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Home » Film » Recensioni film » Romería, la recensione: identità perdute sulla costa galiziana

Romería, la recensione: identità perdute sulla costa galiziana

La recensione di Romería, terzo lavoro della regista spagnola Carla Simón sulla ricerca delle proprie origini e della propria identità.
Sofia BiaginiDi Sofia Biagini22 Maggio 2025
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Romería
Romería. Fonte: Ad Avitam Distribution
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Il film: Romería, 2025. Regia: Carla Simón. Cast: Llúcia Garcia, Mitch, Tristán Ulloa. Durata: 1h 55min. Genere: Drammatico. Dove l’abbiamo visto: Al Festival di Cannes.

Trama: Marina, 18 anni, intraprende un viaggio verso Vigo per incontrare i nonni paterni mai conosciuti e ottenere un documento cruciale per il suo futuro. Ma quel che trova è un groviglio di ricordi e silenzi…

A chi è consigliato? : Consigliato a chi ama i racconti di formazione intimi e malinconici, con un tocco di realismo magico.


Dopo il successo di Alcarràs, Carla Simón torna al Festival di Cannes con Romería, un film più intimo e riflessivo, in equilibrio tra diario personale e affresco generazionale. Protagonista è la giovane Marina (interpretata con sorprendente naturalezza dalla debuttante Llúcia Garcia), diciottenne orfana che parte da Barcellona per raggiungere la Galizia e incontrare la famiglia del padre mai conosciuto. Più che un viaggio fisico, il film racconta un pellegrinaggio esistenziale alla ricerca di un’identità frammentata, tra ricordi non propri e silenzi pesanti. Tra atmosfere sospese, sguardi trattenuti e vecchi VHS di famiglia, Simón mette in scena un racconto sul dolore della perdita, sul peso della memoria, ma anche sul tentativo ostinato di ricucire ciò che la vita ha strappato via.

Tra passato e presente

Una scena di Romería.
Una scena di Romería. Fonte: Ad Avitam Distribution

Estate 2004. Marina (Llúcia Garcia), adolescente appassionata di cinema, ha appena concluso il liceo e si prepara a iniziare l’università a Barcellona. Ma per ottenere la borsa di studio riservata agli orfani, le serve un documento che attesti legalmente la sua parentela con il padre biologico, morto di AIDS anni prima. È così che parte per Vigo, dove ad accoglierla c’è lo zio Lois (Tristán Ulloa) e una rumorosa comitiva di cugini. Dopo una giornata tra le acque limpide delle Isole Cíes, Marina arriva nella casa dei nonni (interpretati da Marina Troncoso e José Ángel Egido), che da sempre l’hanno tenuta a distanza. Mentre cerca quel documento, Marina trova un diario della madre, voce guida tra passato e presente, e scopre che i fantasmi del passato non sono mai stati del tutto sepolti…

L’eredità della memoria

una scena di Romería.
una scena di Romería. Fonte: Ad Avitam Distribution

In Romería, la regista lavora per sottrazione, lasciando che il non detto, il dettaglio visivo, lo sguardo perso nell’inquadratura, parlino più delle parole. Il film è una riflessione sull’identità, costruita con materiali impalpabili come la memoria altrui: Marina cerca di costruire una narrazione su genitori che non ha mai conosciuto davvero, e lo fa tramite vecchie lettere, nastri consumati, racconti deformati e sguardi di chi non vuole ricordare. Ma il passato, quando viene toccato, ferisce: l’incontro con la nonna ostile, con parenti che la trattano come un’estranea e la paura del contagio ancora viva tra i bambini, danno corpo a un’idea di famiglia lontana dalla rassicurazione e vicina alla negazione.

La famiglia, vista da fuori

Nel film di Carla Simón, la famiglia è al centro, vista però da chi è rimasto fuori dal cerchio: Marina, infatti, si muove come un’ospite silenziosa in un mondo che avrebbe dovuto appartenerle. I legami di sangue non garantiscono affetto né verità: la sua presenza risveglia sensi di colpa, rimuove segreti e costringe tutti a fare i conti con ciò che hanno taciuto. L’assenza dei genitori, inoltre, pesa più delle loro presenze evocate, e ogni tentativo di riscrivere la propria origine sembra destinato a rimanere incompleto.

I due giovani volti di Romería

Il cuore pulsante di Romería è sicuramente la straordinaria interpretazione di Llúcia Garcia, giovane attrice esordiente scoperta per caso da Carla Simón. Garcia incarna Marina con una delicatezza e una profondità emotiva che sorprendono per la loro maturità. Il suo volto, capace di passare dalla dolcezza infantile alla malinconia adulta, diventa lo specchio delle incertezze e delle speranze di una ragazza in cerca delle proprie radici. Accanto a lei, Mitch, nei panni del cugino Nuno, offre una performance davvero autentica; inoltre, la chimica tra i due giovani attori conferisce credibilità e intensità alla loro relazione, che funge da catalizzatore per il percorso di scoperta di Marina.

La recensione in breve

7.0 Malinconico

Romería è un film intimo e malinconico, che parla di radici, memoria e appartenenza senza mai alzare la voce.. nel quale la regista mette in scena un viaggio di formazione che si nutre di silenzi, sguardi e incomprensioni. Llúcia Garcia, al suo esordio, regala un’interpretazione sorprendentemente autentica, fatta di piccoli gesti e sguardi eloquenti.

Pro
  1. Interpretazione naturale e intensa della giovane protagonista
  2. Regia sensibile e visivamente suggestiva
  3. Temi profondi trattati con delicatezza
Contro
  1. Alcuni snodi narrativi restano troppo sfumati
  • Voto CinemaSerieTV 7.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
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