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Home » Film » Recensioni film » Uno di noi, la recensione: una (fiacca) storia americana X

Uno di noi, la recensione: una (fiacca) storia americana X

La recensione di Uno di noi, il malinconico neo-western del regista Thomas Bezucha, con Kevin Costner e Diane Lane protagonisti.
Alba RossiDi Alba Rossi24 Settembre 2024
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Diane Lane e Kevin Costner in una scena di Uno di noi
Diane Lane e Kevin Costner in una scena di Uno di noi, fonte: Universal Pictures
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Il film: Uno di noi, 2020. Diretto da: Thomas Bezucha. Genere: thriller, western. Cast: Kevin Costner, Diane Lane, Leslie Manville, Will Brittain, Jeffrey Donovan. Durata: 114 minuti. Dove l’abbiamo visto: Su Netflix.

Trama: Dopo la morte del figlio, un’ex sceriffo e sua moglie lotteranno per sottrarre il nipotino a una pericolosa famiglia, guidata da una folle matriarca.

A chi è consigliato? Uno di noi è consigliato a chi ama i ritratti americani nostalgici e una narrazione semplice, lenta e poco contrastiva. E ai fan di Kevin Costner.


Adattamento dell’omonimo romanzo di Larry Watson, Uno di noi mette in scena una travagliata vicenda familiare, all’insegna di un sentimento di vendetta cieca, che porta i protagonisti ad agire nel più giusto, quanto folle, dei modi. Dopo la morte del figlio, Margaret Blackladge non si rassegna al fatto che la nuora si sia risposata (con un giovane mascalzone, per di più). Ma quanto oltre può spingersi l’amore di una nonna per il nipotino maltrattato, dal poco di buono di cui sopra, prima di assomigliare al delirio di una matta? Il primo a domandarselo è proprio il marito di lei, un ex sceriffo in pensione che vorrebbe solo godersi la placida tranquillità del proprio ranch. Come vedremo nella nostra recensione, sullo sfondo di un’America stereotipata, si muovono due protagonisti che vorrebbero avere un impatto forte, nella narrazione, ma che vengono penalizzati da una caratterizzazione scialba e opaca.

Ritratto di una superdonna

Kevin Costner e Diane Lane in una scena di Uno di noi
Kevin Costner e Diane Lane in una scena di Uno di noi, fonte: Universal Pictures

Per quanto Kevin Costner abbia, di base, una presenza scenica molto forte, il motore dell’azione di Uno di noi è Diane Lane. O, meglio, Margaret Blackledge. Caparbia, forte, decisa, l’anziana protagonista è pronta ad andare incontro a morte certa, pur di salvaguardare quel nipotino che sente appartenerle. A una giusta causa, però, non corrispondono modalità adeguate. Più che apparire come la depositaria di saggezza e amore incondizionato, agisce in maniera esageratamente impulsiva, coinvolgendo il riottoso marito nella sua folle missione solo per forza di cose.

Il suo tentativo di farsi giustizia da sola è al limite dell’inverosimile: lei, superdonna e supernonna contro tutti, armata solo di buone intenzioni (e di una pistola, non si sa mai). Lane fa del suo meglio per incarnare una matriarca di sani princìpi, ma il personaggio scritto per lei le rema contro, lasciando spesso spazio al ritratto una donna in preda a un delirio di cui il marito non può che essere il rassegnato spettatore.

Un ranchero “ingessato”

Kevin Costner in una scena di Uno di noi
Kevin Costner in una scena di Uno di noi, fonte: Universal Pictures

Chi conosce e ama Kevin Costner è abituato a vederlo nella parte del tenebroso, di poche parole e di molti fatti. Il film ripropone questo abusato stereotipo che lo caratterizza, svilendone, però, completamente la personalità. Se è vero che, alla fine della fiera, sarà George Blackledge a immolarsi per la giusta causa, va sottolineato come sia la causa stessa a non appartenergli. L’ex sceriffo è un uomo che vuole solo vivere in pace i giorni che gli restano.

Dopo aver relegato la morte del figlio in una triste parentesi, non è interessato a interferire con la nuova vita della nuora. Suo nipote ha rappresentato, per lui, una presenza di passaggio, una meteora che ha visto apparire con relativa indifferenza. La pace dell’uomo è intaccata unicamente dall’ostinazione della moglie a recuperare quello che lui ha già dato per perso. Accompagnandola nella tana dei lupi, non opponendo altro che un timido dissenso, conferma di essere una figura bidimensionale, che, per recuperare una dignità mai avuta, dovrà rimetterci la vita.

Il teatro dell’assurdo

Diane Lane e Lesley Manville in una scena di Uno di noi
Diane Lane e Lesley Manville in una scena di Uno di noi, fonte: Universal Pictures

Appurato che i tentativi di George Blackledge di ostacolare la moglie siano fallimentari, a riuscire nell’impresa si richiede necessaria l’azione di un’altra donna. Blanche Weboy, matriarca di una famiglia di canaglie della peggiore specie, è una persona totalmente folle. La sua indole, il suo atteggiamento, tutto di lei è negativo e sbagliato al punto da renderla un capro espiatorio. Avevate bisogno di un nemico? Eccolo, in tutta la sua (immotivata) cattiveria. La pellicola indugia in una snervante rabbia repressa, fino a esplodere in un tripudio di violenza, talmente assurda da risultare ridicola.

Le tinte neo-western di cui il film vorrebbe fregiarsi si riducono a un momento concitato, che si consuma nel perimetro di una stanza. La scena non fa altro che spostare l’attenzione dal desiderio di Margaret di riavere il nipotino, alla sete di vendetta verso la controparte femminile, l’unica degna di rivaleggiare contro il suo accanimento. Potere alle donne, certo, ma solo a certe donne, perché la madre del bambino, povera mentecatta senza personalità, viene lasciata in balìa di sé stessa, indegna della benché minima empatia.

La recensione in breve

4.5 Melenso

Uno di noi è un thriller piatto e banale, che prende a pretesto una triste storia familiare per delineare un ritratto stereotipato di buoni e cattivi. Kevin Costner e Diane Lane, seppur ottimi interpreti, non riescono a compensare la sceneggiatura superficiale e la caratterizzazione bidimensionale dei loro personaggi.

Pro
  1. La presenza scenica di due attori carismatici come Diane Lane e Kevin Costner
  2. La fotografia pulita ed essenziale
Contro
  1. La caratterizzazione macchiettistica dell'America e degli americani, con la polarizzazione tra buoni, sempre ineccepibili, e cattivi, sempre impenitenti
  2. La sceneggiatura povera, piena di espressioni stantie
  3. Il ritmo lento e farraginoso della narrazione
  4. La morale stereotipata
  • Voto CinemaSerieTv 4.5
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Alba Rossi

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