Alberto Manzi è morto il 4 dicembre 1997 a Pitigliano, a causa di un tumore che gli era stato diagnosticato diversi mesi prima. Qualche settimana prima della sua scomparsa, a ottobre, aveva dato le dimissioni da sindaco di Pitigliano, piccolo comune nel grossetano nel quale viveva con la sua famiglia. Il maestro della storica trasmissione Non è mai troppo tardi aveva 73 anni ed era nel pieno delle sue attività.

Non si conoscono molti dettagli sulla malattia che portò Manzi alla morte e del resto il maestro che contribuì a contrastare il fenomeno dell’analfabetismo in Italia, negli anni ’60, era un uomo molto riservato. Come riporta un articolo de La Stampa condiviso dal Centro Alberto Manzi, sappiamo che morì in ospedale a Pitigliano, paese dove si era trasferito con la sua seconda moglie, Sonia Boni, e la figlia Giulia, che aveva 9 anni. Manzi aveva altri quattro figli, nati dal suo primo matrimonio con Ida Renzi, da cui aveva divorziato. A causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute, il 29 ottobre 1997 si era dimesso dall’incarico di sindaco di Pitigliano che ricopriva dal 1995.
In un’altro articolo d’archivio de La Nazione, si racconta che Manzi fu assistito fino all’ultimo dal cappellano Lucio Mattei, che in occasione del suo funerale, disse:
“Anche il letto di morte è stata la sua cattedra”
Il quotidiano riporta anche la straordinaria partecipazione della gente alle esequie, anche da ragazzini e scolari e da colleghi di Manzi arrivati da altre parti d’Italia. L’ultimo saluto di una bambina è uno dei più teneri:
“Alberto tu non vedevi l’ora di morire perché stavi molto male, scusa se prima a scuola ho pianto, ma non ce la facevo proprio più”
La figlia di Alberto, Giulia Manzi, ha tracciato un ritratto di suo padre nel libro Il tempo non basta mai, disponibile su Amazon, in cui si parla anche dell’ultimo periodo della sua vita.
