Il film: Superman (2025) Regia: James Gunn Sceneggiatura: James Gunn
Genere: Supereroi, Azione, Fantascienza Cast: David Corenswet, Rachel Brosnahan, Nicholas Hoult, María Gabriela de Faría, Nathan Fillion, Milly Alcock Durata: Circa 125 minuti
Dove l’abbiamo visto: In sala (versione originale con sottotitoli in italiano)
Trama: Dopo una brutale sconfitta per mano di Lex Luthor, Superman si rifugia nella Fortezza della Solitudine per capire chi vuole essere davvero. James Gunn reinventa l’Uomo d’Acciaio come un eroe idealista ma imperfetto, combattuto tra la sua origine aliena e il desiderio di fare del bene in un mondo che sembra sempre più diffidente verso gli eroi. Tra minacce globali, scandali mediatici e nuove alleanze, il film racconta un Superman che ride, cade, ma continua a credere in ciò che è giusto.
A chi è consigliato? Superman è consigliato a chi ha voglia di riscoprire l’eroe più iconico del fumetto americano in una chiave nuova, ironica e sorprendentemente attuale. Perfetto per chi ama i cinecomic con uno sguardo autoriale e pop, meno per chi cerca epica cupa e dark alla The Batman. Un film che ha qualcosa da dire, anche sotto la superficie da blockbuster.
Nel nuovo Superman, James Gunn fa una scelta che potremmo definire tanto radicale quanto necessaria: mette da parte la mitologia pesante, il simbolismo e la sacralità che da sempre circondano l’Uomo d’Acciaio, per restituirci un Clark Kent più simile a un ragazzo qualunque che a una figura messianica. Il film evita con decisione la pomposità, abbracciando invece un tono leggero, giocoso, quasi naïf, ma senza cadere nel ridicolo. Ed è proprio qui che si gioca la vera sfida del film: parlare di giustizia, verità e umanità in un’epoca disillusa, senza prendersi troppo sul serio, ma senza nemmeno svuotare di significato l’eroe più classico di tutti.
Un’umanità (super)eroica

Clark Kent non è più il gigante infallibile che guarda l’umanità dall’alto in basso. È un giovane uomo che inciampa, fallisce, sanguina (letteralmente), si fa domande e si sente inadeguato. In più di un’occasione lo vediamo spiazzato di fronte alla complessità del mondo, ai suoi paradossi e alle sue ambiguità morali. Eppure non smette mai di provarci. Questo Superman è impulsivo, sincero, goffo, a volte un po’ stupido – ma nel modo in cui lo sono le persone buone che agiscono d’istinto. Un supereroe che salva scoiattoli e viene messo in crisi da un presidente tirannico che gli ricorda che la diplomazia non si fa coi pugni. E in tutto questo, paradossalmente, è forse il Superman più attuale mai portato sullo schermo.
Gunn tra satira, affetto e visione

La regia di James Gunn mescola i toni come solo lui sa fare: si passa da combattimenti sopra le righe a momenti di intimità familiare, da esplosioni nonsense a riflessioni morali sul senso della giustizia e della responsabilità. La sua impronta autoriale è evidente: dialoghi brillanti, comprimari sopra le righe, situazioni assurde, e un’estetica pop-punk che alterna giocattoli rotti a momenti di malinconica dolcezza. Ma, rispetto ai suoi lavori precedenti (Guardiani della Galassia, The Suicide Squad), qui c’è anche un affetto autentico per il materiale di partenza. Gunn non prende in giro Superman: lo vuole umanizzare, e nel farlo lo riscopre.
Un cinecomic politico sotto mentite spoglie

Nonostante il tono apparentemente disimpegnato, il film è anche – e forse soprattutto – una riflessione politica in chiave pop. Il Lex Luthor di Nicholas Hoult è una perfetta incarnazione del miliardario manipolatore dei nostri tempi: diffonde fake news, sfrutta la macchina del fango, orchestra scandali sessuali e mediatici per distruggere la reputazione del suo nemico. Il Superman di Gunn si trova così a combattere non solo minacce fisiche, ma soprattutto un sistema di comunicazione tossico, la disinformazione, l’odio online e la diffidenza nei confronti dell’“altro”. E allora sì, anche se veste il mantello e ha un cane parlante con la mascherina, questo film è sorprendentemente attuale.
Il cast e i comprimari: luci e ombre

