Padre Giannicola Maria Simone, 65 anni, ha raccontato al Corriere della Sera perché, durante i disordini dello scorso fine settimana nel centro di Milano, ha risposto con un dito medio alla provocazione di uno dei giovanissimi coinvolti negli scontri. Il video del sacerdote davanti alla chiesa di Sant’Alessandro di Zebedia è diventato virale sui social, raccogliendo milioni di visualizzazioni e commenti. Lui, però, non considera necessario scusarsi per quel gesto, che non ha accompagnato ad alcuna reazione violenta.
“È andata così: mentre questi giovani passavano, qualcuno mi ha fatto il dito medio. Sono ragazzi, quindi non mi sorprendo. Io gli ho risposto a mia volta con il dito medio, ma senza intenzioni né violente né con il rischio di scatenare ulteriore rabbia“, ha spiegato nell’intervista al Corriere.
Alla domanda se si sia pentito, il sacerdote ha risposto senza esitazioni:
“Ma no, non credo che si debba parlare di pentimento. Avessi dato un cazzotto allora sì, ma le mani non le ho mai alzate con nessuno neanche nei momenti più difficili. Io ho 65 anni e lavoro con i ragazzi da una vita e ogni tanto bisogna anche dirgli “Stai attento a quello che fai”. Di certo fuori dal contesto degli scontri non avrei mai fatto una cosa del genere”
La scena si è svolta davanti alla chiesa di Sant’Alessandro di Zebedia, a pochi passi da via Torino, mentre alcuni giovani si allontanavano dalla zona dei disordini. Simone, che si trovava all’interno dell’edificio, aveva visto la situazione precipitare e si era affrettato a chiudere la chiesa, dopo aver fatto entrare le persone che cercavano riparo dalla violenza. Tra loro c’erano turisti e passanti, rimasti all’interno fino a quando la situazione non è tornata tranquilla.
Il sacerdote ha anche confermato che il filmato è autentico, dopo che sui social erano circolate ipotesi sulla possibilità che fosse stato generato con l’intelligenza artificiale.
“Invece è reale, anche se adesso stanno facendo delle versioni false”
Nel corso dell’intervista, padre Giannicola ha raccontato di aver provato a parlare anche con alcuni ragazzi seduti sui gradini davanti alla chiesa. Voleva capire che cosa li avesse spinti a partecipare ai disordini, ma le risposte ricevute sono state poco circostanziate.
“Erano vestiti di nero, tutti italiani. Ho provato a fare due chiacchiere con loro, volevo capire cosa avessero per la testa ma le risposte sono state molto vaghe. Dicevano: “Non sappiamo perché siamo qui, sono venuti tutti e quindi sono venuto anche io”.
Il sacerdote non considera i protagonisti degli scontri rappresentativi della maggioranza degli adolescenti, ma vede nel loro comportamento il segnale di un problema più ampio. La sua lettura chiama in causa anche gli adulti e il modo in cui la società affronta il disagio giovanile.
“Sono una minoranza rispetto agli adolescenti, ma sono il sintomo di un disagio molto più diffuso. Se i giovani sono annoiati è perché noi li abbiamo rinchiusi tutti e gli abbiamo lasciato in mano solo uno smartphone, un qualcosa di finto”
Simone ha infine spiegato che, se le condizioni di sicurezza dovessero peggiorare nuovamente, non esiterebbe a chiudere la chiesa, come ha già fatto durante gli ultimi disordini.
Nei giorni successivi agli scontri, Simone ha affidato a Instagram una riflessione di più ampio respiro sul significato più profondo di quanto accaduto. Nel video, rilanciato da Tgcom24, il parroco della chiesa di Sant’Alessandro in Zebedia si interroga sulle ragioni delle violenze e su quale punizione sia giusto prevedere per i giovanissimi coinvolti.
«Mi faccio alcune domande», esordisce il sacerdote nel filmato pubblicato sui social. La prima riguarda proprio le conseguenze per chi ha partecipato ai disordini:
“La prima è: che pena far pagare a questi ragazzi?”
Simone si chiede quindi come sia stato possibile arrivare a un livello di violenza tanto elevato e quale responsabilità abbia avuto il mondo adulto nella crescita di questa generazione.
“Come è potuta scoppiare una violenza così inusitata, così impressionante? […] Che tipo di testimonianza o formazione abbiamo dato a questi giovani?”
Il sacerdote invita a non fermarsi alla condanna dei comportamenti, pur senza negare la necessità che chi ha sbagliato si assuma le proprie responsabilità. Nel suo ragionamento, infatti, la questione riguarda anche il contesto sociale nel quale crescono i ragazzi e i modelli che vengono loro proposti.
“Non importa che siamo italiani o stranieri, il problema è che qui siamo di fronte a dei ragazzi molto piccoli e che sono il futuro della nostra società. Che ci piaccia o no. […] La domanda è: che tipo di società proponiamo? Perché, se ci pensiamo bene, anche noi molte volte avalliamo tante forme di violenza, diretta o indiretta.”
Nato a Milano il 19 dicembre 1961, Giannicola Maria Simone è stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1991. La sua esperienza pastorale è legata anche al lavoro con i giovani: ha svolto mansioni di parroco presso la Beata Vergine Maria Madre della Divina Provvidenza, nella diocesi di Firenze.
