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Home » Film » Recensioni film » The Electric State, la recensione: un blockbuster tutt’altro che elettrico

The Electric State, la recensione: un blockbuster tutt’altro che elettrico

La nostra recensione di The Electric State, nuovo film dei fratelli Russo con Millie Bobby Brown e Chris Pratti: blockbuster visivamente spettacolare, ma privo di una vera anima.
Agnese AlbertiniDi Agnese Albertini15 Marzo 2025Aggiornato:15 Marzo 2025
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Poster di The Electric State
Poster di The Electric State - Fonte: Netflix
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La serie: The Electric State, 2025. Regia: Fratelli Russo. Cast: Millie Bobby Brown, Chris Pratt, Ke Huy Quan, Jason Alexander, Woody Harrelson, Anthony Mackie, Brian Cox, Jenny Slate, Giancarlo Esposito, Stanley Tucci. Genere: Sci-fi, avventura. Durata: 128 minuti. Dove l’abbiamo visto: su Netflix.

Trama: Una teenager si rende conto che uno strano, ma dolce, robot arrivato da lei è stato in realtà inviato dal fratello scomparso. La giovane e il robot intraprendono una missione per andare alla ricerca del fratello in un mondo in cui gli umani vivono in mezzo ai robot, scoprendo una grande cospirazione.

A chi è consigliato? A chi ama i blockbuster visivamente spettacolari e ricchi di azione, le atmosfere retrofuturistiche e le storie ambientate in mondi alternativi.


Netflix torna a investire nella fantascienza con The Electric State, la nuova megaproduzione dei fratelli Russo che adatta l’omonima graphic novel di Simon Stålenhag. Con un cast guidato da Millie Bobby Brown e Chris Pratt, il film tenta di ricreare l’atmosfera evocativa dell’opera originale, ma si trasforma in un’esibizione visiva che sacrifica la profondità della storia a favore di un intrattenimento patinato.

L’omaggio al cinema anni ’80 di Steven Spielberg e della sua Amblin è evidente, così come le influenze di Star Wars, Blade Runner e Guardiani della Galassia. Il problema è che il film non riesce mai a trovare una propria identità: le citazioni si accumulano senza che emerga un vero spirito narrativo. Il risultato è un collage ben ritmato, ma privo di quella carica emotiva e autoriale che ha reso immortali le opere a cui si ispira.

Una distopia anni ’90 tra robot e realtà virtuale

Una scena del film The Electric State
Una scena del film The Electric State – Fonte: Netflix

Il film ci porta in una versione alternativa degli anni ’90, in cui l’umanità ha vinto una guerra contro robot senzienti, confinandoli in un deserto abbandonato. Mentre la società si rifugia nella realtà virtuale, la protagonista Michelle (Millie Bobby Brown) parte alla ricerca del fratello scomparso, la cui coscienza sembra essere stata trasferita in un robot dall’aspetto infantile.

Nel film, gli Audio-Animatronics della Disney hanno sviluppato coscienza propria, ribellandosi contro gli esseri umani e scatenando una guerra che sembrava destinata a concludersi con la vittoria dei robot. Tuttavia, l’invenzione dei Neurocasters da parte del miliardario Ethan Skate (Stanley Tucci), speciali caschi di realtà virtuale che permettono di controllare droni da remoto, ha cambiato le sorti del conflitto, portando alla sconfitta delle macchine e al loro esilio in un deserto abbandonato.

Michelle (Millie Bobby Brown) ha perso la famiglia nella guerra ed è stata affidata a un tutore apatico (Jason Alexander), completamente assorbito dalla realtà virtuale. La sua vita cambia quando un robot con il volto del cartone animato Kid Cosmo, il personaggio preferito di suo fratello Christopher, si presenta alla sua porta con un messaggio: il ragazzo è ancora vivo e lei deve trovarlo. Ha così inizio il viaggio della protagonista, che si spinge fino alla zona in cui i robot esiliati sono stati confinati, una sorta di Guantánamo robotico nel cuore degli Stati Uniti.

Durante la sua missione, Michelle incontra Keats (Chris Pratt), un contrabbandiere dallo stile da rockstar anni ’70, e il suo robot Herman (doppiato da Anthony Mackie). Insieme a Kid Cosmo, il gruppo si mette sulle tracce di Christopher, affrontando droni da combattimento guidati da un misterioso antagonista (Giancarlo Esposito) e sfuggendo al controllo di Ethan Skate. Nel viaggio incontrano anche una serie di androidi con le voci di attori del calibro di Woody Harrelson, Brian Cox, Colman Domingo, Hank Azaria e Jenny Slate, che aggiungono un tocco di eccentricità alla storia.

