Il film: Nouvelle Vague. Regia: Richard Linklater. Cast: Guillaume Marbeck, Zoey Deutch, Aubry Dullin. Genere: Commedia. Durata: 1h 45min. Dove l’abbiamo visto: Al Festival di Cannes, in lingua originale.
Trama: Richard Linklater ci porta dietro le quinte della realizzazione di “Fino all’ultimo respiro”, raccontando la nascita della Nouvelle Vague attraverso gli occhi di Jean-Luc Godard e dei suoi collaboratori.
A chi è consigliato? : Chi ama il cinema d’autore, le storie metacinematografiche e desidera immergersi nell’epoca rivoluzionaria della Nouvelle Vague.
Richard Linklater torna in concorso al Festival di Cannes 2025 con Nouvelle Vague, un’opera che rappresenta un omaggio appassionato e metacinematografico alla Nouvelle Vague francese. Qui, il regista texano si immerge nel cuore pulsante del cinema europeo, ricreando la genesi di Fino all’ultimo respiro (À bout de souffle) di Jean-Luc Godard. Girato interamente in francese, in bianco e nero e nel formato 4:3, il film adotta le tecniche stilistiche dell’epoca, come montaggi discontinui e riprese in esterni, per evocare l’estetica e lo spirito ribelle che caratterizzarono il movimento cinematografico degli anni ’60 .
Un nuovo linguaggio

La trama di Nouvelle Vague si concentra sull’estate del 1959, periodo in cui Jean-Luc Godard, interpretato da Guillaume Marbeck, lavora alla realizzazione del suo primo lungometraggio, Fino all’ultimo respiro (À bout de souffle). Il film segue le dinamiche tra Godard e i suoi collaboratori, tra cui Jean Seberg (Zoey Deutch) e Jean-Paul Belmondo (Aubry Dullin), offrendo uno sguardo intimo sulle sfide creative e personali affrontate durante la produzione. Attraverso la ricostruzione di momenti chiave di questa genesi, Linklater esplora l’energia innovativa e la passione che hanno alimentato la nascita di un nuovo linguaggio cinematografico .
Il personale omaggio di Linklater

Con Nouvelle Vague, Richard Linklater sembra voler fare un regalo al cinema, e forse anche a se stesso. Non copia semplicemente lo stile dei grandi registi francesi, ma lo rielabora con affetto, con l’occhio di chi conosce bene quella grammatica e la vuole riscrivere a modo suo. Il bianco e nero, il formato quadrato, i tagli di montaggio improvvisi: non sono scelte nostalgiche o estetiche fini a sé stesse, ma veri e propri omaggi a un’epoca in cui il cinema voleva cambiare il mondo. Ogni scena ha dentro quella scintilla un po’ anarchica, un po’ romantica, che aveva fatto esplodere À bout de souffle. È chiaro che per Linklater questo film non è solo un racconto, ma un gesto d’amore verso un modo di fare cinema che ha aperto la strada a tutto quello che è venuto dopo.
Dietro le quinte di un’utopia giovanile

L’aspetto più interessante del film non è tanto la ricostruzione storica, quanto la dinamica umana tra i protagonisti. Jean-Luc Godard, qui ancora giovane e inquieto, è ritratto non come una leggenda ma come un artista fragile, pieno di dubbi e contraddizioni. Le tensioni con Jean Seberg, l’ambiguità del rapporto con Belmondo, i disaccordi sul set: Nouvelle Vague mette in scena la creazione di un capolavoro come una successione di piccoli inciampi e rivelazioni. Il cinema emerge così non come creazione solitaria, ma come processo collettivo, caotico e profondamente umano, fatto di errori, improvvisazioni e intuizioni geniali.
Il passato come specchio del presente

Al di là della superficie cinefila, il film riflette anche sul valore della memoria e sull’idea stessa di “rivoluzione culturale”. Linklater sembra chiederci: chi sono, oggi, i Godard di questa generazione? Esiste ancora un cinema capace di rottura autentica? Nouvelle Vague diventa così una meditazione sull’arte come gesto politico, e sull’inevitabile distanza tra mito e realtà. Se la Nouvelle Vague era nata in un mondo in fermento, con giovani autori pronti a demolire tutto, oggi Linklater guarda a quel momento con una tenerezza disillusa, senza nostalgia ma con consapevolezza. Non è un’operazione commemorativa: è un dialogo a distanza tra epoche, che interroga il presente con gli strumenti del passato.
La recensione in breve
"Nouvelle Vague" è il personale omaggio di Richard Linklater al cinema che ha cambiato il cinema. Girato interamente in francese e in bianco e nero, il film ricostruisce con affetto e attenzione la genesi di "Fino all'ultimo respiro", senza cadere nel semplice esercizio di stile. Linklater riesce a trasmettere l'energia e l'entusiasmo di un'epoca in cui tutto sembrava possibile, pur mantenendo una narrazione accessibile e coinvolgente. Un'opera che parla tanto agli appassionati quanto a chi si avvicina per la prima volta a quel periodo storico.
Pro
- Regia curata e rispettosa dello stile originale
- Interpretazioni convincenti del cast
- Atmosfera che cattura lo spirito dell'epoca
Contro
- Potrebbe risultare meno coinvolgente per chi non conosce il contesto storico
- Voto CinemaSerieTV
