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Home » Film » Recensioni film » Un’ultima avventura: Stranger Things 5: dietro le quinte è l’addio consapevole a una serie che ha segnato un’epoca

Un’ultima avventura: Stranger Things 5: dietro le quinte è l’addio consapevole a una serie che ha segnato un’epoca

La recensione di Un'ultima avventura: Stranger Things 5: dietro le quinte, docufilm che racconta la chiusura di una delle serie più importanti degli ultimi anni.
Sofia BiaginiDi Sofia Biagini12 Gennaio 2026
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Una scena di Un'ultima avventura: Stranger Things 5: dietro le quinte.
Una scena di Un'ultima avventura: Stranger Things 5: dietro le quinte. Fonte: Netflix.
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Il film : Un’ultima avventura: Stranger Things 5: dietro le quinte, 2025. Diretto da: Denis Rovira van Boekholt. Cast: Andrés Velencoso, Alícia Falcó, Celia Freijeiro, Patricia Vico. Genere: Commedia romantica. Durata: 1 ora e 57 minuti. Dove l’abbiamo visto: su Netflix.

Trama: Il docufilm racconta la realizzazione della quinta e ultima stagione di Stranger Things, seguendo cast e troupe durante le fasi finali della produzione. Un racconto tra scelte creative, lavoro sul set ed emozioni legate alla chiusura di una serie durata dieci anni.

A chi è consigliato? È pensato soprattutto per i fan della serie, in particolare per chi ha seguito Stranger Things fin dall’inizio.
Interessante anche per chi vuole capire come funziona una grande produzione seriale contemporanea.


L’uscita di Un’ultima avventura: Stranger Things 5: dietro le quinte era attesa quasi quanto la stagione finale stessa. Non solo perché Stranger Things è diventata, negli anni, un fenomeno culturale globale, ma anche perché una parte del pubblico sperava ancora in un ultimo colpo di scena: il famigerato conformity gate, ovvero l’ipotesi mai confermata di un episodio 9 segreto, nascosto proprio dietro il lancio di questo docufilm. Netflix, invece, chiarisce subito le sue intenzioni: non un’estensione della storia, ma un congedo, lungo e consapevole, da un mondo narrativo che ha segnato un’epoca.

Il documentario arriva come un saluto collettivo che prova a restituire la complessità di un addio durato dieci anni. Al centro ci sono i fratelli Duffer, ma anche un cast cresciuto sotto gli occhi del pubblico, per il quale Stranger Things non è stata semplicemente una serie, bensì una parte consistente della propria vita. Non mancano però le assenze: David Harbour e Winona Ryder, figure chiave della saga, non compaiono nelle interviste. La spiegazione ufficiale è pragmatica – impegnati su altri progetti – ma la loro mancanza si avverte, soprattutto in un racconto che punta tutto sull’idea di chiusura condivisa.

Il lungo addio

Una scena di Un'ultima avventura: Stranger Things 5: dietro le quinte.
Una scena di Un’ultima avventura: Stranger Things 5: dietro le quinte. Fonte: Netflix.

Il docufilm, della durata di circa due ore, segue la lavorazione della quinta e ultima stagione partendo da un punto preciso: la scrittura del finale. I fratelli Duffer vengono mostrati mentre riflettono su come concludere una serie che  ha lasciato un segno profondo nella televisione contemporanea. Da lì il racconto torna indietro, seguendo la produzione lungo tutte le sue fasi: dalla writers’ room ai set monumentali, dalle prove degli attori alle complesse coreografie delle scene d’azione. La struttura è quella classica del making of, ma con un’attenzione particolare alle emozioni che accompagnano l’ultimo giorno di riprese, l’ultimo ciak, l’ultimo saluto a Hawkins.

I Duffer al centro del racconto

Una scena di Un'ultima avventura: Stranger Things 5: dietro le quinte.
Una scena di Un’ultima avventura: Stranger Things 5: dietro le quinte. Fonte: Netflix.