Una premessa interessante che non trova una vera identità

– Fonte: Netflix

La premessa di una società alienata dalla tecnologia e della crescente dipendenza dall’intelligenza artificiale avrebbe potuto offrire spunti di riflessione interessanti. Tuttavia, il film si concentra più sull’azione e sulle ambientazioni spettacolari che sulla costruzione di un mondo credibile. L’idea che gli Audio-Animatronics della Disney abbiano acquisito coscienza, scatenando il conflitto che ha devastato il mondo, è senza dubbio affascinante. Il film suggerisce un parallelo tra l’industria dell’intrattenimento e la tecnologia, collegando la nascita degli animatronics negli anni ’50 con l’espansione dello streaming. Tuttavia, questo spunto rimane in superficie, utilizzato più come espediente narrativo che come reale riflessione sull’impatto della tecnologia sulla società.

Anche il rapporto tra Michelle e il fratello robot, che dovrebbe rappresentare il cuore emotivo della storia, viene oscurato da scene d’azione generiche e da una narrazione che procede per spiegazioni piuttosto che per immagini. L’approccio episodico, simile a quello di un videogioco, rende la storia prevedibile, priva di quell’introspezione che avrebbe reso il viaggio della protagonista più coinvolgente.

Un cast stellare, ma personaggi poco sviluppati

– Fonte: Netflix

Chris Pratt ripropone il ruolo dell’avventuriero ironico senza particolari variazioni, mentre Millie Bobby Brown si impegna a dare spessore a un personaggio scritto in modo troppo lineare. Nonostante il film tenti di sviluppare un arco di crescita per Michelle, la sua evoluzione appare superficiale e priva di veri momenti di svolta. Il cast di supporto, che include nomi come Woody Harrelson, Brian Cox e Giancarlo Esposito, avrebbe potuto aggiungere spessore alla storia, ma i loro personaggi si riducono a semplici strumenti narrativi. Anche il gruppo di androidi eccentrici, che avrebbe potuto essere una componente interessante, finisce per essere poco più di un espediente comico.

Se da un lato The Electric State mescola fantascienza, road movie e suggestioni western, dall’altro questa fusione non sempre funziona. I primi due atti sono più contenuti e incentrati sul viaggio, mentre la parte finale si trasforma in una lunga sequenza d’azione caotica, con battaglie tra droni e robot che finiscono per schiacciare gli elementi narrativi. Il risultato è un climax sovraccarico, che rischia di distogliere l’attenzione dalla dimensione più intima del racconto.

Un blockbuster che non lascia il segno

– Fonte: Netflix

Nonostante la premessa interessante, il film non sviluppa mai una vera riflessione sul rapporto tra umanità e tecnologia. La dinamica tra Michelle e i robot suggerisce una metafora sull’immigrazione e sulla discriminazione sociale, ma questi spunti rimangono abbozzati. La narrazione procede in modo meccanico, con una struttura episodica che ricorda più un videogioco che un film, portando i protagonisti da una sfida all’altra senza mai approfondire davvero le tematiche introdotte.

In definitiva, The Electric State è un film di grande budget che rimane in superficie rispetto alla sua stessa premessa. Visivamente accattivante, ma privo di una vera profondità emotiva, si aggiunge alla lista di adattamenti che sacrificano l’anima dell’opera originale per un intrattenimento confezionato su misura per il grande pubblico. È una pellicola che può divertire chi cerca un’avventura leggera con robot e sequenze spettacolari, ma che rischia di deludere chi sperava in un racconto più incisivo e riflessivo sulla tecnologia e sull’umanità. Nel tentativo di piacere a tutti, finisce per non entusiasmare davvero nessuno.

La recensione in breve

5.0 Sbilanciato

The Electric State è un blockbuster visivamente spettacolare che però fatica a trovare una vera anima. Nonostante la premessa interessante e un universo narrativo con spunti intriganti, il film si limita a un collage di riferimenti senza una propria identità. La regia dei fratelli Russo privilegia l’azione e gli effetti speciali rispetto alla costruzione emotiva dei personaggi, rendendo l’esperienza coinvolgente sul piano estetico ma priva di reale impatto narrativo.

Pro
  1. Gli effetti speciali e il design dei robot sono impressionanti.
  2. l’ambientazione anni ’90 alternativa ha un certo fascino.
Contro
  1. Manca di una vera identità: troppe citazioni senza una visione originale.
  2. Personaggi poco sviluppati: il cast di talento non ha materiale sufficiente per emergere.
  • Voto CinemaSerieTv 5
  • Voto utenti (0 voti) 0
Agnese Albertini
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Nata nel 1999, Agnese Albertini è redattrice e critica cinematografica per i siti CinemaSerieTv.it, Cinefilos.it e BestMovie.it. Nel 2022 ha conseguito la laurea triennale in Lingue e Letterature straniere presso l'Università di Bologna e, parallelamente, ha iniziato il suo percorso nell'ambito del giornalismo web, dedicandosi sia alla stesura di articoli di vario tipo e news che alla creazione di contenuti per i social e ad interviste in lingua inglese.

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