Il film: Mononoke – Le ceneri dell’ira (2025) Regia: Kenji Nakamura, Kiyotaka Suzuki Cast: Hiroshi Kamiya, Cho, Daisuke Hosomi, Haruka Tomatsu, Kenyu Horiuchi Genere: Animazione, Fantasy, Horror Durata: 75 minuti
Dove l’abbiamo visto: Su Netflix (versione originale con sottotitoli)
Trama: Un mese dopo gli eventi del primo film, una nuova crisi colpisce l’Ōoku di Edo; uno spirito infuriato si manifesta mentre l’invidia, la vendetta e il destino per l’erede del sovrano è conteso dalle faide famigliari. Tocca nuovamente al misterioso Speziale fare i conti con il nuovo demone, inoltrandosi nuovamente nelle stanze delle concubine del palazzo imperiale.
A chi è consigliato? Mononoke – Le ceneri dell’ira è consigliato a coloro che sono certamente appassionati di anime, ma che al tempo stesso vanno alla ricerca di un’animazione diversa dal solito. Ma è raccomandato anche a chi è appassionato di j-horror e vuole sentire le vibes di Game of Thrones nel Giappone feudale, tra demoni e intrighi.
Un anno dopo l’uscita di Mononoke – Lo spirito nella pioggia, Kenji Nakamura ritorna con il secondo capitolo della trilogia, dal titolo Mononoke – Le ceneri dell’ira. L’opera inoltra lo spettatore nell’Ōoku di Edo con una tecnica visiva straniante, e allo stesso tempo affascinante e ipnotica. Si tratta di una perla dell’animazione giapponese che si può trovare su Netflix.
L’animazione: uno spettacolo per gli occhi

Non c’è dubbio: come nel suo predecessore, Nakamura prosegue con uno stile di animazione che alterna sequenze in due dimensioni al 3D, riempiendo ogni singola scena con colori vivaci. Ogni singolo frame è un quadro che prende vita, con un montaggio schizofrenico e frenetico.
Il linguaggio visivo di questo secondo lungometraggio di Mononoke non è mai casuale, bensì studiato per creare un ritmo che va di pari passo con le emozioni della storia. In questo modo, ogni colore prende il suo preciso spazio in una danza caratterizzata anche da spazio e voci. Il tutto esplode in un terzo atto dove il movimento è superato da un caos straripante che brucia la realtà dello schermo e rivela un mondo fantastico capace di esaltare ogni singola sequenza. Uno spettacolo per gli occhi che difficilmente si dimentica.
Intrighi e insabbiamenti nel Giappone feudale

Con questa tipologia di animazione si assiste a una storia ricca di intrighi, invidia e passioni irascibili. L’intreccio ricorda molto Game of Thrones, dove ogni casata trama per la successione al trono imperiale attraverso le concubine del sovrano, e il fuoco divampa all’interno di una gerarchia di donne e uomini resi ciechi dall’avidità di potere. Ma è proprio quell’avidità, quell’invidia e la volontà di prevaricare gli altri che porteranno alla luce una verità del passato, che tornerà sotto forma di vendetta.
Una società marcia, in cui si manifestano maternità negate, conflitti di interessi, insabbiamenti e costrizioni. Le stanze interne dell’Ōoku fanno da padrone, essendo contenitori di micce pronte a espandere il fuoco. Questo elemento è protagonista e simbolo del demone Hinezumi, che attinge dal folklore giapponese per mescolare più generi in un calderone con ingredienti ben dosati.
Una storia serrata e densa

Con questo secondo capitolo, la sceneggiatura risulta orchestrata al meglio, proseguendo spedita ma sacrificando la descrizione dei personaggi. Eppure, questo è necessario per mettere in risalto tutti quei dialoghi che infittiscono la trama, oltre a tessere le fila di una storia ricca di mistero.
Mononoke – Le ceneri dell’Ira continua il cammino cominciato lo scorso anno e mantiene una coerenza stilistica e narrativa. L’anime ha una durata modesta (1 ora e 15 minuti) e riesce a concentrare tutto ciò che fu positivo del primo capitolo per migliorare la narrazione verso una direzione più interiore e al tempo stesso corale. L’approfondimento dei personaggi non è il punto forte, ma si percepisce tutto il dolore delle vittime bruciate dal fuoco della vendetta e si sente la disperazione di una madre spenta fin troppo presto dai fili del potere.
