Bella Ramsey, interprete acclamata di The Last of Us e già nota al grande pubblico per il ruolo di Lyanna Mormont in Game of Thrones, è tornata al centro dell’attenzione non solo per la sua carriera, ma per il suo peculiare punto di vista su un tema sempre più discusso: la divisione per genere dei premi nel mondo dello spettacolo.
In un’intervista rilasciata al podcast di Louis Theroux, Ramsey ha espresso il proprio sostegno alla permanenza in auge delle categorie “miglior attore” e “miglior attrice”, nonostante la propria identità di genere non binaria.
Una delle proposte vagliate per rendere la situazione più coerente con le rinnovate istanze sociali, secondo Ramsey potrebbe essere però quella di categorizzare i premi in base al tipo di personaggio interpretato, come ad esempio “miglior interpretazione in un personaggio femminile”. Tuttavia, anche questa soluzione creerebbe complicazioni, specialmente per chi porta in scena ruoli non binari.
“Non esiste una categoria non binaria nei premi di cinema e tv, quindi dove altro potrei stare? Mi avrebbe fatto piacere vincere un Emmy, tutto qui. è importante che ci siano riconoscimenti specifici per le donne. È una discussione complessa, e non ho una risposta. Ho provato a rifletterci seriamente.
Si potrebbe pensare a una categoria in base al personaggio interpretato, ma cosa succederebbe con i personaggi non binari? E quando una persona non binaria interpreta un personaggio non binario? Dove si colloca?”
La giovane star, oggi 21enne, ha anche affermato di essere cresciuta sentendosi più vicina all’identità maschile che a quella femminile, ma di provare un certo rammarico nel non poter accedere pienamente al proprio lato femminile
Non mi sono mai sentito/a donna. Sto cercando di approfondire molto la questione in questo periodo. Ho studiato anche punti di vista “gender critical”, anche se alcuni di essi, di matrice femminista, negano l’esistenza delle persone transgender.
Non ho mai voluto usare la parola “non binario” i primi tempi, non volevo che sembrasse una moda.
Da bambina mi chiamavano “maschiaccio”, ma non era solo questo: mi sentivo molto più simile a un bambino che a una bambina, in tutto.
Crescendo, mi sono sempre percepito/a più nel lato maschile dello spettro. Adesso sento però di non avere accesso alla femminilità come vorrei. Mi dispiace, perché la trovo una sfera bellissima, ma per come vivo oggi – cercando di non essere percepito/a come donna – qualsiasi esplorazione del femminile sembra andare contro questa esigenza.

Nonostante l’identificazione come non binaria, Ramsey mantiene un approccio flessibile e aperto: “Chiamatemi come preferite”, afferma, riconoscendo che nella vita quotidiana è naturale che le persone usino i pronomi femminili con lei: l’attrice racconta anche come la sua apparenza mascolina l’abbia preservata da episodi di molestie, dai fan e sul lavoro
Durante le riprese di “The Last of Us” stagione 1, mi hanno chiesto come preferivo essere chiamato/a. Ho risposto: “Chiamatemi come mi vedete”. So che, per esempio, un tassista probabilmente mi chiamerà “lei”, e va bene. Non sono mai stata rigido/a sui pronomi, perché non mi interessa molto. So quanto siano importanti per altri, ma per me non lo sono in questo momento.
Penso che anche il modo in cui mi vesto e mi presento – più maschile – contribuisca. Non sono sessualizzata dai media, e ne sono grato/a. Non è stata una scelta consapevole, è solo che io sono così, ma la cosa mi ha protetto/a da molte attenzioni negative che ricevono altre persone nella mia posizione
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