Il film: Predator: Badlands (2025) Regia: Dan Trachtenberg. Cast: Elle Fanning, Dimitrius Schuster-Koloamatangi. Genere: Fantascienza, azione.Durata: 106 minuti. Dove l’abbiamo visto: al cinema.
Trama: Dek è un giovane Predator Yautja che viene emarginato dal suo clan su un pianeta ostile. Qui stringe alleanza col cyborg danneggiato di nome Thia, con quale intraprende una pericolosa avventura alla ricerca della preda definitiva.
A chi è consigliato? Predator: Badlands è consigliato agli appassionati della saga di Predator e a chi è in cerca di un buon prodotto d’azione e d’intrattenimento che non preveda la solita minestra riscaldata. Chi si aspetta un remake, sarà deluso.
Il ritorno della saga di Predator sul grande schermo poteva arrivare nel 2022 col sorprendente Prey, ma si è dovuto attendere altri tre anni per avere in sala un altro tassello della. Nel frattempo, il franchise ha sperimentato l’animazione con Predator: Killer of Killers, portando con sé una serie di novità e un nuovo di vedere gli Yautja.
Un punto di vista nuovo che si estende nel nuovo Predator: Badlands, diretto da Dan Trachtenberg, dove a sopravvivere in un luogo ostile non tocca agli esseri umani, bensì a uno Yautja, il predatore per eccellenza.
Padri amorevoli e dove trovarli…

Ciò che viene introdotto fin da subito è il concetto di clan all’interno della razza aliena degli Yautja: per ottenere il “mantello”, ovvero l’invisibilità – marchio di fabbrica dei Predator- , è necessario lanciarsi nella caccia della preda più forte. Dopo aver visto il fratello Kwei morire per mano del padre, poiché quest’ultimo ritiene che non ci sia spazio per la debolezza nel clan, Dek decide di giurare vendetta e portare di fronte agli occhi di suo padre la preda più forte, il trofeo per accedere alle grazie del padre.
Una visione machista, che non lascia spazio ai sentimenti e ai passi falsi quella che si intravede dai primi minuti del film, delineando in anticipo ciò che è il credo del nostro protagonista: uccidere la preda più forte del pianeta Genna e ritornare nelle grazie paterne. Il suo clan non accetta il fallimento e nemmeno i sentimenti d’amore verso il prossimo. Il risultato? L’esclusione dal clan, il che significa essere annientati completamente.
Ora sei tu la preda

Atterrando su Genna non c’è nemmeno il tempo di respirare: radici che strangolano le loro vittime, bisonti irsuti, piante che espellono aculei esplodendo, vermi che scoppiano come granate. Il lavoro di world building si fa più importante. Abituati a vedere il nostro pianeta sul grande schermo, Tratchtenberg e il suo sceneggiatore Patrick Aison hanno ben pensato di inserire il personaggio di Dek in un’ambientazione dove non c’è un attimo di tregua e sia il cielo che la terra non sono per nulla sicuri.
È una lotta di sopravvivenza che il giovane Yautja deve condividere con Thia, un’androide sintetica della Weyland-Yutani, per raggiungere lo Yalicks, la preda suprema, la creatura più potente del pianeta. Diventa così anche una storia densa di sequenze d’azione dall’inizio alla fine, in cui lo spirito di adattamento costringerà il celebre predatore a diventare la preda, ribaltando il paradigma che ci ha sempre abituato dal 1987.
Diventa quello che sei

Ritorna più volte nel corso della durata un topic già utilizzato in Prey: il protagonista escluso dalla propria famiglia. È un elemento che va su due binari: da un lato c’è Dek, respinto dal proprio padre poiché considerato debole. È un rinnegato che cerca di soddisfare le aspettative, ma soprattutto di vendicare suo fratello, già migliore del padre solo per averlo difeso. D’altra parte, c’è Thia, abbandonata a se stessa, senza gambe, dalla sorella gemella Thessa, più fredda e calcolatrice di lei, il suo esatto opposto.
I due si alleano per cercare di raggiungere la preda suprema e riprendersi il proprio posto nelle rispettive famiglie. Sono entrambi mossi da una delusione: lui dal lutto, lei dal bisogno di riprendere il contatto con una “persona” che ritiene cara. Senza mai andare troppo sul fondo, Predator: Badlands vuole anche parlare di legami familiari e porci una domanda: siamo costretti a ritornare da coloro che non ci hanno mai voluto bene fino in fondo? Oppure dobbiamo crearci una nostra identità e oltrepassare l’etichetta dataci tempo addietro?
Un cambiamento radicale

Se fin dal 1987 siamo stati abituati a toni horror ed essere umani cacciati dal letale alieno, qui le cose si fanno certamente differenti. Come detto prima, è lo Yautja ad essere al centro della narrazione e di un cambiamento che umanizza il Predator, fermo restando che in fase di scrittura si poteva esserci un attimo di attenzione in più sullo sviluppo dei personaggi.
Cambia anche il mood con cui vedere il lungometraggio: Tratchtenberg aveva già capito con Prey come dare una linfa al franchise ed evitare ripetizioni. Da cinema d’azione totale si passa al buddy movie, con un piccolo spazio per quei momenti sciocchi à la James Gunn, senza contare come il dramma familiare sia centrale, capace di girare attorno ai due principali compagni d’avventura che devono estirpare le proprie colpe e rimarcare il proprio posto nel sistema.
La recensione in breve
Predator Badlands non solo prosegue l'omonima saga, ma estende lo sguardo verso gli Yautja stessi, unendo azione e dramma per inquadrare il protagonista e dargli un'impronta più umana. Purtroppo non possiede una storia che approfondisce del tutto i vari comprirari, ma il risultato è un lungometraggio che si lascia vedere e accende delle possibilità per il futuro davvero interessanti.
Pro
- Il protagonista finalmente non è un essere umano
- Le scene d'azione
- Il world building
- Il dramma familiare dei due protagonisti
Contro
- La storia poteva essere più ricca di momenti profondi, che avrebbero permesso un'empatizzazione migliore di Dek e Thia
- Voto CinemaSerieTV