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Home » Film » Recensioni film » Toy Story 5: il gioco resiste anche nell’era degli schermi

Toy Story 5: il gioco resiste anche nell’era degli schermi

Recensione di Toy Story 5, il nuovo film Pixar che riporta Jessie, Woody e Buzz al centro di una storia sul gioco nell'era della tecnologia.
Sofia BiaginiDi Sofia Biagini18 Giugno 2026
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Una scena di Toy Story 5.
Una scena di Toy Story 5. Fonte: Pixar.
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Arrivare al quinto capitolo di una saga come Toy Story significa muoversi su un terreno rischiosissimo. Da una parte c’è l’affetto enorme per personaggi che accompagnano il pubblico da trent’anni, dall’altra la sensazione che ogni nuovo ritorno possa sembrare superfluo. Toy Story 5 riesce invece a trovare una ragione precisa per esistere, spostando il conflitto su un tema molto contemporaneo: che posto hanno ancora i giocattoli in un’infanzia sempre più occupata dagli schermi?

Il film non rinnega la nostalgia, ma non si limita nemmeno a sfruttarla. Parte da un cambiamento semplice (Bonnie è cresciuta e fatica a fare amicizia) e costruisce da lì una storia che parla di gioco, solitudine, tecnologia e paura di essere messi da parte. Non tutto funziona con la stessa intensità dei capitoli migliori, ma Pixar dimostra ancora una volta di saper trasformare un’idea familiare in qualcosa di emotivamente vicino.

Jessie diventa il cuore della storia

Una scena di Toy Story 5.
Una scena di Toy Story 5. Fonte: Pixar.

La scelta più interessante del film è mettere Jessie al centro del racconto. Dopo essere stata per anni uno dei personaggi più amati del gruppo, qui la cowgirl diventa la figura che porta sulle spalle il peso emotivo della vicenda. Il motivo è chiaro: Jessie conosce già la ferita dell’abbandono. Sa cosa significa essere amata da una bambina e poi ritrovarsi improvvisamente inutile, dimenticata, superata. Per questo reagisce con tanta forza quando Bonnie comincia ad allontanarsi dai suoi giocattoli e viene assorbita dal nuovo tablet Lilypad.

Il suo percorso è il più convincente del film, perché non riguarda soltanto il desiderio di tornare a essere scelta: riguarda soprattutto la difficoltà di accettare che i bambini cambino, crescano, si vergognino delle cose che prima amavano e finiscano per cercare altrove un senso di appartenenza.

La tecnologia non è il male assoluto

Una scena di Toy Story 5.
Una scena di Toy Story 5. Fonte: Pixar.

Toy Story 5 avrebbe potuto trasformare il tablet di Bonnie nel classico antagonista moderno, il simbolo freddo e pericoloso di un’infanzia perduta. Fortunatamente il film sceglie una strada più sfumata. Lilypad è invadente, seducente e costruito per attirare l’attenzione, ma non viene raccontato semplicemente come il male assoluto. Il problema non è la tecnologia in sé, quanto il modo in cui modifica il rapporto dei bambini con il gioco e con gli altri.

Bonnie trova attraverso lo schermo una scorciatoia per sentirsi meno sola, ma quella connessione immediata non sostituisce davvero il contatto, l’immaginazione e la libertà del gioco condiviso. È qui che il film trova il suo tema più forte. I giocattoli non sono solo oggetti da usare, ma strumenti attraverso cui i bambini inventano mondi, costruiscono relazioni e imparano a stare con gli altri senza dover sempre dimostrare qualcosa.

Woody e Buzz restano presenti, ma in modo diverso

Una scena di Toy Story 5.
Una scena di Toy Story 5. Fonte: Pixar.

Woody e Buzz non sono più il centro assoluto della saga, e Toy Story 5 lo sa. Il film li usa come presenze familiari, ancora importanti, ma lascia che sia Jessie a guidare davvero la storia. Woody torna quando serve, con quella malinconia da vecchio compagno di viaggio che ormai ha accettato di non essere più indispensabile come un tempo. Buzz, invece, vive una sottotrama più leggera, legata anche al suo rapporto con Jessie, che regala alcuni momenti divertenti ma non sempre necessari.