David Corenswet regge il ruolo con una certa naturalezza: ha il fisico giusto, il sorriso giusto, e soprattutto quell’espressione da bravo ragazzo che convince. Rachel Brosnahan è una Lois Lane perfetta: cinica, intelligente, spiritosa, con un guardaroba anni ‘70 che resta impresso. Nicholas Hoult è un Luthor inedito: non carismatico come altri prima di lui, ma inquietante nel suo essere disturbato, sociopatico, viscido. Il problema è che intorno a loro ruotano decine di altri personaggi: la Justice Gang, Supergirl, l’Engineer, Metamorpho, robot parlanti, scimmie da dattilografia, mostri giganti e creature interdimensionali. Alcuni funzionano, ma il film soffre di un’eccessiva dispersione, come se volesse mostrarci subito tutto l’universo DC in un’unica botta. Il risultato? Alcuni spunti rimangono abbozzati, altri solo accennati, altri ancora sprecati.
Una narrazione a zig-zag, ma mai noiosa

Il film cambia registro in continuazione. Si passa da scene quasi slapstick (Krypto che ruba cibo in un negozio di animali) a dialoghi etici sul diritto d’intervento militare. Da un Superman che combatte con quattordici ossa rotte a un villain che gestisce un campo di prigionia segreto nel deserto. Eppure, nonostante il tono cangiante, l’insieme funziona. Gunn riesce a far convivere momenti teneri e satira feroce, anche se non sempre con perfetto equilibrio. Alcune sequenze risultano forzate, altre brillanti. Ma è un caos controllato, coerente con il messaggio del film: il mondo è confuso, anche gli eroi devono imparare a navigarlo.
Una domanda scomoda: vogliamo ancora credere in Superman?

La vera provocazione del film è questa: c’è ancora spazio per un eroe puro, ottimista, idealista in un mondo così disilluso? Un mondo dove il pubblico premia i supereroi tormentati, oscuri, “maturi”? Dopo Joker, The Batman e l’ossessione per l’anti-eroe, Superman sembra quasi fuori tempo massimo. Ma forse è proprio per questo che serve. Il film non nega la complessità, ma propone un’alternativa. Ci ricorda che “avere un grande cuore è il vero punk rock”, come dice Clark in una delle battute migliori del film. E in fondo, anche se questo Superman è ingenuo, a tratti troppo impulsivo o semplicemente “ottuso”, è il simbolo di un bisogno: quello di tornare a credere che il bene possa esistere, anche se imperfetto.
Superman non è un film perfetto. A volte è confuso, troppo pieno, troppo spinto. Ma è anche un film vivo, appassionato, personale. Un’opera che non ha paura di esporsi, di fallire, di sembrare “troppo buono” in un panorama saturo di cinismo. Come reboot funziona: lancia le basi di un universo nuovo, colorato, ironico, ma non privo di profondità. Come film a sé, è un divertente esperimento a metà tra cinecomic e favola morale.
Il volo vero, probabilmente, arriverà dopo. Ma per ora, siamo decollati. Ed è già qualcosa.
La recensione in breve
Il Superman di James Gunn è un reboot coraggioso e sincero, che umanizza l’eroe e lo colloca in un contesto politico e mediatico attuale. Non privo di difetti, ma ricco di cuore e idee, è un primo passo verso una DC meno cupa e più consapevole.
Pro
- Un Superman umanizzato, goffo e idealista, finalmente diverso dagli stereotipi del genere.
- Regia energica e personale di James Gunn, con momenti di grande inventiva visiva.
- Dialoghi brillanti e un tono fresco che alterna leggerezza e riflessione politica.
- Cast azzeccato, in particolare Rachel Brosnahan e Nicholas Hoult.
- Temi attuali: disinformazione, reputazione pubblica, manipolazione mediatica.
- Colonna sonora originale che evita le solite scelte ruffiane.
Contro
- Sovrabbondanza di personaggi secondari che tolgono spazio alla storia principale.
- Narrazione a tratti disordinata e con salti di tono troppo bruschi.
- Alcune sottotrame restano abbozzate o inutilizzate.
- La leggerezza del tono potrebbe non piacere ai fan della DC più dark e seriosa.
- Il protagonista, pur credibile, a volte risulta troppo passivo o confuso.
- Voto CinemaSerieTV.it
