potuto essere.
Più complicata invece la prova di Sacha Baron Cohen. L’attore sembra spesso fuori parte: il suo Damien non ha né il fascino necessario per risultare credibile come seduttore arrogante né la trasformazione emotiva necessaria per rendere davvero efficace il percorso del personaggio. Il risultato è una performance discontinua che fatica a sostenere il peso dell’intera commedia.
Una satira che colpisce sempre gli stessi bersagli

Il film vorrebbe parlare di disparità di genere, privilegi e dinamiche tossiche sul lavoro, ma lo fa attraverso una comicità molto elementare. I dialoghi insistono continuamente su giochi di parole e ribaltamenti ovvi, mentre molte situazioni sembrano appartenere a una commedia dei primi anni Duemila più che a una satira contemporanea.
Il paradosso è che il film parte da un tema ancora attualissimo, ma lo affronta con strumenti narrativi che sembrano appartenere a un’altra epoca. La sensazione costante è quella di vedere una satira costruita attorno a un’unica idea allungata per oltre ottanta minuti, senza mai trovare davvero nuove direzioni.
Eppure qualche momento funziona. Alcune scene riescono davvero a mettere a disagio nel modo giusto, mostrando quanto certi comportamenti quotidiani cambino significato quando a subirli sono gli uomini. Il problema è che Ladies First preferisce quasi sempre la caricatura alla vera osservazione sociale, rendendo tutto più superficiale di quanto dovrebbe.
Un film che spreca un cast enorme

Oltre ai due protagonisti, il film mette insieme nomi come Fiona Shaw, Richard E. Grant, Emily Mortimer e Charles Dance, ma quasi tutti restano confinati a macchiette sopra le righe. Alcuni sembrano divertirsi apertamente con l’assurdità del progetto, ma il film non riesce mai davvero a sfruttare il loro talento.
Anche visivamente tutto appare piuttosto anonimo: una regia televisiva, pochissime idee davvero memorabili e un’estetica da commedia Netflix standardizzata che non lascia praticamente nulla.
Cosa ne pensiamo in sintesi
Una commedia che parte da un’idea interessante ma finisce per ripetere sempre le stesse gag. Rosamund Pike prova a darle spessore, ma la satira resta troppo superficiale e datata.
Pro
- Rosamund Pike è perfettamente a suo agio nel ruolo
- La premessa iniziale è curiosa e potenzialmente molto forte
Contro
- Molte battute sembrano appartenere a una commedia di vent’anni fa
- Spreca temi interessanti senza mai approfondirli davvero
- Sacha Baron Cohen appare spesso fuori parte
- Voto CinemaSerieTV
