Un attacco frontale, senza mezzi termini. Ghali ha pubblicato un lungo e durissimo post su Instagram contro i colleghi rapper che hanno scelto il silenzio sulla questione palestinese. “Il rap è ufficialmente morto”, ha scritto l’artista italo-tunisino, scagliandosi contro chi non prende posizione sul conflitto a Gaza e accusando i politici italiani di essere “complici di un genocidio”.
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Il post arriva mentre le piazze italiane si riempivano per supportare la causa palestinese e la missione umanitaria della Global Sumud Flotilla, bloccata da Israele. Per Ghali, il silenzio di molti colleghi non è giustificabile e rappresenta la morte del genere musicale che storicamente si è sempre schierato contro le ingiustizie.
“Quella del ‘io non ho mai fatto politica sui miei profili social quindi perché dovrei farlo ora’ oppure “è una storia molto delicata e complicata che va avanti da millenni” sono tutte scuse. Chissenefrega se i vostri fan vogliono solo la musica, se sono famiglia come li chiamate dovete parlare anche di cose importanti. Il genocidio in Palestina ricadrà anche sulla vostra arte, sulla vostra penna, sulla vostra salute mentale e sulla vita delle future generazioni, quindi anche su quella dei vostri figli”
Nel suo intervento, Ghali ha identificato tre motivi principali che spingerebbero i rapper a rimanere in silenzio. Il primo: disinteresse o confusione sulla questione, con artisti che non avrebbero un’idea chiara su “chi siano i cattivi e i buoni” o che pensano sia una questione che appartiene solo a una specifica etnia.
Il secondo motivo è ancora più diretto: “Sostenete il genocidio e sì, sostenerlo vuol dire anche semplicemente non schierarsi. Qui c’entriamo tutti. Ma, come ogni volta, sarà troppo tardi quando lo capiremo”. Un’accusa pesante che equipara il silenzio alla complicità.
La terza motivazione tocca il tema economico: “Avete paura di perdere soldi, posizione e lavoro: quindi, da sempre, siete stati delle me…”. Ghali ha poi rincarato la dose: “Non avete parlato, e i brand non vi cercano. Non avete soldi, non avete stile, vi sco…e le tipe tra amici, cosa ci avete guadagnato col vostro silenzio?”.
Per l’artista, questa situazione segna la fine del rap come genere di denuncia sociale: “Il silenzio dei rapper ha ucciso il genere. Ne è rimasto solo lo stile, il suono, la forma. Qualsiasi artista che millanta di essere un rapper e usa un sacco di parole per riempire le strofe ma non dice un cazzo sulla Palestina non può definirsi tale”. E ancora:
“Se sei un rapper e non parli di Palestina puoi anche smetterla di avercela con gli sbirri”.
Non è la prima volta che Ghali prende posizione pubblicamente sulla questione palestinese. Sul palco del Festival di Sanremo 2024, dove aveva partecipato con il brano Casa Mia, aveva già invocato lo “stop al genocidio”. Durante il suo concerto del 20 settembre scorso a Milano, aveva ribadito la sua posizione con frasi come “Gaza è il simbolo di un popolo che il mondo sta lasciando morire” e “Stiamo soffocando la gioia dei bimbi palestinesi”, apparse sul ledwall principale del palco.
Nel post di ieri, Ghali ha anche riservato parole durissime per la classe politica italiana:
“La cosa che più mi preoccupa è la convinzione, la fermezza, la sicurezza con cui i nostri politici mentono al popolo. Chi ve lo fa fare di vivere una vita ai piani alti della società, a capo di un governo senza mai servire il Paese, assumendovi, a questo punto, la responsabilità di essere complici di un genocidio? In cambio di così tanta sofferenza? In cambio di bambini? In cambio di un nuovo olocausto? Ma sono certo che, prima o poi, il conto arriva”
Al contrario, l’artista ha elogiato chi scende in piazza:
“L’Italia è attiva, l’Italia è in piazza e la Flotilla passerà nella storia. Le persone che si sono imbarcate per far valere il diritto internazionale, per portare aiuti a Gaza, le persone che scendono in piazza e perdono giornate di lavoro, non sono da attaccare o ridicolizzare, sono da proteggere perché stanno compiendo l’azione più concreta finora e rappresentano la speranza”.
Il post di Ghali ha ricevuto commenti di sostegno da Selvaggia Lucarelli, Asia Argento e Samuele Bersani, tra gli altri.
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Ghali non è stato l’unico a esprimersi duramente. Poche ore prima, anche Clementino aveva pubblicato un post Instagram altrettanto duro contro i colleghi silenziosi: “Dedicato a tutti i rapper italiani, i cosiddetti ‘rapper delle classifiche’ che non hanno detto una sola parola sul genocidio a Gaza. Mettiteve scuorno. E voi sareste rapper? Lo sapete cosa vuol dire essere rapper? Vuie non sapit nu ca… Millantate la parola hip hop”
Il rapper napoletano ha continuato: “Potete avere tutti i platini del mondo, tutte le collane d’oro del mondo, andare alle vostre sfilate di moda da sfigati, ma non siete nulla. Non siete rapper, sit munnezz! Non vi esponete perché poi perdete qualcosa. Tranquilli, avete già perso qualcosa: la dignità”
A proposito di Ghaza, avete letto la poesia Definisci Bambino di Pietro Morello, sulla frase di Mizrahi a Cartabianca?