Il rischio di sovraffollamento c’è, perché la saga porta con sé ormai moltissimi personaggi e non tutti trovano spazio allo stesso modo. Alcuni restano sullo sfondo, altri servono soprattutto per battute rapide. È il limite più evidente di un film che cerca di tenere insieme il vecchio gruppo, i nuovi personaggi e il tema centrale senza perdere ritmo.

I nuovi personaggi funzionano… e fanno ridere!

Una scena di Toy Story 5.
Una scena di Toy Story 5. Fonte: Pixar.

Tra le novità più riuscite ci sono i vecchi dispositivi elettronici ormai superati, una via di mezzo tra giocattoli e tecnologia. Sono personaggi che permettono al film di evitare una contrapposizione troppo semplice tra analogico e digitale. Il più divertente è Smarty Pants, dispositivo per l’educazione al vasino doppiato in originale da Conan O’Brien, che porta nel film una comicità molto fisica e assurda.

Accanto a lui ci sono altri oggetti tecnologici ormai fuori moda, utili a ricordare che anche la tecnologia, prima o poi, invecchia e viene rimpiazzata. È una delle intuizioni più intelligenti del film: non esiste solo il giocattolo abbandonato, esiste anche il dispositivo dimenticato. Tutto ciò che viene creato per essere desiderato rischia prima o poi di diventare vecchio, inutile, fuori posto.

Un capitolo emozionante, anche se non perfetto

Una scena di Toy Story 5.
Una scena di Toy Story 5. Fonte: Pixar.

Toy Story 5 non raggiunge forse la compattezza emotiva di Toy Story 3 né la forza rivoluzionaria del primo film. Alcune sottotrame appaiono meno incisive, e in certi momenti la storia sembra voler accontentare troppi fronti contemporaneamente. Eppure il film funziona, perché trova una domanda vera da cui partire. Non si limita a chiedersi se i giocattoli possano ancora essere amati, ma se i bambini abbiano ancora abbastanza spazio per giocare senza essere continuamente spinti dentro un mondo più veloce, più competitivo e meno libero.

Quando il film resta su questa idea, colpisce nel segno. Non solo i bambini, ma anche gli adulti, soprattutto quelli che riconoscono nella paura dei giocattoli qualcosa di molto simile alla paura dei genitori: vedere crescere qualcuno che ami e capire che, prima o poi, non avrà più bisogno di te nello stesso modo.

Cosa ne pensiamo in sintesi

8.0 Tenero

Toy Story 5 è un sequel più necessario di quanto potesse sembrare. Pixar torna nel suo universo più amato senza limitarsi al ricordo, ma usando i personaggi per parlare di un cambiamento reale nell'infanzia contemporanea. Non tutto è perfetto e qualche passaggio risulta meno centrato, ma il film è divertente, tenero e sorprendentemente attuale. Jessie trova finalmente il posto che meritava al centro della storia, mentre la saga continua a interrogarsi su cosa significhi essere amati, lasciati andare e, forse, ritrovati.

Pro
  1. Jessie al centro del racconto funziona molto bene
  2. Il tema del gioco nell'era degli schermi è attuale e riuscito
  3. Momenti comici ancora molto efficaci
  4. Riesce a parlare anche agli adulti senza perdere leggerezza
Contro
  1. Non sempre raggiunge la forza emotiva dei capitoli migliori
  2. Il film è a tratti un po' affollato
  • Voto CinemaSerieTV 8.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
Sofia Biagini
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Bolognese classe 1988, Sofia Biagini è redattrice e Social Media Manager nonché responsabile editoriale del sito IlMeglioDiTutto.it. Con quasi 8 anni di esperienza nel campo della redazione di articoli in ottica SEO e nella gestione dei principali Social Media per conto di agenzie di comunicazione, startup e testate online, dal 2019 il suo interesse si è rivolto verso la settima arte: ha collaborato per 3 anni con Movieplayer.it e, in seguito, è entrata a far parte del network che comprende anche CinemaSerieTV.it. Sofia Biagini è anche illustratrice e fondatrice del progetto Disegni Cinici e, nel 2022, ha pubblicato un libro edito DeAgostini dal titolo “Se son rose appassiranno”.

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