Il documentario non fa mistero di chi siano i veri protagonisti dietro la macchina da presa: Matt e Ross Duffer. La loro presenza è costante e dominante, sia nelle decisioni creative sia nel modo in cui il progetto viene raccontato. Li vediamo confrontarsi sulle scelte narrative, sulle pressioni legate alle aspettative del pubblico e sul timore, dichiarato, di “sbagliare il finale” come è successo ad altre serie iconiche prima di loro. È un ritratto che oscilla tra sincerità e controllo, lasciando emergere il peso emotivo di chi sa di chiudere qualcosa che non potrà più replicare, ma senza mai mettere davvero in discussione la loro visione autoriale.

Un set come comunità

Una scena di Un'ultima avventura: Stranger Things 5: dietro le quinte.
Una scena di Un’ultima avventura: Stranger Things 5: dietro le quinte. Fonte: Netflix.

Uno degli aspetti più riusciti del docufilm è sicuramente il modo in cui restituisce la dimensione collettiva della produzione. Tecnici, scenografi, stunt coordinator e costumisti mostrano il lavoro quotidiano che sta dietro a un universo visivo ormai familiare. Le sequenze dedicate alla costruzione dei set, alla progettazione delle scene d’azione e al coordinamento tra reparti rendono bene la scala del progetto, soprattutto in una stagione che ha richiesto mesi di lavoro continuo. È qui che Un’ultima avventura funziona meglio, perché sposta lo sguardo dal mito alla fatica concreta del fare televisione oggi.

Il lato emotivo (e i suoi limiti)

Una scena di Un'ultima avventura: Stranger Things 5: dietro le quinte.
Una scena di Un’ultima avventura: Stranger Things 5: dietro le quinte. Fonte: Netflix.

Il cuore emotivo del documentario è affidato soprattutto agli attori più giovani, molti dei quali parlano apertamente di come Stranger Things abbia occupato una parte enorme della loro crescita. Finn Wolfhard, Noah Schnapp, Sadie Sink e Millie Bobby Brown raccontano la serie come una seconda famiglia, più che come un lavoro. Alcuni momenti, come gli addii sul set o i discorsi di fine riprese, sono sinceramente toccanti. Tuttavia, il film tende a restare in superficie: le interviste sono spesso brevi e frammentate, e il racconto evita qualsiasi zona davvero problematica, preferendo un tono celebrativo che smussa i conflitti e le tensioni inevitabili di una produzione così lunga.

Un contenuto extra, più che un vero documentario

Una scena di Un'ultima avventura: Stranger Things 5: dietro le quinte.
Una scena di Un’ultima avventura: Stranger Things 5: dietro le quinte. Fonte: Netflix.

Alla fine, Un’ultima avventura: Stranger Things 5: dietro le quinte assomiglia più a un grande contenuto extra che a un documentario nel vero senso del termine. Non è un’indagine critica né un racconto scomodo, ma un addio ordinato, pensato solo per accompagnare i fan fuori da Hawkins. In questo senso è coerente con la filosofia della serie, che ha sempre cercato di mantenere un equilibrio tra oscurità e intrattenimento. Non soddisferà chi sperava in rivelazioni clamorose o in un ultimo segreto narrativo, ma resta un documento prezioso per capire come si chiude un progetto seriale diventato, nel tempo, molto più di una semplice prodotto televisivo.

La recensione in breve

7.0 Celebrativo

Un’ultima avventura funziona come un addio condiviso più che come un vero documentario d’indagine.
Il racconto è solido, ben montato e ricco di momenti emotivi, soprattutto quando dà spazio al lavoro quotidiano della troupe e alla crescita degli attori più giovani. La centralità dei fratelli Duffer è evidente e coerente con l’impostazione del progetto, anche se limita un po’ lo sguardo critico, mentre le assenze di David Harbour e Winona Ryder si notano, ma non compromettono l’equilibrio generale.

Pro
  1. Accesso diretto al set e al processo creativo
  2. Buon equilibrio tra tecnica ed emozione
  3. Ritmo solido nonostante la lunga durata
Contro
  1. Sguardo poco critico
  2. Interviste ad alcuni membri del cast troppo brevi
  • Voto CinemaSerieTV 7.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
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