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Home » Film » Recensioni film » Le ali della mia solitudine, la recensione del tiepido esordio alla regia di Mario Casas

Le ali della mia solitudine, la recensione del tiepido esordio alla regia di Mario Casas

La recensione de Le ali della mia solitudine, film drammatico esordio alla regia dell'attore Mario Casas ora disponibile su Netflix.
Sofia BiaginiDi Sofia Biagini19 Gennaio 2024
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I protagonisti de Le ali della mia solitudine. Fonte: Warner Bros. Pictures.
I protagonisti de Le ali della mia solitudine. Fonte: Warner Bros. Pictures.
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Il film: Le ali della mia solitudine, 2024. Regia: Mario Casas. Cast: Óscar Casas, Candela González, Farid Bechara. Genere: Drammatico. Durata: 102 minuti. Dove l’abbiamo visto: su Netflix.

Trama: Lo street artist in erba Dan sbarca il lunario compiendo furti e rapine; l’uscita del padre dal carcere, però, riporterà a galla tutti i suoi demoni, spingendo il ragazzo a fuggire.


Dopo una lunga carriera nel cinema spagnolo, Mario Casas esordisce alla regia, scrivendo una sceneggiatura a quattro mani con Déborah François e dando vita a un lungometraggio che ha riscosso un notevole successo in patria, venendo candidato a ben 17 premi Goya. Stiamo parlando de Le ali della mia solitudine (titolo originale Mi soledad tiene alas), che approda il 19 gennaio su Netflix dopo essere stato presentato in anteprima al Festival del Cinema di Paterna nell’agosto del 2023. Protagonista del film è il giovane fratello del regista, Óscar Casas, che qui veste i panni di Dan, street artist di talento che, insieme ai suoi amici di sempre Vio e Reno, si dedica a piccole rapine nella periferia di Barcellona per sbarcare il lunario. Il ritorno del padre dalla prigione, farà sprofondare il ragazzo in una spirale di violenza, spingendolo a fuggire per lasciarsi alle spalle i demoni del suo passato.

Premesse di certo non troppo originali che, come vedremo nella nostra recensione de Le ali della mia solitudine, si traducono in un film dalla discreta energia visiva e sonora ma incapace di brillare, espressione massima del cinema quinqui e copia di tante opere già viste in precedenza. Nel suo costante tentativo di ricercare una genuinità nella narrazione appare spesso esagerato, nonostante abbia dalla sua un cast capace di interpretazioni convincenti.

Impara l’arte…

Óscar Casas e Candela González sono Dan e Vio nel film Le ali della mia solitudine. Fonte: Warner Bros. Pictures.
Óscar Casas e Candela González sono Dan e Vio nel film Le ali della mia solitudine. Fonte: Warner Bros. Pictures.

In un umile quartiere della periferia di Barcellona, Dan (Óscar Casas), Vio (Candela González) e Reno (Farid Bechara), vivono alla giornata, tra locali malfamati, risse e piccoli furti per sbarcare il lunario. Ma dietro la facciata di piccolo criminale, Dan è un nipote affezionato, che vive con la nonna prendendosene cura, oltre a essere un talentuoso street artist dalla profonda sensibilità e dal sogno, un giorno, di poter andare a Berlino per riscrivere il proprio destino. La morte dell’anziana donna e l’uscita del padre di prigione, però, risvegliano nel ragazzo demoni che pensava ormai assopiti, facendo precipitare nuovamente il suo mondo nel buio. Le brutte sorprese sembrano, però, non essere finite per il giovane: dopo una rapina andata male, Dan e Vio si ritrovano costretti a fuggire dalla città, lasciandosi alle spalle la vita che conoscono e iniziando un viaggio di scoperta senza ritorno.

La famiglia è quella che ti scegli

Óscar Casas e Candela González in una scena de Le ali della mia solitudine. Fonte: Warner Bros. Pictures.
Óscar Casas e Candela González in una scena de Le ali della mia solitudine. Fonte: Warner Bros. Pictures.

Tema centrale della narrazione è sicuramente quello della famiglia, intesa da un lato come quella biologica, dall’altra come quella ti scegli. In Le ali della mia libertà assistiamo alla contrapposizione tra questi due tipi di nuclei familiari: dopo la morte dell’amata nonna, la famiglia di Dan è composta unicamente da suo padre, un uomo violento (soprattutto psicologicamente) appena uscito di prigione che vuole sottomettere il figlio, obbligandolo a vivere come lui ritiene più giusto. Nonostante il legame di sangue, il giovane non riconosce nell’uomo una figura genitoriale, al contrario lo vede come ulteriore – e forse il più rilevante – elemento di tossicità all’interno di un’esistenza già complessa, e che forse è così difficile proprio a causa delle sue origini.

C’è poi la famiglia d’elezione, quella che Dan sceglie ogni giorno per condividere la propria vita. Sono Vio e Reno, compagni di avventura e di malefatte sempre pronti a schierarsi al suo fianco. Entrambe le famiglie avranno un forte impatto – sia negativo che positivo – sulle scelte che il nostro protagonista si vedrà costretto a compiere, a dimostrazione del fatto che è sì fondamentale il background dal quale provieni, ma è più importante la direzione che decidi di perseguire.

Un esordio tiepido

I protagonisti de Le ali della mia solitudine. Fonte: Warner Bros. Pictures.
I protagonisti de Le ali della mia solitudine. Fonte: Warner Bros. Pictures.

Le ali della mia libertà non ha niente – salvo forse proprio il titolo – che non vada; il reale problema risiede nel fatto di non possedere elementi in grado di farlo brillare o che possano anche solo farci pensare che l’opera prima di Mario Casas verrà ricordata a lungo. Nonostante le convincenti interpretazioni del giovane cast, il film ricalca pedissequamente gli stilemi tipici del cinema quinqui – ovvero quel genere che vede al centro della narrazione la vita di un giovane delinquente e l’ambiente sociale che lo circonda – ma, in generale, sembra la semplice copia di altre cose già viste in precedenza, con i suoi piani sequenza ripetuti e i numerosi primi piani traballanti. E anche la discreta energia visiva e sonora che Le ali della mia libertà possiede, tende a perdersi in quella che sembra una disperata ricerca del regista di qualcosa che assomigli alla verità, o semplicemente, di qualcosa che possa accontentare lo spettatore senza mai però arrischiarsi di sorprenderlo. Il film di Mario Casas vuole andare sul sicuro, preoccupandosi più di non deludere il suo pubblico che di dire in effetti qualcosa di nuovo.

La recensione in breve

5.0 Vacuo

Le ali della mia solitudine è un film dalla discreta energia visiva e sonora ma incapace di brillare, espressione massima del cinema quinqui e copia di tante opere già viste in precedenza. Nel suo costante tentativo di ricercare una genuinità nella narrazione appare spesso esagerato, nonostante abbia dalla sua un cast capace di interpretazioni convincenti. 

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