Il film: L’amore che non muore, 2025. Diretto da: Gilles Lellouche. Cast: Adèle Exarchopoulos, François Civil, Mallory Wanecque, Malik Frikah, Alain Chabat, Benoît Poelvoorde, Élodie Bouchez. Genere: Drammatico, romantico, musicale. Durata: 161 minuti. Dove l’abbiamo visto: In anteprima, all’estero.
Trama: Negli anni ’80, Jackie e Clotaire si innamorano perdutamente nonostante le differenze sociali e caratteriali. Lei, studentessa brillante e orfana di madre, vive con un padre amorevole; lui, ragazzo di strada, si avvicina alla criminalità. Dopo dodici anni di prigione per un crimine non commesso, Clotaire cerca di riconquistare Jackie, ora sposata e con una nuova vita. Un’epopea sentimentale che attraversa due decenni, tra passioni travolgenti e destini incrociati.
A chi è consigliato? A chi ama le storie d’amore intense e tormentate, con una forte componente musicale e una narrazione che fonde romanticismo e dramma sociale.
Dichiaratamente debordante, iper-romantico, stilisticamente sfacciato: L’amore che non muore è il film in cui Gilles Lellouche osa tutto e mette in scena l’amore come una febbre che non passa. Una storia che si dipana per vent’anni, tra adolescenza e età adulta, tra ribellioni, carcere e seconde possibilità. Se il racconto talvolta inciampa nel suo stesso entusiasmo, il risultato finale è comunque un’opera vitale e sincera, capace di emozionare anche quando esagera.
Una storia d’amore a pieno volume

Jackie e Clotaire si conoscono da adolescenti in una cittadina industriale del nord della Francia. Lei è una studentessa modello della media borghesia, lui un ragazzo inquieto e impulsivo, già invischiato in piccoli crimini. In apparenza distanti, sono invece due anime affini, entrambe ribelli, entrambe incapaci di vivere un amore tiepido. Ma il destino li separa brutalmente: Clotaire finisce in carcere per dodici anni. Quando esce, Jackie è sposata con un uomo che non ama. Eppure, quella fiamma di gioventù non si è mai spenta.
Diviso in due grandi capitoli – adolescenza e maturità – il film segue l’evoluzione dei due protagonisti attraverso vent’anni di vita, errori, sogni e ritorni. Lellouche sceglie di raccontare tutto in modo febbrile, romanzesco, persino barocco: L’amore che non muore non è un film che sussurra, è un film che grida.
Una regia senza freni e un piacere cinefilo

È chiaro fin dai primi minuti che Lellouche ha concepito questo film come una dichiarazione d’amore al cinema stesso. I riferimenti abbondano e sono volutamente ostentati: ci sono echi di West Side Story, di Carlito’s Way, di Scorsese, Carpenter, persino di Tarantino. Ma più che di citazionismo fine a sé stesso, si tratta di un modo per inquadrare i sentimenti dei personaggi in una dimensione epica, quasi mitologica.
La messa in scena è vorticosa: soggettive, ralenti, split screen, movimenti di macchina arditi, colori saturi. A tratti sembra davvero che il regista voglia fare “tutti i film in uno solo”. E se a qualcuno questo potrà risultare ridondante o manierista, per altri sarà il segno di una generosità rara nel cinema contemporaneo.
Un cast che dà anima e corpo

La riuscita del film passa anche attraverso le performance del suo quartetto principale. Mallory Wanecque e Malik Frikah, nei panni dei protagonisti adolescenti, sono freschi, vibranti, capaci di restituire l’urgenza e la confusione del primo amore. Nella seconda metà, Adèle Exarchopoulos offre una delle sue interpretazioni più mature, capace di unire fragilità e determinazione. François Civil, da parte sua, è credibile nella parabola di un uomo segnato, ancora capace però di amare con la furia di un ragazzino.
Attorno a loro ruota un cast secondario di grande livello, da Alain Chabat a Benoît Poelvoorde, da Élodie Bouchez a Vincent Lacoste, che impreziosiscono il film con apparizioni brevi ma incisive. In particolare, Chabat e Bouchez regalano due figure genitoriali memorabili, ciascuna con la propria malinconia.
Dove il cuore batte più forte: tra eccessi e sincerità

Pur nella sua durata generosa (161 minuti), il film non perde mai del tutto la presa. Certo, qualche segmento si dilunga, e alcune trovate visive risultano più estetiche che realmente funzionali. Ma è proprio questa tensione tra il desiderio di stupire e la voglia di emozionare a rendere L’amore che non muore così particolare.
Nel continuo cambio di toni – dal gangster movie al mélo, dalla commedia surreale al musical – il film rischia molto, ma a tratti riesce davvero a centrare il bersaglio. Le scene più riuscite sono quelle in cui la messinscena rallenta per lasciare spazio alla verità dei personaggi: una telefonata che diventa pugno nello stomaco, una corsa sulla spiaggia che restituisce ai protagonisti un frammento d’infanzia, un’ultima danza che (forse) avrebbe potuto essere l’unico finale possibile.
L’amore che non muore non è un film perfetto, ma è un film pieno di vita, di idee, di emozioni. Lellouche osa troppo, forse, ma lo fa con passione e con una consapevolezza sorprendente. L’eccesso diventa cifra stilistica e dichiarazione di poetica. Non tutto convince, non tutto funziona, ma tutto pulsa, come il cuore che batte nel titolo. Chi saprà abbandonarsi al suo romanticismo folle e alla sua energia disordinata, troverà in questo film un’esperienza cinematografica singolare, a tratti commovente, spesso sfrontata, sicuramente mai banale.
La recensione in breve
L’amore che non muore è un’opera ambiziosa e traboccante, dove il cinema è al servizio di un amore totalizzante, raccontato senza filtri. Nonostante alcune sbavature e un’estetica talvolta sopra le righe, Gilles Lellouche firma un film che emoziona e sorprende, portando in scena l’amore nella sua forma più esplosiva.
Pro
- Una messa in scena audace e piena di riferimenti cinefili
- La prima parte, tra adolescenza e pulsione romantica, è magnetica
- Interpretazioni sincere e toccanti, soprattutto da parte dei quattro protagonisti
- Una colonna sonora perfettamente integrata al racconto
Contro
- Durata eccessiva e ritmo incostante nella seconda parte
- Alcuni virtuosismi stilistici appaiono fini a sé stessi
- Qualche cliché melodrammatico di troppo
- Voto CinemaSerieTv
