Il film: The Ugly Stepsister (2025) Regia: Emilie Kristine Blichfeldt. Cast: Lea Myren, Ane Dahl Torp, Thea Sofie Loch Ness.Genere: Horror. Durata: 109 minuti. Dove l’abbiamo visto: al cinema
Trama: In un regno in cui la bellezza è un business, Elvira è costretta dalla madre a modificare il proprio aspetto per poter conquistare il principe Julian e salvare la famiglia dalla povertà. Invidiosa della bella sorellastra Agnes, capirà che il percorso per diventare bellissime è una vera e propria tortura…
A chi è consigliato? Consigliato a chi adora il body horror con del sano splatter ed è reduce dall’esperienza con The Substance, e a chi vuole rivivere la fiaba di Cenerentola da un altro punto di vista. Non è particolarmente consigliato a chi è debole di stomaco e a chi cena prima di vedere questo genere di pellicole.
In un’epoca che certo non brilla per originalità, il cinema continua a riscoprire storie che conosciamo fin troppo bene. Ma non si tratta solo di remake senz’anima: a volte, tornare a quelle fiabe che abbiamo ascoltato da bambini serve a guardarle da un’altra prospettiva, più cupa e disturbante.
The Ugly Stepsister si inserisce proprio in questo filone dell’horror contemporaneo che ribalta i punti di vista, come accade nei recenti Presence o In a Violent Nature. Qui la fiaba di Cenerentola diventa un incubo visivo e psicologico, un racconto sull’ossessione e sull’ambizione spinta fino alla deformità.
C’era una volta l’ossessione

C’era una volta Elvira, una ragazza ambiziosa che sognava di sposare il principe Julian. Purtroppo per lei, la bellezza non era una sua virtù, e nel regno l’unico modo per conquistare il cuore del principe era incarnare un ideale di perfezione estetica. Da qui ha inizio una discesa negli abissi della vanità: un percorso fatto di dolore, urla e sangue.
Il film di Emilie Kristine Blichfeldt può ricordare The Substance, ma compie un’operazione diversa. Se Coralie Fargeat raccontava la parabola di una star disposta a tutto pur di restare giovane e desiderabile, in The Ugly Stepsister l’ossessione diventa più fisica, viscerale, mostruosa. Il body horror è centrale: il corpo di Elvira si trasforma, si contorce, si deforma in nome di un’ambizione tanto meschina quanto distruttiva. Ma a quale prezzo?
Vittima di un sistema

Elvira vuole davvero diventare più bella? In realtà, prima di essere costretta al confronto con la sorellastra Agnes e spinta da una madre disperata a sedurre il principe per salvare la famiglia dal fallimento, non era quello il suo sogno.
Le due ragazze vengono messe l’una contro l’altra, giudicate per il loro aspetto da uomini che le osservano come fossero merce da esposizione. In questo mondo marcio e privo di empatia, Elvira perde lentamente la propria umanità, sacrificando ogni frammento di sé per compiacere un ideale di bellezza imposto da altri.
Sangue, vermi e parassiti

Emilie Kristine Blichfeldt non ha paura di mostrare l’orrore nella sua forma più cruda e disturbante. Il film non risparmia nulla allo spettatore e, nel finale, richiama uno degli epiloghi originali della fiaba di Cenerentola, ma lo esaspera fino all’estremo. L’ambizione di Elvira la divora dentro e fuori: il suo volto si deforma, il corpo viene cucito, tagliato, rimodellato come un esperimento andato male.
Quanto lontano si può arrivare pur di ottenere ciò che si desidera? L’invidia e la competizione diventano forze corrosive, e in un mondo dove la bellezza è moneta di scambio, Elvira si trasforma in un mostro di sacrificio. Arriva persino a ospitare un parassita intestinale pur di cambiare il proprio corpo. E poi, naturalmente, c’è la questione della scarpetta…
La fiaba su un mondo malato

Questa non è la Cenerentola che conosciamo. Eppure, qualche traccia di fiaba resiste, come un eco lontano di un sogno infantile ormai corrotto. Il desiderio di Elvira è semplice, quasi ingenuo, ma si trasforma presto in un incubo da cui non c’è risveglio. La fiaba torna alle sue origini più oscure: niente lieto fine, personaggi moralmente ambigui, dinamiche tossiche e crudeli.
Raccontare tutto dal punto di vista di Elvira è uno stratagemma con cui la regista parla al presente. E chi meglio di una donna può raccontare la pressione, la manipolazione e la violenza estetica di un mondo ossessionato dalla bellezza? The Ugly Stepsister è una fiaba nera senza morale, ma piena di verità scomode: quelle di una società che specula sul dolore e sulla fragilità di chi non riesce a conformarsi a standard impossibili.
La recensione in breve
Seppur non spiccando di originalità per via della sua storia nota a tutti, The Ugly Stepsister è un horror fiabesco davvero disturbante, con uno stile cupo, dove la violenza trasporta lo spettatore in un mondo in cui l'amore non ha più alcun significato di fronte al business della bellezza e della perfezione.
Pro
- L’elemento body horror amplifica in modo efficace la critica che il film intende esprimere.
- Il contrasto con la fiaba originale non lascia spazio al moralismo
- La violenza incontrata durante il percorso della protagonista che delinea l'assurdità della società in cui agisce
Contro
- La storia è a tratti prevedibile
- Le scene più violente potrebbero disturbare gli spettatori più sensibili
- Voto CinemaSerieTV