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Home » Personaggi » Chi è Gioacchino Cappelli: il figlio di Lucia Sardo è un ex hikikomori, oggi attore

Chi è Gioacchino Cappelli: il figlio di Lucia Sardo è un ex hikikomori, oggi attore

Ecco chi è il figlio di Lucia Sardo e Marcello Cappelli, che partendo dalla sua esperienza personale, ha construito uno spettacolo teatrale.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco12 Gennaio 2025
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Gioacchino Cappelli in scena a teatro
Gioacchino Cappelli in scena a teatro
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Gioacchino Cappelli, nato nel 1991, è un attore, autore e insegnante di recitazione, figlio dell’attrice siracusana Lucia Sardo e dell’attore e regista teatrale Marcello Cappelli. Gioacchino ha iniziato a muovere i primi passi sul palcoscenico all’età di tre anni, recitando nella compagnia teatrale dei suoi genitori, e negli anni sia al cinema per registi come Roberta Torre ed Emanuele Crialese, sia in tv che a teatro. Di lui si è parlato soprattutto per essere stato un hikikomori, cioè un adolescente che al culmine di un forte disagio psicologico e sociale era arrivato a chiudersi nella sua stanza e a non uscire più. Questa fase della sua vita è stata raccontata da sua madre e da lui stesso in diverse interviste e ha ispirato lo spettacolo C’è nessuno.

Gioacchino Cappelli in scena
Gioacchino Cappelli in scena – fonte: Laboratorio Di Recitazione Lucia Sardo e Marcello Cappelli

Gioacchino è l’unico figlio di Marcello Cappelli e Lucia Sardo e sin da piccolissimo inizia a muoversi nell’ambiente del teatro, sia con spettacoli sul palcoscenico che performance di strada. A tre anni fa il suo debutto nella trasmissione cult di Rai 3 All’ultimo minuto,  che ricostruiva situazioni di emergenza realmente accadute. Nel suo curriculum figurano numerose esperienze interpretative su più fronti. Ha recitato in film come Nuovo Mondo di Emanuele Crialese, vincitore del Leone d’Argento a Venezia, e Il Dolce e l’Amaro di Andrea Porporati e I baci mai dati di Roberta Torre. In televisione, è apparso in fiction come L’onore e il rispetto 4 e Come un delfino con Raoul Bova. In teatro, ha partecipato a opere come La madre dei ragazzi, incentrata sulla figura di Felicia Impastato, e La nave delle spose, entrambi diretti da sua madre Lucia Sardo.

All’età di 17 anni vive un periodo di forte disagio psicologico che lo porterà all’autoreclusione. Allora non si parlava ancora diffusamente di questo fenomeno – di cui parliamo al link che segue, in un approfondimento sugli hikikomori. Quindi la sua famiglia – e sua madre in particolare – si trovò ad affrontare una situzione con molte incognite. Quell’esperienza oggi lo ha portato a concepire lo spettacolo C’è nessuno.

In un’interivsta al Corriere della Sera, sua madre ha raccontato

“Gioacchino fu bocciato due anni di seguito e come ogni madre che si trova in una situazione come la mia, ho usato tutte le armi a disposizione per riuscire a scuoterlo. Prima con la dolcezza, poi con le maniere forti. Ricordo che un giorno entrai nella sua stanza con una mazza da baseball e spaccai ogni cosa. Arrivai al punto di buttare dal balcone la sua play-station, senza ottenere nessun risultato. Ero nel panico più totale. Qualcuno mi suggerì di buttarlo fuori di casa. Ma il cuore di mamma sapeva che non era così. Solo dopo numerose ricerche on line ho avuto l’intuizione di cercare quei sintomi in lingua inglese, pensando fosse qualcosa che venisse da lontano, e finalmente sono riuscita a dare un nome a quel problema, che inevitabilmente era diventato il mio. Non uscivo più di casa neanche io. È stato un periodo difficile anche lavorativamente parlando. Dopo aver scoperto quello che stava accadendo a mio figlio, ho contattato una clinica in Valle d’Aosta che si occupa di questo fenomeno”

In un’intervista a Theatron, nel quale parla dello spettacolo C’è nessuno e in generale del problema degli hikikomori, Cappelli ha spiegato:

“Molti mi hanno chiesto come far uscire i ragazzi dalle loro stanze. Io ho risposto che l’unica cosa da fare è entrare nelle loro camere. Se questi ragazzi si chiudono dentro, il motivo è che non sono ascoltati. Tirarli fuori dal loro guscio di protezione non li aiuta. Bisogna entrare là dentro e capire. Bisogna allargare lo spazio partendo da loro, non partendo da noi. Il mondo sta diventando sempre più piccolo: dalla stanza allo schermo, al cellulare. A un certo punto ci si dimentica addirittura della camera come ambiente, è solo il computer che non si deve bloccare, bisogna fare le pulizie di memoria, deve essere efficiente, funzionante, abitabile.”

Cappelli ha poi sottolineato al Corriere altri aspetti della sua esperienza:

“Per venirne fuori serve consapevolezza. Per anni ho cercato on line qualcuno che mi capisse, che fosse come me. Cercavo di allontanarmi da una società che non mi apparteneva, che non mi dava sicurezza per il futuro. Crescendo e con l’aiuto dei miei genitori, ho capito che il tempo scorre e che dovevo ripartire, avevo già perso troppa giovinezza”

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