Il film: Nightbitch, 2024. Regia: Marielle Heller. Cast: Amy Adams, Scoot McNairy, Arleigh Snowden, Emmett Snowden. Genere: Black comedy, horror. Durata: 98 minuti. Dove l’abbiamo visto: screener in anteprima, Disney+.
Trama: Una donna mette in pausa la sua carriera per fare la mamma a tempo pieno, ma presto la sua nuova vita domestica subisce una svolta surreale.
A chi è consigliato? Agli appassionati di analisi psicologiche e satire pungenti, che sfidino la percezione che abbiamo di alcune dinamiche della nostra società.
Tra Junebug (2005), la sua prima nomination all’Oscar, e Vice – L’uomo nell’ombra (2018), la sua sesta e più recente, Amy Adams ci ha regalato una moltitudine di interpretazioni magistrali che hanno scavato nei recessi più inospitali della natura umana, passando per ruoli diversi come una linguista che comunica con gli alieni, un’artista della truffa, una suora o una principessa, ma nulla poteva prepararci a quello che abbiamo visto in Nightbitch.
In questo film, una madre abbandona la sua vita professionale e personale per concentrarsi sull’educazione del figlio piccolo, rendendosi conto lungo la strada di aver perso se stessa e aumentando il conflitto interiore con l’iniqua distribuzione delle faccende domestiche. Quello che inizia come un dramma in cui ci vengono mostrati i momenti più inquietanti, ma anche più gratificanti della maternità, finisce per mutare in un esercizio cinematografico kafkiano in cui la protagonista spezza le sue catene per trasformarsi letteralmente in un cane.
La maternità secondo Nightbitch: una lotta tra identità, istinti e società

Com’è possibile affrontare qualcosa di così affascinante quanto estenuante senza trasformarsi lungo il percorso? Come si possono affrontare le sfide della maternità senza connettersi ai nostri istinti primari? Come si accettano le sue contraddizioni emotive e sociali senza rabbia, addomesticando la bestia per non sembrare pazze, o peggio, che odiamo i nostri figli? Qui inizia Nightbitch, scritto e diretto da Marielle Heller, che adatta il romanzo di Rachel Yoder, con una Amy Adams che canalizza la frustrazione della sua metamorfosi da donna a madre, moglie e casalinga, trasformandosi lentamente in un cane. Un ritratto onesto con una premessa surreale della famiglia funzionale e presumibilmente sana, dove solo uno dei suoi membri ha sacrificato la vita fuori dalla casa, o semplicemente la sua identità precedente, per “fare la mamma”.
Il personaggio di Adams non odia essere madre, al contrario: odia essere il tipo di madre che resta indietro mentre suo marito continua a frequentare il mondo, conserva il suo lavoro e i suoi amici, le sue preoccupazioni e passioni, il tipo di madre che ha rinunciato alla sua vocazione per dedicarsi completamente a una professione in costante e incessante giudizio. Trascorre le giornate accudendo il suo bambino di due anni e mezzo, mentre il padre è completamente ignaro del sentimento di delusione che la opprime e della travolgente perdita del senso di sé in un esercizio così abituale di negligenza e inettitudine. Nemmeno si rende conto che la sua compagna di vita ora ama correre scalza di notte, seppellire cose in giardino e ululare alla luna.
Il viaggio surreale di una madre tra frustrazione, trasformazione e rinascita

Nell’approccio di Nightbitch, il figlio ha poco o nulla a che fare con la frustrazione della madre; è la società, competitiva, individualista e critica, che svaluta la donna e la relegano alla cucina, ai parchi giochi e alle riunioni scolastiche. Suo figlio è l’unico abbastanza libero da poter entrare nel gioco di fingere di essere un cane. Insieme e complici possono esplorare cosa vuol dire mangiare, dormire e divertirsi come animali, e solo così lei torna a vedere l’arte.
Sebbene Nightbitch sia principalmente una commedia, spiccano elementi anche da monster movie e body horror: un ciuffo di peli, una coda e sei capezzoli extra cominciano ad apparire sul corpo della madre, anche se non sapremo mai con certezza se ciò che vediamo è reale o meno. La trasformazione di Adams in un cane è tra psicologica e psicosomatica, non importa, perché l’importante è che le dia la possibilità di relazionarsi con altre madri che inizialmente guardava dall’alto in basso e nelle quali finalmente trova la comprensione che tanto anela. Inoltre, le dà il coraggio di dare priorità a se stessa e cercare soluzioni per la noia esistenziale che prova.
Un’idea potente che si perde tra metafore esasperate e spunti incompiuti

Il problema del film è che non è chiaro come sostituire questa svolta: sebbene si apprezzi l’originalità di non seguire la strada ovvia, sembra che l’unica opzione che rimanga alla Heller sia quella di esasperare, sempre di più, le metafore della maternità: la sua violenza intrinseca, i cambiamenti che provoca in una donna e le conseguenze che può avere nel matrimonio e, in particolare, nella vita personale. Non si tratta di un film contro la maternità, ma certamente è un film che vuole dire alle madri, quasi urlando, di non rinunciare ai loro lavori, ai loro interessi o alle altre passioni per dedicarsi esclusivamente ai figli. Perché forse così le cose non funzioneranno.
McNairy fa del suo meglio per dare un po’ di dignità al personaggio un po’ patetico del marito, ma a parte lui – e la grande Jessica Harper in un ruolo di supporto – questo è uno show quasi personale della Adams, un’attrice di enorme forza e presenza, che mette tutto il suo corpo e la sua onestà emotiva nel portare avanti un personaggio molto complicato. Grazie a lei, Nightbitch è un po’ più del suo concetto centrale, ma purtroppo non abbastanza da tingere il resto del film della stessa verità personale, che a un certo punto preferisce adagiarsi in un discorso rassicurante e responsabilizzante che funziona meglio sulla carta che sullo schermo.
La recensione in breve
Sebbene il film tenti di esplorare gli aspetti più oscuri e viscerali della maternità, l'inserimento del surrealismo nella trama crea una dualità tonale che risulta problematica. A volte, la pellicola oscilla tra un'analisi significativa dei ruoli di genere e una favola che perde forza drammatica.
Pro
- La performance di Amy Adams è il cuore del film
- Approccio originale alla maternità
- La metamorfosi fisica e psicologica della protagonista aggiunge un tocco inquietante e surreale che arricchisce la narrazione
Contro
- La regia insiste troppo sulle metafore legate alla maternità
- Un finale poco incisivo
- Gli attori secondari, come Scoot McNairy e Jessica Harper, non hanno abbastanza spazio per emergere
- Voto CinemaSerieTv
