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Home » Film » The Kill Team, la storia vera della “Squadra della Morte” che ha ispirato il film?

The Kill Team, la storia vera della “Squadra della Morte” che ha ispirato il film?

La storia vera che ha ispirato Kill List, il film con Alexander Skarsgård e Nat Wolff protagonisti, è quella degli omicidi di Maywand District.
Agnese AlbertiniDi Agnese Albertini12 Giugno 2023Aggiornato:7 Agosto 2024
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The Kill Team, una scena
Una scena di The Kill Team
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Il film The Kill Team, scritto e diretto dall’incredibile Dan Krauss, è basato sull’omonimo documentario premiato nel 2013, che descriveva in dettaglio la storia vera degli omicidi del Maywand District, ovvero l’uccisione di almeno tre civili afghani perpetrata da Andrew Holmes, Michael Wagnon, Jeremy Morlock e Adam Winfield un gruppo di soldati dell’esercito statunitense da gennaio a maggio 2010, durante la guerra in Afghanistan. Il film è interpretato da Alexander Skarsgård nel ruolo dell’ufficiale capo, Deeks, che manipola e spinge i suoi soldati, tra cui Andrew Briggman (Nat Wolff), a commettere crimini di guerra sotto la bandiera della giustizia.

Nell’estate del 2010, l’esercito USA ha accusato cinque membri del plotone di aver ucciso tre civili afghani nella provincia di Kandahar e di averne collezionato le parti del corpo come trofei. Inoltre, sette soldati sono stati accusati di reati come l’uso di hashish, l’impedimento di un’indagine e l’attacco a un informatore, il soldato di prima classe Justin Stone.

Il film è raccontato attraverso gli occhi di Briggman, la cui controparte nella vita reale è Adam Winfield, e mostra i modi insidiosi in cui la giustizia può facilmente deformarsi in una psicotica sete di sangue. Mentre Deeks porta la sua squadra a giustiziare dei civili innocenti, lancia infatti commenti frivoli come “È ora di divertirsi“.

una scena di The Kill Team
una scena di The Kill Team

Il vero colpevole, il sergente maggiore Calvin Gibbs, era esattamente la figura moralmente corrotta che viene dipinta nel film, se non peggio. In base alle scoperte e alle prove giudiziarie, si dice che non solo abbia istigato molti omicidi premeditati e falsificato le prove, ma che abbia conservato trofei macabri come dita, ossa e un dente. Sotto il suo comando, il suo plotone divenne sempre più sadico. Continuarono a commettere atti atroci con prove fotografiche e testimonianze di colleghi tormentati che sfidano la ragione – perché era così difficile credere che dei bravi soldati americani potessero diventare dei criminali.

Alla fine, il plotone è stato individuato e processato per le tre uccisioni di civili afghani avvenute nel distretto di Maywand, in Afghanistan, da cui l’episodio prende il nome. Il primo è stato quello del figlio di un contadino, Gul Mudin. Gli hanno sparato a distanza ravvicinata dopo che due soldati – lo specialista Jeremy Morlock e il soldato semplice Andrew Holmes – avevano lanciato una granata sostenendo che fosse stata lanciata dal ragazzo.

Il secondo è avvenuto un mese dopo, quando Gibbs e lo specialista Michael Wagnon hanno sparato a un civile rannicchiato sul ciglio della strada e hanno piazzato una pistola per giustificare l’uccisione. Ma questo non spiegherebbe perché hanno conservato una parte del suo cranio. Si ritiene che Marach Agha, la vittima, fosse sordo o mentalmente disabile. Per il terzo crimine, Gibbs, Morlock e Winfield hanno lanciato una granata e sparato a Mullah Adahdad, come risposta a un’aggressione fittizia.

Un anno dopo, i soldati vennero processati per i loro crimini e condannati. A Gibbs, in particolare, fu inflitto l’ergastolo con possibilità di libertà condizionata dopo 10 anni. Winfield sono stati dati invece tre anni per l’accusa di omicidio colposo e uso di sostanze illegali.

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