Il film: The Shadow Strays, 2024. Regia: Timo Tjahjanto. Genere: Azione. Cast: Aurora Ribero, Hana Malasan, Taskya Namya, Agra Piliang, Andri Mashadi, Adinia Wirasti, Kin Wah Chew, Adipati Dolken. Durata: 144 minuti. Dove l’abbiamo visto: su Netflix, in lingua originale.
Trama: Abile nell’arte di uccidere, una giovane assassina sfida il suo mentore per salvare un ragazzo da una spietata organizzazione criminale.
A chi è consigliato: Agli amanti dell’azione che non si pone freno alcuno; del vigore con cui questo genere racconta gli aspetti più esplosivi dell’essere umano.
Una cosa è certa: chiunque guardi anche solo pochi minuti di un film di Timo Tjahjanto non può fare a meno di notare la sua straordinaria abilità nel girare scene d’azione. Crudi, violenti e intensi, i suoi combattimenti corpo a corpo, che siano con pistole o coltelli, hanno una brutalità rara, un’energia viscerale e una ferocia unica nel suo genere. Nemmeno la saga di John Wick riesce a eguagliare questo livello di violenza coreografata, dove i corpi vengono distrutti in una danza sanguinosa e implacabile, sebbene i personaggi, miracolosamente, continuino a stare in piedi molto più a lungo di quanto sia umanamente possibile.
Con The Shadow Strays, questo maestro del cinema d’azione indonesiano – che ci ha già regalato lo splendido La notte su di noi – rimane fedele alla sua formula, mescolando sequenze di combattimento mozzafiato con la sua nota dose di violenza estrema. Se immaginate una sorta di John Wick con donne indonesiane che brandiscono Uzi e spade da samurai, e aggiungete ancora più brutalità, siete abbastanza vicini a ciò che offre questo film.
L’ombra dietro di te

Il film si apre con una spettacolare scena d’azione nei primi 20 minuti: un leader della yakuza giapponese ignora l’avvertimento di una pericolosa organizzazione di assassini, noti come “Le Ombre”, che è sulle sue tracce. Uno dei membri di questo gruppo misterioso arriva e massacra quasi tutti i mafiosi giapponesi, ma un momento di distrazione, dovuto all’uccisione accidentale di una donna innocente, lo porta a essere ferito da colpi di pistola. Un’altra “Ombra” interviene per salvarlo e uccide il capo yakuza. Solo a questo punto si scopre che entrambi gli assassini sono donne.
Questa sequenza serve come introduzione a una trama che si complica ulteriormente. La protagonista, chiamata “13” (interpretata da Aurora Ribero), ha solo 17 anni e porta questo nome in quanto numero assegnatole dall’organizzazione di cui fa parte. La donna che la salva, Umbra (Hana Malasan), è il suo superiore e, dopo l’errore commesso da 13, la manda a Jakarta per riposare. Umbra le chiede solo di continuare a prendere delle pillole, che sopprimono i suoi sentimenti ed empatia, rendendola una macchina per uccidere più efficace.
13 cerca di seguire le regole, nonostante soffra di incubi e insonnia, finché la sua vita viene sconvolta quando assiste all’uccisione di una vicina da parte di gangster, lasciando il figlio undicenne solo. Quando il ragazzo viene rapito dalla stessa mafia, o almeno così sembra, 13 decide di intervenire, pur non avendo ricevuto l’incarico ufficiale. Da quel momento, si imbarca in una missione per scoprire dove si trova il ragazzo e, lungo il percorso, affronta un’organizzazione mafiosa in continua espansione, dove i boss rispondono ad altri boss, in un’infinita catena di potere criminale. 13 dovrà eliminare uno a uno tutti i nemici, passo dopo passo. Riuscirà nel suo intento?
La violenza come unica risposta possibile

In The Shadows Strays il regista punta su un’epica melodrammatica, mettendo la protagonista di fronte a una serie di sfide sempre più intricate. Come dicevamo, le scene d’azione di Tjahanto non sono per i deboli di cuore: esplosioni facciali, pezzi di corpo che volano, fiumi di sangue, fendenti e colpi ravvicinati rendono l’esperienza viscerale e travolgente; questo approccio un po’ nichilista della sceneggiatura, in cui il mondo è crudele e la bontà non è necessariamente ricompensata, conferisce una nota agrodolce all’azione. I cattivi rappresentano diverse sfere di corruzione del governo: l’intero sistema è marcio e l’unica risposta è la violenza. Tale marciume sembra fin troppo vicino alla realtà, soprattutto se si considera che ogni giorno vengono denunciate tante impunità nel mondo: a questa sensazione contribuisce anche il fatto che la violenza non abbia un’estetica artificiosa, bensì piuttosto realistica, che fa persino rabbrividire avvicinandosi quasi all’orrore.
Oltre alle coreografie action, alla fotografia e al montaggio, anche il lavoro sul trucco merita un applauso. La protagonista 13 subisce un processo di deterioramento con l’avanzare dei combattimenti: i lividi e le ferite si accumulano e il trucco sa esattamente come trasferirci il senso di questo progresso. The Shadow Strays s non ha paura di smorzare la sua protagonista; al contrario, inietta realismo nella crudeltà del suo mondo lasciandoci vedere le sue cicatrici o il suo occhio gonfio per i colpi: abbiamo la sensazione che da un momento all’altro non sia più in grado di incassare un altro pugno.
Un sequel in arrivo?

È interessante come Tjahjanto si diverta a dilatare a dismisura le sequenze, un aspetto ben rappresentato nella lotta del vero finale, dove i personaggi, dopo tanti colpi, subiscono deformazioni facciali tipiche dell’orrore. Quando uno di loro afferma che la violenza scatenata non avrà mai fine, si aggiunge un ulteriore richiamo a questo concetto. In linea con questo gioco verso l’estensione, The Shadow Strays presenta diversi finali: una risoluzione prolungata, il finale vero e proprio, e un epilogo che, oltre a collegarsi al tema della “fine senza fine”, apre la strada a un sequel che, siamo sicuri, vedremo molto presto.
La recensione in breve
The Shadow Strays è una sanguinosa epopea d'azione tanto avvincente quanto estenuante emotivamente, che soddisferà chi è in cerca di una visione adrenalinica.
Pro
- La maestria con cui Timo Tjahjanto filma l'azione
- Una protagonista che dà il tutto per tutto, distruggendosi sulla scena
- Il sottotesto molto realistico a cui ci sentiamo vicini
Contro
- La durata così estesa potrebbe allontanare gli spettatori
- Voto CinemaSerieTv
