Una madre arriva a casa della figlia durante una tempesta e decide che è arrivato il momento di raccontarle la verità. Basta questo a L’estranea, il nuovo film di Paolo Strippoli presentato in Concorso a Venezia 83, per mettere in moto un meccanismo che diventa progressivamente sempre più inquietante. Una storia familiare attraversata dal thriller e dall’orrore, costruita intorno a un patto stretto vent’anni prima e alle conseguenze di una scelta nata, almeno apparentemente, dall’amore. Strippoli lavora molto bene con il genere, scandisce il racconto in capitoli sempre più serrati e lascia che dietro il mistero emerga qualcosa di persino più disturbante: una famiglia nella quale amare qualcuno ha significato troppo spesso decidere al posto suo chi dovesse diventare.
Un segreto vecchio vent’anni

Anna Colonna (Jasmine Trinca) si presenta improvvisamente a casa della figlia Alice (Romana Maggiora Vergano), a Roma. Fuori imperversa una tempesta e le due rimangono chiuse nell’appartamento mentre Anna comincia a raccontare una storia che riporta entrambe indietro di vent’anni. È la storia della famiglia Colonna, di estati apparentemente felici e soprattutto di un incontro con una donna sconosciuta; un’estranea alla quale Anna, terrorizzata da ciò che sarebbe potuto accadere ai suoi figli, decide di affidare qualcosa di enorme: la possibilità di intervenire sul loro destino.
Quello che nel passato sembrava un modo per proteggere la propria famiglia torna però a chiedere il conto nel presente. E mentre la confessione procede, diventa sempre più evidente che Alice non è soltanto la destinataria di quella storia, ma una parte fondamentale di ciò che sua madre ha cercato per anni di nascondere…
Una famiglia che vuole decidere il futuro dei figli

Il soprannaturale è il motore narrativo de L’estranea, ma il film funziona soprattutto perché sotto il meccanismo di genere c’è una dinamica familiare estremamente reale. I figli dei Colonna crescono caricati delle aspettative dei genitori. Tanto la madre Anna quanto il padre Walter (Adriano Giannini) finiscono infatti per proiettare su di loro desideri e ambizioni che appartengono prima di tutto a se stessi: da una parte il sogno della recitazione, dall’altra quello del calcio.
È un elemento importante perché allarga il significato del bisogno di controllo che attraversa tutto il film: il patto stretto da Anna con l’estranea ne rappresenta soltanto la manifestazione più estrema. Molto prima che entri in gioco qualcosa di inspiegabile, quei genitori hanno già cominciato a immaginare il futuro dei figli al posto loro. L’estranea parla così anche di ciò che una generazione lascia inevitabilmente alla successiva. Non soltanto affetto e possibilità, ma paure, fallimenti, aspettative e ferite che i figli si ritrovano a dover portare avanti senza averle scelte.
Il vero incubo è essere giudicati
C’è però un’altra paura che sembra guidare Anna ancora più del destino: il giudizio degli altri. È uno degli aspetti più riusciti del personaggio perché emerge attraverso dettagli che, presi singolarmente, potrebbero quasi sembrare insignificanti. Quando sua figlia rischia di perdere una gamba, la preoccupazione per ciò che potrebbe accaderle si mescola immediatamente all’idea di come verrà vista: gli altri bambini potrebbero essere crudeli, le persone potrebbero giudicarla e quella bambina non potrà più corrispondere all’immagine del futuro che sua madre aveva costruito per lei, fino alla possibilità di comparire in una pubblicità della Barilla.
È un dettaglio volutamente straniante, ma racconta moltissimo di Anna: persino davanti alla possibilità di una tragedia, l’apparenza continua a infiltrarsi nell’amore. Ma il film non suggerisce che questa madre non ami i propri figli. Al contrario, la questione è molto più scomoda: Anna è convinta di agire proprio perché li ama. Ma il desiderio di proteggerli diventa progressivamente indistinguibile dal bisogno di controllarli, mentre la paura che possano soffrire si confonde con quella che possano non corrispondere all’immagine che lei ha costruito per loro.
Un thriller carico di tensione

È soprattutto sul piano del genere che L’estranea convince pienamente. Il racconto procede inizialmente con maggiore calma, poi i vari capitoli diventano più brevi e concitati man mano che la confessione di Anna si avvicina al suo centro. La sensazione è proprio quella di una spirale che continua a stringersi.
Il risultato è una tensione crescente che non si alimenta soltanto del mistero sull’identità dell’estranea ma che spinge lo spettatore a cercare capire fino a dove Anna sia disposta a spingersi pur di conservare l’illusione di poter governare ciò che sarebbe successo alla propria famiglia.
Cosa ne pensiamo in sintesi
L'estranea è un ottimo film di genere, capace di costruire tensione con un ritmo efficace e una divisione in capitoli che accompagna molto bene la progressiva discesa nel passato della famiglia Colonna. Dietro il mistero soprannaturale, Strippoli racconta soprattutto genitori che proiettano sui figli sogni, paure e fallimenti, fino a confondere l'amore con il bisogno di decidere per loro. Particolarmente riuscito è il tema del giudizio sociale: per Anna conta continuamente come la sua famiglia verrà vista dagli altri, persino nei momenti più drammatici. Bari resta sullo sfondo senza essere mai esibita e contribuisce all'atmosfera di un thriller solido, inquietante e molto consapevole dei propri mezzi.
Pro
- Molto efficace il tema delle aspettative dei genitori
- La tensione cresce molto bene fino al finale
- Il soprannaturale funziona insieme al dramma familiare
Contro
- Alcune scelte dei personaggi risultano un po' forzate per far avanzare la trama
- Voto CinemaSerieTV
