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Home » Personaggi » Catena Fiorello, il racconto shock: “Ho rischiato di morire durante la finale di Sanremo”

Catena Fiorello, il racconto shock: “Ho rischiato di morire durante la finale di Sanremo”

Catena Fiorello racconta il dramma della sepsi che l'ha portata in sala operatoria durante la finale di Sanremo. La storia della sorella di Rosario Fiorello tra vita e morte.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco9 Dicembre 2025
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Catena Fiorello
Catena Fiorello (da Rai Cultura)
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Catena Fiorello ha rischiato di morire proprio mentre l’Italia intera era incollata alla televisione per la finale del Festival di Sanremo 2025. La scrittrice, sorella del celebre showman Rosario, ha raccontato per la prima volta della malattia che l’ha portata a un passo dalla morte, nello specifico una colecisti curata male, che l’ha portata ad una sepsi. Ha affrontato un intervento d’urgenza di cui i suoi familiari non sapevano nulla. Dopo l’operazione ha rinviato l’uscita del suo ultimo romanzo Vita e peccati di Maria Sentimento, pubblicato da Rizzoli.

In una recente intervista al Corriere, Catena ha spiegato che tutto è iniziato con delle coliche terribili. Catena si è rivolta a uno specialista di Roma che le ha diagnosticato la necessità di un intervento chirurgico, ma invece di procedere ha continuato a prescriverle una serie di esami che lei stessa definisce “inutili”. Le settimane si sono trasformate in mesi, mentre le condizioni peggioravano progressivamente. Ogni volta che Catena insisteva per l’operazione, riceveva la stessa risposta evasiva: “Sì, però…”

La situazione è precipitata quando la febbre ha raggiunto i 40 gradi e mezzo. Lo specialista, contattato telefonicamente, ha continuato a prescrivere antibiotici e altri farmaci senza visitarla. Ma la febbre non scendeva e la pressione è crollata a livelli allarmanti: 52 di minima e 70 di massima. Un amico medico ha lanciato l’allarme: era probabilmente in corso uno shock settico, una condizione potenzialmente letale.

A quel punto Catena ha preso una decisione che lei stessa definisce azzardata: da Roma, con un’infezione in corso che stava mettendo a rischio la sua vita, ha costretto il suo compagno, Paolo Spalluto, a portarla a Tricase, nel Leccese. Aveva letto dell’ospedale d’eccellenza locale e del dottor Massimo Viola, chirurgo catanese specializzato in robotica e malattie dell’addome. “Ho detto: se sto morendo, almeno voglio che mi curi un siciliano”, ha raccontato con una punta di ironia che non nasconde la gravità del momento.

Il viaggio verso il Salento è durato sette ore interminabili. Durante quelle ore, consapevole che poteva non farcela, Catena ha registrato un video messaggio per i familiari: “Cari Rosario, Beppe, Anna, cara mamma, qualunque cosa succeda, sappiate che non è stato Paolo che mi ha voluto portare a Lecce”. La preoccupazione non era solo per la propria vita, ma anche per il compagno: “Avevo pensato: se muoio, daranno la colpa a lui”.

Arrivata all’ospedale di Tricase, è stata operata d’urgenza dal dottor Viola. L’intervento, che in genere dura un’ora e mezza, si è prolungato per oltre quattro ore e mezza. Durante l’operazione sono emerse complicazioni inaspettate: una pancreatite e un nodulo incistato nel duodeno. Paolo, in sala d’attesa, temeva il peggio.

Quella notte andava in onda la finale del Festival di Sanremo. Non volendo allarmare la famiglia, Catena aveva chiesto al compagno di rispondere ai suoi messaggi fingendosi lei. Quando si è risvegliata dall’anestesia, Paolo le ha detto sorridendo: “Ho commentato con tua sorella tutti i look del festival”. Un dettaglio surreale che rende ancora più evidente il contrasto tra la leggerezza della televisione e il dramma che si stava consumando in quella sala operatoria.

L’esperienza della malattia ha portato Catena a riflettere sul significato della morte e della vita.

“Ho scoperto che quando ti senti morire, non hai paura di niente: stai così male che vuoi solo che il dolore finisca. Pensi: se devo morire, morirò, se devo campare, camperò”

Non è stata la prima volta che si è trovata faccia a faccia con la morte: in passato aveva già affrontato un tumore al seno, ora guarito.

Questa nuova esperienza, però, non l’ha cambiata profondamente: “So che la morte ci cammina sempre vicino. Cosa che esalta la bellezza della vita”. Ha scoperto anche un’altra verità: “Quando pensi di morire, non desideri niente per cui servono soldi: vuoi fare una passeggiata, abbracciare la mamma, il cane”. Sono i gesti semplici a contare davvero nei momenti in cui tutto può finire.

Dopo l’intervento è seguita una lunga convalescenza: un mese di ricovero ospedaliero e poi altri mesi per recuperare le forze. Solo allora ha potuto finalmente pubblicare il suo romanzo, rimandato di mesi a causa dell’emergenza sanitaria.

Vita e peccati di Maria Sentimento è un libro a cui Catena ha lavorato per almeno otto anni, dedicando i primi due anni esclusivamente a ricerche storiche. Il romanzo è ambientato nella Taormina degli anni Cinquanta e Sessanta, quando la cittadina siciliana era frequentata da artisti internazionali come Greta Garbo, Pablo Picasso, Ava Gardner, Truman Capote e Tennessee Williams.

La protagonista Maria rispecchia in molti aspetti la figura di nonna Catena, da cui la scrittrice ha preso il nome. La nonna era vedova con tre figli e lavorava come cuoca nelle ville dove si davano cene per personalità di fama mondiale. In quelle stesse case venivano chiamate le donne del paese per aiutare in cucina durante gli eventi più importanti.

A proposito di Catena, la scorsa estate la scrittrice ha condiviso la foto di un ragazzo che è diventata virale – tra critiche e messaggi di apprezzamento. Poi il ragazzo in questione le ha scritto.

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