Presentato in concorso all’83ª Mostra del Cinema di Venezia, Mr. Nelson, Did You Kill People? porta Shinya Tsukamoto ancora una volta a confrontarsi con la guerra e soprattutto con ciò che lascia dietro di sé. Il regista giapponese sceglie la storia vera del veterano americano Allen Nelson per affrontare una prospettiva meno raccontata: quella di chi torna dal fronte dovendo convivere non soltanto con ciò che ha visto, ma anche con ciò che ha fatto.
È un punto di partenza potente, sostenuto da una vicenda umana che avrebbe già in sé tutto il necessario per colpire. Il problema è che Tsukamoto sembra non fidarsi mai abbastanza della forza della storia che sta raccontando. Spiega, ribadisce, sottolinea e torna più volte sugli stessi concetti, fino a trasformare progressivamente un dramma potenzialmente lacerante in un film molto più retorico di quanto avrebbe bisogno di essere.
La storia di Allen Nelson

Allen Nelson (Rodney Hicks) cresce in una famiglia povera di New York e a diciotto anni decide di arruolarsi nei Marines, cercando nell’esercito una possibilità per sfuggire alla povertà e alla discriminazione. Dopo un periodo a Okinawa, nel 1966 viene mandato in Vietnam con un’immagine della guerra costruita anche attraverso il cinema e i suoi eroi. Quello che trova sul campo è naturalmente tutt’altro. Nelson partecipa a operazioni nelle quali interi villaggi vengono considerati potenzialmente ostili e la distinzione tra civili e nemici diventa sempre più labile. Uccide, assiste alla morte e impara progressivamente a convivere con una violenza che inizialmente lo terrorizza.
Il vero conflitto, però, comincia quando torna negli Stati Uniti. Allen soffre di un grave disturbo da stress post-traumatico: non riesce a dormire, teme il buio e i rumori improvvisi, allontana le persone che gli stanno vicino e finisce per perdere anche la propria casa. A offrirgli un appiglio è il dottor Neal Daniels (Geoffrey Rush), lo psichiatra che prova ad accompagnarlo in un percorso tanto terapeutico quanto umano.
Essere vittime e carnefici della stessa guerra

È qui che Mr. Nelson, Did You Kill People? trova la sua intuizione migliore. Tsukamoto non racconta semplicemente ciò che la guerra fa ai soldati, ma ciò che significa sopravvivere sapendo di avere ucciso. Allen è certamente una vittima di un sistema che lo prende giovanissimo, lo prepara a eliminare il nemico e poi lo restituisce alla società senza gli strumenti necessari per affrontare ciò che ha vissuto. Allo stesso tempo, però, deve confrontarsi con le vite che ha tolto.
È proprio questo aspetto ad aver spinto Tsukamoto a interessarsi alla sua autobiografia. Il regista ha raccontato di essere rimasto sconvolto dalla testimonianza di Nelson durante le ricerche per Fires on the Plain: temere di diventare vittime di una guerra è naturale, mentre si parla molto meno dell’orrore di poterne diventare gli esecutori. Rodney Hicks porta sulle spalle gran parte del film e affronta un personaggio costantemente sull’orlo dell’esplosione. La sua interpretazione restituisce bene l’incapacità di Allen di separare il presente dal passato e la sensazione che il Vietnam continui a esistere nella sua quotidianità. Geoffrey Rush gli offre invece un contrappunto molto più controllato nei panni del dottor Daniels.
Un messaggio ripetuto troppe volte

Il limite più evidente emerge quando il film comincia a ripetere la propria tesi anziché svilupparla. La devastazione psicologica provocata dalla guerra, il senso di colpa, la disumanizzazione necessaria per uccidere e l’abbandono dei reduci vengono presentati e poi continuamente riproposti, spesso attraverso scene costruite per arrivare alla medesima conclusione. Non è tanto il tema a risultare scontato, quanto il modo in cui viene trattato come se ogni sua manifestazione dovesse rappresentare una nuova rivelazione. Il Vietnam e il disturbo da stress post-traumatico hanno alle spalle decenni di rappresentazioni cinematografiche e riflessioni culturali: per questo la prospettiva specifica di Nelson avrebbe richiesto maggiore profondità, non necessariamente maggiore insistenza.
Anche emotivamente Tsukamoto tende a eccedere. Pianti, abbracci, confessioni e reazioni esasperate si accumulano, mentre intorno ad Allen prevale spesso una comprensione quasi assoluta. La volontà di non giudicare l’uomo è comprensibile e coerente con il progetto, ma la continua ricerca della commozione finisce paradossalmente per renderla meno spontanea.
Un film che non sa quando fermarsi

Il problema diventa ancora più evidente nell’ultima parte. Mr. Nelson, Did You Kill People? sembra finire diverse volte prima di arrivare davvero ai titoli di coda. Ogni possibile punto d’arrivo viene seguito da un’altra scena che ribadisce il messaggio, poi da un’altra ancora, come se Tsukamoto avesse paura di lasciare lo spettatore solo con ciò che ha appena visto.
Ed è un peccato soprattutto perché la vita di Allen Nelson non avrebbe bisogno di essere caricata ulteriormente. La domanda che dà il titolo al film, rivolta al veterano da una bambina durante un incontro in una scuola, racchiude già gran parte del suo conflitto: semplice, brutale e impossibile da aggirare. La successiva decisione di Nelson di raccontare pubblicamente ciò che aveva fatto trasforma inoltre la sua esperienza personale in una testimonianza contro la guerra.
Cosa ne pensiamo in sintesi
Shinya Tsukamoto parte dalla potente storia vera di Allen Nelson per osservare la guerra attraverso gli occhi di chi ne è stato contemporaneamente vittima e carnefice. La prospettiva è interessante e Rodney Hicks affronta con grande intensità un protagonista devastato dal proprio passato. Il film, però, insiste eccessivamente sui propri temi, ripetendo concetti già molto chiari e affidandosi troppo spesso a una retorica emotiva fatta di pianti, abbracci e continue esplosioni. Anche il finale fatica a trovare il momento giusto per fermarsi. La storia di Nelson resta forte, ma avrebbe avuto bisogno di un racconto più asciutto e capace di fidarsi maggiormente dello spettatore.
Pro
- Una storia vera potente e poco conosciuta.
- Rodney Hicks restituisce con intensità il trauma di Nelson.
Contro
- Ripete troppo spesso gli stessi concetti.
- La componente emotiva diventa eccessivamente retorica.
- Il finale si prolunga ben oltre il necessario.
-
Voto CinemaSerieTV
