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Home » Personaggi » Bambino fatto scendere dal bus nella neve: il post furioso di Amedeo Minghi dice quello che tutti pensano

Bambino fatto scendere dal bus nella neve: il post furioso di Amedeo Minghi dice quello che tutti pensano

Il cantautore Amedeo Minghi interviene con un post durissimo sul caso di Riccardo Zuccolotto, il bambino di 11 anni fatto scendere dall’autobus a Belluno e costretto a tornare a casa a piedi sotto la neve.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco31 Gennaio 2026
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Autobus nella neve
Autobus nella neve (depositphotos)
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Uno degli ultimi post del cantautore Amedeo Minghi sta facendo il giro dei social per il tono durissimo con cui il cantautore ha commentato la vicenda di Riccardo Zuccolotto, il bambino di 11 anni fatto scendere da un autobus a Belluno, con la neve, perché non aveva un titolo di viaggio ritenuto idoneo. Un episodio di cronaca che ha indignato l’opinione pubblica e che Minghi ha scelto di commentare senza filtri, puntando il dito contro l’autista e contro un sistema che, a suo dire, ha perso il senso dell’umanità davanti a un regolamento applicato senza alcun buon senso.

“Che dire dello (omissis) autista che lascia un bambino/ragazzino nella neve e nel freddo perché ha un biglietto sbagliato? Lo (omissis), aveva a disposizione varie soluzioni, a parte quelle elementari della semplice convivenza, per risolvere la questione.
Invece cosa fa lo (omissis)?
Lo caccia. Lo fa scendere dal bus e quello si fa, a soli 11 anni, 6 km sotto la neve per tornare dalla mamma che lo vede arrivare con 90 minuti di ritardo. Ovviamente terrorizzata!
Lo (omissis), invece, se ne va e forse pure contento e fiero di aver applicato il regolamento…
A proposito: ma perché uno studente di 11 anni deve pagare il biglietto per il bus??
Non bastano tutti i balzelli che paghiamo per garantire agli studenti la gratuità dei mezzi pubblici?
Oppure stiamo dalla parte degli (omissis)?”

Secondo quanto ricostruito da Open, Riccardo viaggiava su un autobus della tratta San Vito–Vodo con un biglietto ordinario da 2,50 euro, parte di un carnet da nove corse. Il ticket, però, non era quello maggiorato da 10 euro introdotto nel periodo delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Cortina, motivo per cui l’autista lo avrebbe fatto scendere dal mezzo. Da lì il bambino ha percorso sei chilometri a piedi sotto la neve per tornare a casa.

La madre di Riccardo, Sole Vatalaro, ha spiegato che il figlio ha scelto di percorrere la pista ciclabile per evitare di camminare sul bordo della Statale, ma il tracciato non era stato sgomberato dalla neve. Il bambino non aveva con sé il cellulare e non ha potuto avvisare nessuno. Quando è arrivato a casa, un’ora e mezza dopo, aveva le labbra viola, faticava a parlare ed era in ipotermia, con i jeans bagnati fino a metà coscia. “Non arretrerò di un centimetro nel chiedere giustizia”, ha dichiarato la madre.

Come riportato da Repubblica, l’autista, un uomo di 60 anni che lavora da due anni per La Linea Spa, è stato sospeso fino alla fine delle indagini. Il direttore dell’azienda, Tiziano Idra, ha definito l’accaduto “un fatto gravissimo”, spiegando che l’autista avrebbe riferito di non ricordare di aver fatto scendere un bambino quel giorno. “Non abbiamo mai dato indicazioni agli autisti di far scendere qualcuno dai bus, figuriamoci un bambino”, ha precisato Idra, aggiungendo che l’azienda sta analizzando le immagini di videosorveglianza e raccogliendo testimonianze per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti.

Il padre di Riccardo, Andrea ha condiviso due considerazioni sui social, “perché non capiti più a nessuno”:

“La prima riguarda l’autista responsabile, l’azienda dolomitibus e la provincia di Belluno quale azionista. Non entro nel merito di giudizi su umanità e intelligenza ma credo seriamente dovrebbero riflettere sul significato di servizio pubblico.
La seconda riguarda le Olimpiadi. Io ne sono stato sostenitore fin dalla candidatura sette anni fa ma non avrei immaginato mi sarei trovato di fronte ad una gestione nel territorio così approssimativa, poco professionale e arrogante. Si contesta ad un bambino di non avere il “biglietto giusto da 10 euro” introdotto pochi giorni prima quando questo ha in mano un carnet di biglietti che ha usato fino alla settimana scorsa e ancora oggi ugualmente acquistabile dall’app dell’azienda. C’è almeno una settimana di tempo prima dell’inizio dei giochi, mi auguro vengano presi dei provvedimenti e delle accortezze affinché non si arrivi all’evento in un irrimediabile clima di fastidio o addirittura ostile.”

Intanto, mentre le verifiche sono in corso, il post di Amedeo Minghi continua a rimbalzare sui social, veicolando l’indignazione collettiva per una storia che, al di là delle responsabilità individuali, ha aperto un dibattito acceso su regole, buon senso e tutela dei minori.

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