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Home » Film » Recensioni film » Piove, la recensione: orrore made in Italy

Piove, la recensione: orrore made in Italy

La recensione di Piove, un inedito film horror italiano diretto da Paolo Strippoli, con Fabrizio Rongione e Cristiana Dell'Anna.
Giacomo PlacucciDi Giacomo Placucci11 Novembre 2022
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Una scena di Piove
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Il film: Piove, 2022. Regia: Paolo Strippoli. Genere: Horror. Cast: Fabrizio Rongione, Francesco Gheghi, Aurora Menenti, Cristiana Dell’Anna. Durata: 95 minuti. Dove l’abbiamo visto: Al cinema.

Trama: Un fumo proveniente dalla rete fognaria di Roma comincia a scatenare misteriose allucinazioni in chiunque lo respiri. Quando la famiglia Morel, reduce da un tragico lutto, vi entra in contatto, i suoi membri saranno costretti a fare i conti con i propri scheletri nell’armadio.


Un film dell’orrore italiano nel 2022 è già di per sé una buona notizia. Ancora meglio se il film in questione si presenta con una personalità sua, una visione che riesce a travalicare i confini del genere per ritagliarsi un proprio spazio nel cinema d’oggi. Succede con l’ultimo lavoro di Paolo Strippoli (regista di A classic horror story insieme a Roberto De Feo), che arriva in sala con un bel carico di aspettative addosso, visto l’arido panorama attuale dell’horror nostrano.

Se è ingiusto aspettarsi che un singolo film possa riscattare le mancanze dell’industria, non si può che restare incuriositi di fronte a un tentativo così diretto e coraggioso, e anche solo per questo il film di Strippoli andrebbe sostenuto a prescindere. Ma come vedremo in questa recensione di Piove, il regista tira fuori dal cilindro un’opera di tutto rispetto, che nella sua capacità di cavalcare insieme genere e family drama risulta ben più di quanto fosse lecito aspettarsi.

La trama: orrore psicologico

Una scena del film Piove

Si comincia sottoterra, in una fognatura di kinghiana memoria. Un fumo misterioso proviene dagli scarichi della capitale, fuoriesce dai tombini e si infiltra nelle vite degli abitanti. Scatena allucinazioni, istiga alla violenza e allo sfogo delle pulsioni represse. Anche la famiglia Morel, di cui fanno parte Thomas e i suoi figli Enrico e Barbara, lo respira inconsapevolmente. La sua unità è stata messa a dura prova dalla morte di Cristina, moglie di Thomas: quando lui ed Enrico diventano vittime delle fantasie spaventose prodotte dal fumo tossico, i rancori sopiti esplodono con spaventosa violenza.

Un film di padri e figli, dunque, di non detti, di tensioni che si accumulano e aspettano il momento giusto per riemergere. Non c’è nessun mostro alieno, nessuna spiegazione soprannaturale: il meccanismo alla base di Piove è costruito su una trovata quasi puramente psicologica, che permette a Strippoli, insieme agli sceneggiatori Jacopo Del Giudice e Gustavo Hernández, di giocarsi tutta la storia sulla costruzione dei personaggi. C’è l’eco, evidentissimo, del nuovo filone horror umanistico di Jennifer Kent e Ari Aster. Ma va bene così: Piove, ancora più del precedente A classic horror story, punta a valicare i parallelismi più ovvi per trovare una quadra coerente nel suo universo narrativo.

Genere o non genere?

I tre protagonisti del film Piove

Ecco che, nell’esplorazione delle dinamiche fra i protagonisti, il film individua il proprio fortissimo nucleo tematico. E fa una cosa bellissima: trascende i limiti imposti dal genere, diventando così un racconto a tutto tondo che non si limita al proprio ambito di appartenenza. È un horror, Piove, ma con la sua economia narrativa e la sua vicinanza all’universo dei personaggi il film di Strippoli dimostra di avere senso di esistere in sé, e non sistematicamente nel genere di cui fa parte.

Forse quello che si racconta vale di più rispetto al modo in cui lo si racconta. Non siamo di fronte a un prodotto che vuole scardinare il linguaggio del genere, quanto piuttosto a un esercizio di unità narrativa, di rilettura orrorifica della drammaturgia familiare. Ma è proprio questa fedeltà alla visione umana degli autori che lo tiene unito e lo rende efficace. Gli si perdonano, quindi, alcuni sgarri nella scrittura e nella struttura dell’intreccio, troppo semplice e lineare per risultare veramente esplosivo. Si poteva forse lavorare di più sull’articolazione della trama, farne un racconto più complesso e arzigogolato – magari sfruttando meglio le potenzialità corali dell’ambientazione.

Un finale troppo semplice per un ottimo horror

Una scena di Piove

Anche il finale, decisamente “facile”, tradisce una tendenza iper-claustrofobica e a tratti semplicistica che riduce l’impatto del film. Il quadro generale, però, è troppo singolare perché si resti indifferenti. Nei suoi 95 minuti di durata Piove riesce così a costruire un ottimo horror italiano e un racconto d’autore personale e originale, senza sacrificare nessuna delle due componenti. C’è sicuramente spazio di crescita: ci si augura in ogni caso che quello di Strippoli sia molto più di un esperimento isolato. Magari, chi lo sa, l’inizio di un filone tutto nostro.

La recensione in breve

7.0 Disturbante

Oscuro e disturbante, Piove è un ottimo esempio di cinema horror italiano, capace di approcciare il genere con un'identità propria e senza timore dello stereotipo. Al di là di alcune inevitabili smagliature, è un'opera da sostenere.

  • Voto CinemaSerieTv 7
  • Voto utenti (0 voti) 0
Giacomo Placucci
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Cinefilo since 1995. Cresciuto a pane e Dario Argento, poi adottato da Judy Garland. Passa le sue giornate cercando una quadra alla sua passione bipolare per l'horror e per il musical hollywoodiano: non l'ha ancora trovata. Nel frattempo scrive di cinema e serie.

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