Paolo Grignani morto il 2 ottobre 2023 era il padre di Gianluca Grignani, e viveva da anni in Ungheria, dopo una carriera come rappresentante di articoli fotografici. L’uomo si era separato da sua moglie Elba nel 1990 e ha un altro figlio, nato da un’altra relazione. L’artista con suo padre aveva avuto un rapporto difficile e gli aveva dedicato anche la canzone Quando ti manca il fiato, con cui si è classificato dodicesimo al Festival di Sanremo 2023. Gianluca ha salutato suo padre su Instagram con una foto che li ritrae assieme, accompagnata dal delicato augurio: “E adesso ognuno giudichi se stesso”.
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Un rapporto, quello tra Grignani e il padre, costellato di incomprensioni e conflitti, e che non è mai potuto sbocciare adeguatamente. Paolo, infatti, era costantemente via da casa per lavoro, e ciò ha impedito, almeno nei primi anni, una conoscenza approfondita, come ricorda Gianluca in un’intervista: “Mio papà era spesso in giro per lavoro, stava pochissimo a Milano, e passai i primi anni della mia vita senza praticamente conoscerlo. Non lo vedevo mai. Poi all’improvviso decise di portarmi con sé in una trasferta a Torino, dove di fatto nacque il nostro rapporto. Mi portava in giro per la città, nei giardini, lungo i viali; ci incontrammo per la prima volta lì, in un certo senso“.
Proprio commentando il titolo della sua canzone Quando ti manca il fiato, peraltro, Gianluca ricorda un raro momento di complicità avuto col padre da bambino: “Parlo di qualcuno che dà una soluzione quando ci si rende conto che la vita ti fa mancare il fiato. A me è successo che ero piccolino, quando mio padre mi disse che bisogna morire”.
E proprio per cercare di ristabilire un contatto mai avvenuto fino in fondo, Gianluca, nel 2023, decide di portare a Sanremo una canzone dedicata al padre, scritta di getto dopo un’intensa telefonata avuta col genitore: “Risale a circa 10 anni fa.. avevo appena finito di elaborare, dopo molto tempo, la separazione dei miei; mio padre mi chiamò e mi disse: “Ma tu verrai al mio funerale?“.
“Ciao papà o addio papà
Questa canzone te la canto adesso
Perché tu sappia che io ti amo lo stesso
E per il resto ognuno giudichi se stesso
Questa è l’unica legge
Che conosco e rispetto
Ti ricordi quando ti dicevo
Che la vita chiede i conti al passato
Proprio quando ti manca il fiato…”
Una parte del significato di Quando ti manca il fiato dunque nasce da un lato per comunicare tutto il non detto, e dall’altro per esorcizzare la paura di assumere, a propria volta da genitore, comportamenti sbagliati nei confronti dei figli (Gianluca ne ha quattro): “C’era stata una separazione non gestita, ma non fra padre e madre quanto fra padre e figlio. Lui se ne è andato, quando io avevo 18 anni, in maniera poco consona: ha messo in mezzo me. Mi sono sentito solo; io ho sempre la paura di essere simile a una persona che ha fatto errori e che non so se dovrei accusare o scusare, non so se dovrei perdonarlo. Allo stesso tempo mi manca la sua immagine. Quando mi incontro con l’altro suo figlio sento di avere delle radici. La differenza è che io so dire ti voglio bene e so abbracciare, i miei genitori non lo facevano“.
Paolo Grignani morto il 2 ottobre 2023 era il padre di Gianluca Grignani, e viveva da anni in Ungheria, dopo una carriera come rappresentante di articoli fotografici. L’uomo si era separato da sua moglie Elba nel 1990 e ha un altro figlio, nato da un’altra relazione. L’artista con suo padre aveva avuto un rapporto difficile e gli aveva dedicato anche la canzone Quando ti manca il fiato, con cui si è classificato dodicesimo al Festival di Sanremo 2023. Gianluca ha salutato suo padre su Instagram con una foto che li ritrae assieme, accompagnata dal delicato augurio: “E adesso ognuno giudichi se stesso”.
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Un rapporto, quello tra Grignani e il padre, costellato di incomprensioni e conflitti, e che non è mai potuto sbocciare adeguatamente. Paolo, infatti, era costantemente via da casa per lavoro, e ciò ha impedito, almeno nei primi anni, una conoscenza approfondita, come ricorda Gianluca in un’intervista: “Mio papà era spesso in giro per lavoro, stava pochissimo a Milano, e passai i primi anni della mia vita senza praticamente conoscerlo. Non lo vedevo mai. Poi all’improvviso decise di portarmi con sé in una trasferta a Torino, dove di fatto nacque il nostro rapporto. Mi portava in giro per la città, nei giardini, lungo i viali; ci incontrammo per la prima volta lì, in un certo senso“.
Proprio commentando il titolo della sua canzone Quando ti manca il fiato, peraltro, Gianluca ricorda un raro momento di complicità avuto col padre da bambino: “Parlo di qualcuno che dà una soluzione quando ci si rende conto che la vita ti fa mancare il fiato. A me è successo che ero piccolino, quando mio padre mi disse che bisogna morire”.
E proprio per cercare di ristabilire un contatto mai avvenuto fino in fondo, Gianluca, nel 2023, decide di portare a Sanremo una canzone dedicata al padre, scritta di getto dopo un’intensa telefonata avuta col genitore: “Risale a circa 10 anni fa.. avevo appena finito di elaborare, dopo molto tempo, la separazione dei miei; mio padre mi chiamò e mi disse: “Ma tu verrai al mio funerale?“.
“Ciao papà o addio papà
Questa canzone te la canto adesso
Perché tu sappia che io ti amo lo stesso
E per il resto ognuno giudichi se stesso
Questa è l’unica legge
Che conosco e rispetto
Ti ricordi quando ti dicevo
Che la vita chiede i conti al passato
Proprio quando ti manca il fiato…”
Una parte del significato di Quando ti manca il fiato dunque nasce da un lato per comunicare tutto il non detto, e dall’altro per esorcizzare la paura di assumere, a propria volta da genitore, comportamenti sbagliati nei confronti dei figli (Gianluca ne ha quattro): “C’era stata una separazione non gestita, ma non fra padre e madre quanto fra padre e figlio. Lui se ne è andato, quando io avevo 18 anni, in maniera poco consona: ha messo in mezzo me. Mi sono sentito solo; io ho sempre la paura di essere simile a una persona che ha fatto errori e che non so se dovrei accusare o scusare, non so se dovrei perdonarlo. Allo stesso tempo mi manca la sua immagine. Quando mi incontro con l’altro suo figlio sento di avere delle radici. La differenza è che io so dire ti voglio bene e so abbracciare, i miei genitori non lo facevano“.
