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Home » Film » Recensioni film » Oasis: Don’t Look Back In Anger: certe canzoni non smettono mai di appartenerci

Oasis: Don’t Look Back In Anger: certe canzoni non smettono mai di appartenerci

Oasis: Don’t Look Back in Anger racconta la reunion dei Gallagher tra perdono, fan e canzoni capaci di attraversare le generazioni.
Sofia BiaginiDi Sofia Biagini5 Settembre 2026
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Oasis: Don't Look Back In Anger
Oasis: Don't Look Back In Anger. Fonte: Disney.
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Ci sono reunion che servono a riempire gli stadi e altre che, senza quasi volerlo, riaprono pezzi di vita che sembravano rimasti indietro. Oasis: Don’t Look Back in Anger, presentato fuori concorso a Venezia 83, appartiene decisamente alla seconda categoria. Diretto da Dylan Southern e Will Lovelace, scritto da Steven Knight e costruito attraverso dodici concerti in tre continenti, il documentario segue il tour Oasis Live ’25, ma soprattutto prova a capire che cosa sia successo davvero quando Liam e Noel Gallagher hanno deciso di tornare insieme.

Ci sono le prove mai viste prima, il backstage, gli stadi pieni e la prima intervista congiunta dei due fratelli dopo oltre venticinque anni. Ma il documentario diventa ancora più interessante quando smette di chiedersi semplicemente perché gli Oasis siano tornati e comincia a guardare che cosa quel ritorno abbia significato per milioni di persone.

Liam e Noel, finalmente nella stessa stanza

Oasis: Don't Look Back In Anger. Fonte: Disney.
Oasis: Don’t Look Back In Anger. Fonte: Disney.

Per quindici anni il rapporto tra Liam e Noel Gallagher è stato quasi inseparabile dal racconto degli Oasis: la band si era sciolta nel 2009 dopo l’ennesimo scontro tra i due, e per molto tempo l’idea di rivederli insieme era sembrata più una fantasia dei fan che una possibilità concreta. Il film parte inevitabilmente da lì, ma evita di trasformare la riconciliazione in qualcosa di artefatto, costruito ad arte solo per emozionare.

La cosa più sorprendente è la normalità con cui oggi i due parlano del loro rapporto. Molte delle cose che un tempo li esasperavano l’uno dell’altro semplicemente non sembrano più avere lo stesso peso. Si sentono, si mandano video divertenti, le rispettive famiglie hanno finalmente avuto modo di conoscersi. Il tempo non ha cancellato quello che è successo, ma sembra aver ridimensionato tutto ciò che per anni era sembrato impossibile da superare. Ed è forse proprio questo il cuore più bello del documentario: non fingere che il passato non sia esistito, ma mostrare che si può decidere di non continuare a viverci dentro.

Liam lo riassume a modo suo con una frase perfettamente coerente con il personaggio: “Bisogna tenerci molto per sbattersene altamente“. Dietro la battuta c’è quasi tutto il film. Tornare insieme non significa dimenticare le differenze, ma capire quali meritino ancora di essere portate con sé.

Non è soltanto la storia di due fratelli

Southern e Lovelace avrebbero potuto costruire un documentario completamente centrato sui Gallagher, ma hanno invece capito che la reunion degli Oasis non apparteneva più soltanto a Liam e Noel. Il film dedica molto spazio ai fan, incontrati in diversi paesi e appartenenti a generazioni lontanissime tra loro: ci sono quelli che ascoltavano gli Oasis negli anni Novanta, quelli che li hanno scoperti dopo lo scioglimento e quelli che sono cresciuti con quelle canzoni perché gliele hanno fatte ascoltare i propri genitori.

Così le canzoni smettono di appartenere alla band e diventano ricordi personali. C’è chi dentro quei testi ha ritrovato un amore, chi una perdita, chi semplicemente la sensazione di essere stato capito in un momento preciso della propria vita. Ognuno sembra aver preso qualcosa dagli Oasis e averla trasformata in una storia completamente propria.

Da Manchester al resto del mondo

Oasis: Don't Look Back In Anger. Fonte: Disney.
Oasis: Don’t Look Back In Anger. Fonte: Disney.

