Ci sono horror che puntano tutto sull’effetto immediato e altri che, invece, lavorano lentamente, costruendo un disagio che cresce scena dopo scena fino a diventare impossibile da ignorare. Late Night with the Devil appartiene senza dubbio alla seconda categoria e riesce a farlo con un’idea tanto semplice quanto potente: raccontare una storia interamente attraverso la registrazione di una trasmissione televisiva degli anni Settanta, trasformando un format familiare in qualcosa di sempre più disturbante.
Fin dai primi minuti, il film mette in chiaro il proprio obiettivo, ma senza mai scoprirsi del tutto. Ci troviamo davanti a una puntata speciale di un late night show, apparentemente costruita per intrattenere e incuriosire il pubblico con temi legati all’occulto. Tuttavia, mentre lo spettacolo procede, qualcosa comincia a incrinarsi, e ciò che inizialmente sembra solo una trovata sensazionalistica prende una direzione sempre più inquietante, fino a sfuggire completamente al controllo.

Al centro della storia c’è Jack Delroy (David Dastmalchian), un conduttore in cerca di rilancio dopo un periodo complicato, disposto a spingersi oltre pur di riconquistare attenzione e ascolti. La scelta di dedicare una puntata al paranormale non è casuale, ma nasce proprio da questa esigenza, e prende forma in uno speciale di Halloween costruito per fare discutere: in studio arrivano un medium, uno scettico pronto a smascherare i trucchi e, soprattutto, una parapsicologa con la sua giovane paziente, Lilly, una ragazza sopravvissuta a un suicidio di massa legato a una setta satanica e ritenuta potenzialmente posseduta.
È proprio la presenza di Lilly a cambiare completamente tono alla puntata: quella che nasce come una semplice dimostrazione pensata per stupire il pubblico, infatti, si trasforma progressivamente in qualcosa di molto più reale e incontrollabile. Quando Jack decide di spingersi oltre e di insistere affinché la ragazza entri in contatto con ciò che la tormenta, lo show smette di essere spettacolo e diventa il racconto in diretta di qualcosa che nessuno è più in grado di gestire.

Uno degli aspetti più riusciti è proprio il modo in cui tutto viene raccontato. Il film non abbandona mai il linguaggio televisivo: segue i ritmi di una diretta, alterna momenti in studio e brevi incursioni dietro le quinte, gioca con le pause e con le reazioni del pubblico. Questo approccio rende ogni svolta ancora più efficace, perché lo spettatore ha la sensazione di assistere a qualcosa di autentico, come se stesse davvero guardando una registrazione recuperata per caso. In questo contesto, la tensione si costruisce in modo coerente e progressivo, senza mai forzare la mano: lavora sull’attesa e sull’ambiguità, lasciando spazio al dubbio e sfruttando proprio quella sottile linea tra spiegazione razionale e presenza del soprannaturale.
La performance di Dastmalchian è fondamentale per tenere insieme questo equilibrio. Il suo Jack Delroy non è mai caricaturale, ma anzi rimane credibile anche quando la situazione si fa estrema. È un personaggio che cerca di mantenere il controllo, di salvare lo spettacolo, di continuare a fare il suo lavoro, e proprio questa ostinazione rende ancora più inquietante il momento in cui tutto inizia a crollare.

Anche dal punto di vista visivo il film è estremamente coerente con la sua idea. L’estetica televisiva anni ’70 è ricostruita con grande attenzione, senza risultare mai artificiale, e contribuisce a rafforzare quella sensazione di realismo che è alla base dell’intera esperienza. Proprio per questo, Late Night with the Devil è una visione che colpisce soprattutto chi è in cerca di qualcosa di diverso. Parte come uno spettacolo per famiglie e si trasforma lentamente in un incubo sempre più difficile da razionalizzare, lasciando addosso una sensazione strana, quasi scomoda, come se si fosse assistito a qualcosa di troppo reale per essere solo finzione.