C’è anche un altro elemento che il documentario riesce a raccontare senza trasformarlo in una lezione sulla storia della band: il luogo dal quale gli Oasis sono partiti. Liam e Noel arrivano da una Manchester operaia, da un contesto nel quale immaginare una vita diversa non era necessariamente semplice. E proprio per questo, per moltissimi fan, la loro storia ha sempre avuto qualcosa di profondamente accessibile. Non erano figure irraggiungibili, ma due ragazzi che sembravano dire, anche con una certa arroganza, che si poteva pretendere qualcosa di più dalla propria vita.

È una sensazione che il film ritrova continuamente nelle testimonianze del pubblico: se loro sono riusciti a partire da lì e arrivare davanti a decine di migliaia di persone, allora forse qualcosa è possibile anche per chi li ascolta.

Il vero spettacolo sono le persone che cantano

Naturalmente Oasis: Don’t Look Back in Anger è anche un grande concert film. Le immagini degli stadi, il suono e la quantità di persone coinvolte restituiscono perfettamente la dimensione del Live ’25. Il film dura 122 minuti e non ha alcuna intenzione di ridurre quella reunion a poche sequenze celebrative: vuole far sentire il peso fisico di quegli eventi, il rumore del pubblico e l’attesa prima che la band salga sul palco.

Ma le immagini che rimangono più impresse non sono necessariamente quelle di Liam davanti al microfono o di Noel con la chitarra. Sono i volti di chi li guarda. Persone che piangono prima ancora che inizi una canzone, genitori accanto ai figli, ragazzi che conoscono ogni parola di brani usciti molti anni prima della loro nascita. Fan che sembrano improvvisamente tornare all’età in cui hanno ascoltato quegli stessi pezzi per la prima volta. Il documentario nasce come racconto della riconciliazione tra due fratelli, ma finisce per diventare qualcosa di più ampio: un film sul modo in cui la musica conserva il tempo.

Perdonare non significa dimenticare

Oasis: Don't Look Back In Anger. Fonte: Disney.
Oasis: Don’t Look Back In Anger. Fonte: Disney.

Don’t Look Back in Anger è una delle canzoni più amate degli Oasis, ma nel documentario diventa anche il modo più semplice per descrivere il percorso dei Gallagher. Non cancellare quello che è successo, non fingere che gli anni di rabbia, silenzi e accuse non siano mai esistiti, semplicemente, decidere di non guardarli più nello stesso modo.

Il film parla quindi, sostanzialmente, di perdono: lo mostra in due fratelli che tornano a stare uno accanto all’altro, nelle loro famiglie che finalmente si incontrano e in un pubblico che non sembra interessato a stabilire chi avesse ragione vent’anni prima. Quello che conta è che siano tornati.

Cosa ne pensiamo in sintesi

8.0 Emozionante

Commento in breve:
Oasis: Don’t Look Back in Anger racconta una reunion che finisce per significare molto più del semplice ritorno di una band. Liam e Noel Gallagher mettono da parte anni di rabbia e scoprono che molte delle cose che un tempo sembravano insopportabili oggi non contano più allo stesso modo. Intorno a loro ci sono migliaia di fan che hanno trasformato quelle canzoni in pezzi della propria vita e, spesso, le hanno poi consegnate ai propri figli. Il risultato è un documentario pieno di musica ma soprattutto di persone, capace di parlare con grande semplicità di perdono, tempo che passa e seconde possibilità.

Pro
  1. Le storie dei fan rendono evidente quanto gli Oasis appartengano a più generazioni.
  2. Le sequenze dei concerti restituiscono tutta l'energia del Live ’25.
  3. Il rapporto tra Liam e Noel trova una dimensione sorprendentemente intima.
Contro
  1. Chi non ha alcun legame con gli Oasis potrebbe sentirne meno l'impatto emotivo.
  • Voto CinemaSerieTV 8.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
Sofia Biagini
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Bolognese classe 1988, Sofia Biagini è redattrice e Social Media Manager nonché responsabile editoriale del sito IlMeglioDiTutto.it. Con quasi 8 anni di esperienza nel campo della redazione di articoli in ottica SEO e nella gestione dei principali Social Media per conto di agenzie di comunicazione, startup e testate online, dal 2019 il suo interesse si è rivolto verso la settima arte: ha collaborato per 3 anni con Movieplayer.it e, in seguito, è entrata a far parte del network che comprende anche CinemaSerieTV.it. Sofia Biagini è anche illustratrice e fondatrice del progetto Disegni Cinici e, nel 2022, ha pubblicato un libro edito DeAgostini dal titolo “Se son rose appassiranno”.

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